Abbatteremo le vostre galere
Signor Procuratore generale Calamari, per tutelare dunque la sanità della stirpe, o della razza, avete catturato il Segretario nazionale del Partito radicale, Gianfranco Spadaccia. All’alba: non era il lattaio, eravate voi.
Dalle alture della sua città, dove riposa Ernesto Rossi accanto ai fratelli Rosselli, una voce calerà certamente stanotte per dare alla vostra preda, rinchiusa nelle Murate, il grazie che si deve dai padri al figlio che sa lottare, vivere ed essere buono come loro, e come loro ci chiesero. In Arno, in quelle ore, caleranno silenziose, come da vent’anni, nel liquame, a ogni momento, ammassi di feti squarciati, con il sangue copioso uscito dai ventri raschiati - le lacrime delle donne che non hanno potuto volere essere madri. (…)
Non la ritengo un vile, fino a prova del contrario. La Repubblica ha fatto di Lei uno dei suoi più prestigiosi magistrati; di noi, dei delinquenti, come di milioni e milioni di donne, di uomini semplici e poveri. Lei rappresenta la legge repubblicana dei potenti, noi la speranza socialista e libertaria, laica nonviolenta, di chi apprende ogni giorno che questa giustizia è violenta.
Da queste pagine, che furono quelle di Piero Calamandrei, oltre che di Mario Pannunzio e di Ernesto Rossi, per questa ideale compagnia e quella viva dei nuovi compagni, nel salutarla posso anche rassicurarla, signor Procuratore generale, che non siamo noi a dover aver vergogna.
Entrandoci, s’avvicina il giorno in cui torneremo ad abbattere le vostre galere.




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