Altri messaggi per Adele Faccio

10 marzo 2007

Intervento in Aula della Sen. Magda Negri il 13 febbraio 2007

In memoria dell’onorevole Adele Faccio

Signor Presidente, Adele Faccio ci ha lasciati a ottantasei anni. Il pensiero di chi l’ha conosciuta o di chi ha solo saputo della sua eccezionale biografia, alla quale in questi giorni hanno reso omaggio le forze politiche e lo stesso Presidente della Repubblica, corre a quegli anni, all’inizio degli anni Settanta quando lei, donna già matura, fu testimone del suo tempo e illustre e coraggiosa protagonista della battaglia per i diritti civili degli ultimi, dei carcerati e, in prima linea, delle donne, per il divorzio e per ottenere la legalizzazione dell’aborto, dell’interruzione volontaria della gravidanza.

Adele Faccio apparteneva ad un’illustre genealogia femminile. Nipote di Sibilla Aleramo, partigiana combattente nelle sue martoriate terre di confine contro il nazifascismo, studiosa e letterata.

Io la conobbi - lo ricordo, anche se allora ero giovanissima - nel movimento femminista di Torino. Appartenevamo a pensieri e culture diverse, quando lei a Torino, insieme ad Adelaide Aglietta, fondò il Movimento di liberazione della donna. A Firenze fondò il CISA, mentre nelle grandi città italiane, specialmente quelle del Nord, si affermava la lotta per i consultori autogestiti. Da quella fase di battaglie, da quelle lotte aspre ed anti-istituzionali che lei nobilitò con la sua intransigenza, sino alla disobbedienza civile estrema e all’arresto, noi ora ci sentiamo abbastanza lontani, perché venne un’altra stagione più istituzionale, quando le grandi correnti di massa e le grandi forze popolari riuscirono a portare a legalità, a legislazione, a produrre buone leggi sul divorzio, sull’aborto, difendendolo con il referendum del 1981.

Questa stagione istituzionale, più solida, più di massa, che ha dato al Paese leggi buone ed equilibrate, porta però nella sua genesi, nel suo farsi, nel suo atto di nascita, anche il ricordo di quelle lotte solitarie estreme che Adele Faccio, insieme ai suoi compagni radicali e a molte donne, combatté.

Ricordo agli ambientalisti che Adele fu anche fondatrice dei Verdi Arcobaleno e che nell’VIII legislatura si fece propugnatrice di molte leggi sui limiti dello sviluppo, sullo sviluppo sostenibile e sui nuovi problemi ambientali.

Voglio quindi associarmi all’invito che il quotidiano «Il Riformista» rivolge in questi giorni, sotto il bellissimo titolo “È morta una donna libera”, laddove si propone che non solo i suoi compagni radicali, ma tutti gli ambientalisti e tutto il mondo della politica si diano da fare in suo ricordo con qualcosa di concreto, che trasmetta la sua cultura e i suoi insegnamenti, soprattutto ai più giovani.


Maurizio Baruffi

Capogruppo dei Verdi a Palazzo Marino

Il consigliere Baruffi così interviene:

“Grazie, Presidente. Io intendo rubare all’Aula un solo minuto, però chiederei ai colleghi un secondo di attenzione, perché quello che volevo fare in questo minuto e quello di ricordare una persona che è scomparsa nella scorsa settimana. Si tratta di Adele Faccio…”.

Il Presidente Palmeri così interviene:

“Signori Consiglieri, io prego di ascoltare le parole del consigliere Baruffi, che non esplicitamente, ma implicitamente invitavano ad un momento di attenzione. Prego anche, per le stesse motivazioni, di fare la stessa cosa il Pubblico. Grazie”.

Il consigliere Baruffi così interviene:

“Grazie, Presidente. Dicevo che chiedevo all’Aula un momento di ricordo nei confronti di Adele Faccio, che è stata, come credo molti colleghi sappiano, una parlamentare della Repubblica, una donna molto impegnata nelle battaglie per i diritti civili, che è stata protagonista, nel corso degli anni ‘70, ‘80 in modo particolare, delle battaglie più avanzate del movimento femminista, del movimento, appunto, per i diritti civili in Italia, del movimento non violento del Partito Radicale. Adele Faccio ha contribuito, credo, allo sviluppo della storia civile del nostro Paese, sempre con un profilo molto attento e molto rispettoso nei confronti dei diritti delle persone. Si è fatta carico, sulla propria pelle, di una battaglia importante come quella per la legalizzazione dell’aborto, e credo che abbia dato a tutti un insegnamento di quello che dovrebbe essere la politica e cioè in primo luogo partecipazione, voglia di affermare l’importanza di alcuni diritti individuali, senza interessi, senza strumentalità.

