Antonio Russo. Radicale giornalista inviato in Cecenia ucciso dal regime di Putin

Pubblicato il 13 Ottobre 2006 da Diego Galli
Antonio RussoAntonio Russo

Le circostanze della morte non sono mai state chiarite, ma numerosi inidizi conducono al governo di Vladimir Putin a Mosca: Antonio Russo aveva infatti cominciato a trasmettere in Italia notizie scottanti circa la guerra, e aveva parlato alla madre, solo due giorni prima della morte, di una videocassetta scioccante contenente torture e violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena. Secondo i suoi amici, Russo aveva raccolto prove dell'utilizzo di armi non convenzionali contro bambini ceceni.

Erano le 14 e 10 del 16 ottobre del 2000 quando dalla Farnesina giungeva la notizia del ritrovamento del corpo privo di vita di Antonio nelle vicinanze di Tiblisi, capitale della Georgia. La porta della sua abitazione è stata trovata aperta. Russo era in procinto di rientrare in Italia per portare nuove testimonianze e documenti sull’atrocità della guerra in Cecenia

E’ morto Antonio Russo

«Antonio era lì perché non era tipo da scrivania. Dopo due o tre mesi di vita cittadina, scalpitava per andare altrove. Era sempre di passaggio. In Ruanda e Burundi durante i massacri hutu e tutsi; in Algeria, quando uomini, donne e bambine venivano sgozzati; a Sarajevo, quando i cecchini freddavano i civili al mercato.

Mai un recapito telefonico d’albergo. Ha sempre scelto di mescolarsi. “Sono a casa di amici, mi ospitano finché possono”. A volte al buio, come accadde a Prishtina: in tutto il Kossovo non c’era più un solo giornalista occidentale. Si era nascosto in una casa privata: i serbi sapevano di lui, ma non riuscivano a trovarlo. Tra un rastrellamento e l’altro, riusci’ a scappare mescolandosi a una colonna di profughi kossovari, salto’ su un treno e arrivò in Macedonia. Ma per lui, quella non poteva restare soltanto un’esperienza professionale: non ha mai voluto vendere il materiale che aveva raccolto e consegnato al Tribunale ad hoc sulla ex-Jugoslavia, per documentare la pulizia etnica dei generali di Milosevic.

Antonio Russo non apparteneva all’ordine dei giornalisti: era un free-lance. Molto free. Il suo linguaggio scarno e crudo lo teneva lontano da ogni compiacimento: non c’era alchimia, non c’era narcisismo. Orgoglio sì, e tanto».

“Un freelance davvero free”. Il ricordo dei capo-redattori di Radio Radicale

L’autopsia rivela che l’inviato di Radio Radicale è stato ucciso da colpi inferti alla cassa toracica che hanno provocato lesioni interne letali. Radio Radicale ha raccolto la testimonianza dell’ambasciatore italiano in Georgia, Michelangelo Pipan.

Il collegamento con l’ambasciatore

Intervista a Beatrice Russo: «Antonio amava la verità e la giustizia»

Ad Antonio Russo verrà dedicato un premio giornalisto per il reportage di guerra e un film.

A differenza di quanto inizialmente ipotizzato il corpo di Antonio Russo non fu trovato nella strada che portava da Tbilisi verso la gola di Pankisi, bensì sulla strada che dalla capitale georgiana porta al confine con l’Armenia. L’elemento - emerso dal referto medico georgiano - è particolarmente significativo poichè su questa strada c’è la base russa di Vasiani.

La matrice russa, del resto, era emersa chiaramente anche da fatti e date politiche: nel suo ultimo intervento pubblico Antonio Russo aveva parlato del possibile uso dei proiettili all’uranio impoverito in Cecenia in una conferenza sull’impatto ambientale della guerra in Cecenia che la Federazione Russa aveva fortemente contrastato, arrivando ad accusare il presidente Georgiano Shevarnadze di collaborare con il terrorismo. In quella sede Antonio aveva anche fatto esplicitamente riferimento alla sua ulteriormente motivazione che l’aveva spinto in Georgia: raccogliere documenti e prove a difesa della incredibile ed infamante accusa che la Federazione Russa, aveva rivolto contro il Partito Radicale Transnazionale chiedendone l’espulsione dall’Onu: narcotraffico, pedofilia e terrorismo. Qualche giorno prima della sua morte Antonio aveva comunicato ad Olivier Dupuis, allora segretario del Partito, di essere in procinto di tornare in Italia per portare la documentazione raccolta a difesa del Pr e contro la Federazione Russa. Quei documenti trafugati dalla casa georgiana di Antonio, proprio nella notte del suo omicidio.

