"Amore civile" - Nuove forme di convivenza e relazioni affettive

Pubblicato il 1 Maggio 2008

Altre pagine di questo documento:

  1. "Amore civile" - Nuove forme di convivenza e relazioni affettive
  2. Inchiesta sulla famiglia (e sulla più profonda rivoluzione antropologica dei nostri tempi)
La locandina di Amore civileLa locandina di Amore civile

Conferenza per una riforma globale del diritto di famiglia, per il riconoscimento delle nuove famiglie e la regolamentazione delle diverse forme di relazioni affettive. Una nuova prospettiva culturale incentrata sul concetto di "amore civile".

Amore civile significa mettere al centro non la forma, ma la qualità delle relazioni affettive. Amore civile è l'antidoto all'amore fatale come passione travolgente assoluta incapace di risconoscere l'autonomia dell'altro. Amore civile è convivenza basata sui criteri della democrazia, del rispetto e del dialogo. Amore civile è anche accoglienza delle diversità, riconoscere che oggi la famiglia è composta da tante "diverse normalità", e che in questo è rintracciabile la sua vitalità e ricchezza. Significa rivendicare che amore non è sinonimo di riproduzione, e che la civiltà dell'amore richiede sforzo, consapevolezza e anche aiuto, non il baratto di tutele in cambio di imposizioni di una morale di stato.

Al centro della conferenza sono temi come le unioni di fatto e omosessuali, il divorzio breve, la mediazione familiare, la parità tra figli nati fuori e dentro il matrimonio, le adozioni e l'affido, la violenza dentro le mura domestiche, le nuove forme di convivenza.

Con l'elaborazione di un progetto globale, che tenga conto dell'essere umano nella sua complessità, si spera di superare una perversa dinamica per la quale negli ultimi anni mentre le forze conservatrici, riproducendo vecchi schemi di conflitto tra "ragione e religione", si sono mobilitate compatte sotto le parole d'ordine del diritto naturale e della tradizione, le forze laiche, secondo un'illogica ottica "corporativa", hanno agito divise intervenendo di volta in volta solo per difendere le singole "categorie" (gli omosessuali, le donne, le coppie di fatto, le coppie sterili) colpite da istanze integraliste.

Il programma

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Sabato 10 maggio

9,30-19 – Convegno

Sala delle conferenze

Piazza Monte Citorio n.123/a

ore 21 - proiezione e dibattito sul film “Ti do i miei occhi

Salone dell’Associazione Luca Coscioni

Via di Torre Argentina 76, 3° piano

Domenica 11 maggio

9-14 - Assemblea aperta con relatori e partecipanti

Salone dell’Associazione Luca Coscioni

Via di Torre Argentina 76, 3° piano

Lunedì 12 maggio

ore 11 – Conferenza stampa di presentazione dei risultati della conferenza

Sala stampa della Camera dei deputati

via della Missione, 4

Il video-dossier “Amore civile”

I lavori della conferenza

Introduzione

Il 12 maggio del 1974 gli italiani approvavano con un referendum la legge sul divorzio, sugellando con il proprio voto il principio per cui la famiglia non rappresentava più l’imposizione di un ordine naturale, figlio della tradizione o del sacramento, ma una libera scelta d’amore. Creazione degli uomini e delle donne, poteva da loro essere conclusa.

Il voto del 12 maggio accellerò anche in Italia quella rivoluzione culturale che attraversava tutta l’Europa e il mondo occidentale. Da allora sono aumentati costantemente i matrimoni civili, le convivenze di fatto eterosessuali e omosessuali, i figli nati fuori dal matrimonio, le famiglie ricostituite a seguito del divorzio, le famiglie con un solo genitore, e insieme le adozioni, gli affidi, i figli nati grazie alla fecondazione assistita. Socialmente e culturalmente la famiglia non è più uno strumento funzionale alla riproduzione della specie, ma un luogo in cui si arricchisce, mettendola in comune con chi si ama, la propria intimità e la propria vita.