Ha combattuto le sue battaglie e ad un certo punto ha scelto di ritirarsi rispetto alla partecipazione politica. È morta la scorsa settimana, la famiglia ne ha dato notizia a funerali avvenuti, le sue lotte sono state condotte in modo particolare nella nostra città; io l’ho conosciuta personalmente nella sode storica del Partito Radicale in corso di Porta Vigentina ed a lei, personalmente, devo molto di quello che riguarda rispetto alla mia voglia di iniziare a fare politica da ragazzo, da studente. Per questo penso sia giusto che l’Aula la ricordi. Grazie”.

Il Presidente Palmeri così interviene:

“Grazie, consigliere Baruffi”.

(L’Aula osserva un minuto di silenzio)


Adele. graffiante Adele, Adele “ce la faccio”.

Adele, sbrigativa, sorridente e trascinante: una ennesima notte in treno?

“.i miei vestiti sono così eleganti che ci posso benissimo dormire dentro”.

Adele, che si faceva prestare la bella giacca a vento di Fiora per qualche

viaggio nel freddo nord. Aspra, dolce, assolutamente mai indulgente.carica

di lavoro, di libri, di quaderni, di borse, di strani fardelli.

Laureata da poco tempo, sprofondata in una laboriosa ricerca di impiego

dentro una città chiusa e scontrosa, Genova la Superba, lontana io dalla

politica, soprattutto da quella imbalsamata dei tempi, la prima parlamentare

che ho conosciuto nella mia vita è stata Lei, proprio nei giorni caldi della

battaglia per la legalizzazione dell’aborto, quando alcuni dirigenti

rappresentativi del Partito Radicale si facevano volontariamente sorprendere

presenti nel corso dell’esecuzione di un aborto clandestino in qualche sede

del Partito e si facevano arrestare.

Abbiamo condiviso un pezzo di cammino, briosamente, poi ci si perde. e dopo tanti anni l’ho cercata. Avevano pensato a Lei per il ventennale del MIT: un

po’ di telefonate in giro nella ricerca di un recapito, poi l’avevo

semplicemente trovata sull’elenco del telefono, nome e cognome. Non si

ricordava di me, “Ho più di ottanta anni, capirai, la mente la lascio un po’

andare”. Da quasi tre anni non usciva da casa, avrebbe avuto piacere che

andassi a trovarla. non l’ho mai fatto, troppe cose, ho finito per rimandare

di settimana in settimana, di mese in mese, eppure volevo davvero vederla e

ora se ne è andata. Quel giorno al telefono abbiamo parlato a lungo, non era

d’accordo con il divenire del suo partito, era critica, amareggiata,

distante, ma non così tanto distante da non sentirsi sola, da liquidare in

breve, senza parole affettuose, qualcuno che non riconosceva, ma che l’aveva

frequentata allora.

E oggi, dopo l’attuale desolante dibattito parlamentare e mediatico sul

riconoscimento delle convivenze, fra le tante iniziative, vittorie fondanti,

che la distinguono ancora, vale la pena spendersi su un ricordo particolare:

quella sua vecchia eterodossa impresa, quando niente meno che nell’81,

ottenne per un attivista gay, Doriano Galli, il primo atto di convivenza

ufficiale “more uxorio” di un uomo con un altro uomo, in pretura, documento

che messo agli atti dalla parlamentare europea Vera Squarcialupi a Bruxelles

e in seguito considerato da Claudia Roth, avrebbe anche contribuito alla

Risoluzione di Strasburgo del ‘94, per il riconoscimento delle Unioni

Civili.

Quel primo atto ufficiale, che aveva fatto saltare sulla sedia l’addetto

alle certificazioni e che in seguito non ha forse avuto riconosciuta la sua

vera importanza, aveva dimostrato di avere concretezza e validità: per

esempio aveva consentito agli interessati di unificare gli stati di famiglia

e di gestire a “conduzione familiare” una trattoria. In seguito, in fasi

difficili della vita, la ratifica dell’atto di convivenza si era rivelata

utile per i colloqui in carcere, per la nomina del difensore e per la

concessione della detenzione domiciliare, oltre che per la scelta del comune

medico di famiglia, nonché successivamente per la partecipazione al bando

per le case popolari. Gli atti di convivenza di Doriano Galli, ratificati da

tribunali e magistratura, sono poi diventati nel tempo ben quattro e tutti

hanno avuto il matrinage di Adele Faccio. Dopo ben ventisei anni tutto ciò

appare quanto mai grandioso, inarrivabile, soprattutto se lo paragoniamo

all’avvilente, indecente dibattito politico attuale in tema di

riconoscimento delle convivenze.