La famiglia tradizionale non rappresenta l’ordine naturale della società. L’uomo è per natura un essere di cultura e la famiglia ha accompagnato le sue trasformazioni adattandosi in un’infinità di modi. Il progresso della società è sempre stato guidato dall’affermazione di valori in grado di unire le persone oltre i ristretti legami di sangue. Nella tragedia greca le Erinni, dee della vendetta, si trasformano in benevole Eumenidi quando le nuove leggi della democrazia si sostituiscono all’ordine arcaico legato alle leggi di sangue della famiglia. Anche il cristianesimo ha proposto valori in contrasto con una visione morale confinata all’interno della famiglia. E’ stato Cristo a dire «sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me» (Mt 10, 34-37).

Tra le battaglie che, nella storia italiana recente, sono state vinte dalle forze del progresso, vi è quella per la riforma del diritto di famiglia, avvenuta nel 1975. Quella lotta, indissolubilmente legata all’introduzione del divorzio, consentì di affermare il principio di parità tra uomo e donna nel matrimonio e di allargare gli spazi di libertà, e conseguente possibile ricerca della felicità, a disposizione di ogni individuo.

Quella riforma è tuttavia rimasta a metà. L’opera del 1975 deve essere completata con completa parificazione dei diritti di uomini e donne e dei diritti dei figli nati nel matrimonio e dei figli nati fuori di esso. Il procedimento di divorzio deve essere modificato, sostituendo la burocraticità e l’etero-direttività, che ancora lo caratterizzano, con gli strumenti moderni della mediazione e dell’auto-determinazione. Il procedimento di separazione deve essere radicalmente trasformato, se non abolito. Gli spazi di libertà individuale devono essere ampliati, nel rispetto dei diritti del partner e, in modo particolare, dei figli.

Al di là del completamento della riforma del 1975, non si deve indugiare ulteriormente nel garantire quelli che appaiono veri e propri diritti negati, riconosciuti nella maggior parte degli altri Paesi del contesto occidentale, come il diritto di ciascuno di avere un compagno e di costituire con lui una famiglia, senza discriminazioni di sesso o di comportamenti sessuali, il diritto delle coppie che desiderano avere un figlio con l’aiuto della procreazione assistita di valersi di essa, senza limitazioni che non abbiano razionale giustificazione, il diritto dei single di adottare un bambino, senza che questa adozione sia svalutata o minimizzata dalla legge, il diritto delle coppie di fatto di vedersi riconosciuta dignità e tutela giuridica, il diritto di ciascun componente di una comunità familiare di non subire violenza e di realizzare pienamente la propria personalità.

Amore civile significa mettere al centro non la forma, ma la qualità delle relazioni affettive. Amore civile è l’antidoto all’amore fatale come passione travolgente assoluta incapace di risconoscere l’autonomia dell’altro. Amore civile è convivenza basata sui criteri della democrazia, del rispetto e del dialogo. Amore civile è anche accoglienza delle diversità, riconoscere che oggi la famiglia è composta da tante diverse normalità e che in questo è rintracciabile la sua vitalità e ricchezza. Significa rivendicare che amore non è sinonimo di riproduzione, e che la civiltà dell’amor richiede sforzo, consapevolezza e anche aiuto, non il baratto di tutele in cambio di imposizioni di una morale di stato.

L’Italia cattolica e del Family day è il paese caratterizzato da record europei per assenza di asili nido, iniqua distribuzione del lavoro domestico tra uomo e donna, bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro, numero di figli per donna, tempi e costi per l’adozione. E’ anche caratterizzata per un record di proibizioni.

Il 10, 11 e 12 maggio 2008 “Amore civile” si propone di tornare a unire studiosi della famiglia con i diretti interessati a una modifica della legislazione vigente.

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  2. Inchiesta sulla famiglia (e sulla più profonda rivoluzione antropologica dei nostri tempi)