Maria Gigliola Toniollo

Roma, 6 marzo 2007


Venezia 02/03/2007, lettera al Corriere del Veneto.

Egregio Direttore,

nell’articolo apparso oggi in cui si tratta la vicenda dei presunti terroristi veneti, e della neo costituita associazione di parenti e amici, si definiscono gli arrestati “militanti radicali”. So bene come sia diventata consuetudine per i mezzi d’informazioni definire con il termine radicale la sinistra comunista, non di meno vorrei evidenziare come questo uso sia scorretto e lesivo di una identità e una storia politica innegabilmente di grande rilievo.

Nel nostro paese il Partito Radicale è stato ed è quel soggetto politico che ha fatto della nonviolenza uno dei suoi caratteri distintivi, il partito in cui i suoi dirigenti e miltanti, a partire da Marco Pannella ed Emma Bonino, hanno sempre praticato forme di disobbedienza civile assumendondosene in pieno e con rigore le conseguenze, pretendendo sempre, in ossequio al doveroso rispetto delle regole, di essere processati per le violazioni delle leggi che si contestavano.

Il partito delle lotte civili e sociali in Italia e nel mondo, il partito che oggi è membro consultivo all’ONU, il partito di Adele Faccio, di Leonardo Sciascia, di Enzo Tortora, e di Adelaide Aglietta che negli anni bui del terrorismo rese possibile, mettendo a rischio la vita, la celebrazione del primo processo alle brigate rosse.

Egregio Direttore, chi le scrive è un miltante radicale che si augura lei non voglia partecipare, magari ponendoci rimedio, a questa opera di negazione e di messa in clandestinità della storia e della vita del Partito Radicale. Quel partito che proprio a causa della troppo spesso negata identità sta rischiando di chiudere.

Franco Fois

Componente comitato nazionale Radicali Italiani

Segretario Ass. VenetoRadicale


La grandezza del personaggio ebbi modo di comprendere in occasione di un Suo intervento al Congresso Radicale, a Roma nel lontano 1983.

Adele Faccio in quell’occasione sottolineava con argomentazioni altamente toccanti e coinvolgenti l’importanza della vita, di qualunque esistente sul pianeta, la Vita intesa come dono insostituibile e impareggiabile della Natura. Propugnava energicamente da quel pulpito,con particolare, sentita veeemenza il rispetto che si deve avere per Essa, si trattasse “.. della vita del bue, come di quella del millepiedi!”

Impossibile dimenticare i commoventi abbracci e baci di sincera ammirazione e affetto, che alla fine piovvero su di Lei, nel Suo percorso dalla tribuna a tutta la platea.

Capitò anche a me, fortunatissimo di incrociarla in quel frangente così emozionante e festoso, di poterla abbracciare e baciare. Mi ritrovai il volto bagnato, dal Suo, rimasto ancora pensoso e triste, completamente e orgogliosamente rigato di lacrime.

Aldo Martorano


Conosco Adele Faccio dagli anni del mio antimilitarismo a Bari ,dove fui

mandato per punizione nel 1979…

Ringrazio ancora Giancarlo Scheggi per avermi fatto il grandissimo regalo: i

Radicali di Bari e Adele Faccio.

L’ho sempre apprezzata moltissimo per il suo coraggio,le sue lotte…mi ha

aiutato a crescere,a credere ancora di più nelle idee…L’ho frequentata

assiduamente in questi anni di solitudine ed è stata lei a farmi pubblicare

le poesie che amava “VENT’ANNI UN PO’ DI RABBIA…” e “Icaro”

Dei pomeriggi romani passati con Adele consaervo tanti ricordi pieni di

emozioni,idee,sensazioni,politica.

Mi parlava molto della sua delusione per questo periodo legato al

berlusconismo…amava dire che avrebbe pensato lei ad eliminarlo con le

idee…

Nel 2003 ho approfittato di una bellissima giornata per farle una sorpresa

che le ha donato tanta fdelicità…l’ho portata a Manziana dalla sua vecchia

professoressa Laura Malinconico (98 anni)E’ stato un incontro stupendo

…una vera poesia,un intreccio di ricordi,idee,storia accompagnate dal vino

piemontese che lei amava.

Abituato al suo grande amore oggi sento iun grande vuoto;dedicherò a lei

il prossimo libro di poesie che insieme abbiamo letto tante volte.

Insieme abbiamo letto le sue raccolte di poesie,i suoi libri discutendo

delle “sue grandi idee”

In questi ultimi anni,prima della malattia,tante volte l’ho trovata sola con

i suoi libri…ho pensato alla sua noia…Adele invece amava dire “solo gli

stupidi si annoiano”.

Grazie Adele per tutto quello che ci hai lasciato.

Gaetano Vari