L’ultimo intervento pubblico (finora inedito) di Antonio Russo: Impatti della guerra sull’ambiente

4 ottobre 2006 - Giulio Savina, che ha partecipato alla missione Osce per l’addestramento dei soldati georgiani, parla del servizio mandato in onda dalla tv georgiana Rustavi 2 in cui si denuncia il coinvolgimento dei servizi segreti militari russi nell’uccisione di Antonio Russo

12 novembre 2000 - L’articolo del quotidiano britannico The Observer

Antonio Russo in KosovoAntonio Russo in Kosovo

Antonio Russo - che per Radio Radicale era stato inviato anche in Algeria, Rwanda, Zaire, Bosnia e Kossovo - aveva affrontato altre volte in prima linea i rischi legati all’essere una voce di informazione libera in situazioni di conflitto. Nella primavera del 1999 si trovava a Pristina nei giorni più cupi della pulizia etnica attuata da Belgrado in Kossovo, avendo rifiutato di abbandonare la città sotto assedio come era stato ordinato alla stampa dall’esercito serbo.

Il 30 marzo da Radio Radicale si perdono le sue tracce. Sono giorni terribili, nel corso dei quali si teme il peggio.

Ma tre giorni dopo ricompare a Skopije, in Macedonia, dove arriva mimetizzandosi nelle colonne di profughi che scappano ai retaggi effettuati dalle milizie serbe. Nel corso della conferenza stampa convocata negli studi di Radio Radicale da Marco Pannella e Massimo Bordin, Antonio Russo interviene telefonicamente raccontando le sue ore da “profugo kossovaro”.

Antonio Russo è salvo: «Io, nell’esodo di profughi dal Kosovo»

L’uccisione di Antonio Russo si lega in parte alla richiesta di espulsione dall’Onu, avanzata dalla Russia proprio durante la permanenza di Russo in Cecenia, nei confronti del Partito radicale transnazionale, reo di aver concesso diritto di tribuna, alla Commissione diritti umani delle Nazioni Unite, a rappresentanti del popolo ceceno definiti “terroristi” da Mosca.

Il 18 ottobre il comitato dell’Onu chiamato a decidere sulla richiesta Russa, nella sorpresa generale, bocciò per la prima volta dalla sua esistenza una raccomandazione presentata da uno dei membri permanenti delle Nazioni Unite con un voto contrapposto (23 voti contro la proposta russa, 20 a favore e 9 astenuti).

Storica vittoria del PR all’ONU “in memoria di Antonio Russo”: Radiocronaca e commenti a caldo

Antonio Russo era un free-lance, abituato a vivere in prima persona gli eventi più scottanti. Non aveva voluto iscriversi all’Ordine dei Giornalisti. Ha lavorato a Radio Radicale dal 1995 alla sua morte.

In un’intervista rilasciata al sito di Rai Educational Mediamente, Antonio Russo parlava dell’importanza della possibilità di riascoltare su internet le sue corrispondenze:

La mamma di Antonio Russo alla cerimonia di conferimento del Premio Antonio Russo per il reportage di guerraLa mamma di Antonio Russo alla cerimonia di conferimento del Premio Antonio Russo per il reportage di guerra

«Le testimonianze dei miei reportage radiofonici sono stati conservate nell’archivio della radio e sono state anche trasferite via Web. Questo è a mio avviso importante per due motivi. Il primo consiste nel fatto che bisogna comunque possedere una memoria storica. Questo è un dato che un po’ la tecnologia trascura. L’informazione valida è quella che abbia la possibilità di essere reperita storicamente. “Laudatur tempores acti” diceva Dante, “si lodino i tempi passati”, in quanto ‘exempla’ di un’esperienza. Gli esempi storici si traducono nella capacità di analizzare il presente e prevedere il futuro. con un fondamento abbastanza solido.

In secondo luogo penso che la quotidianità della informazione che ha luogo attraverso la testimonianza diretta abbia un valore perché fa capire cosa realmente è in atto. C’è ancora parecchia confusione sull’informazione che stiamo portando avanti sul Kossovo. La possibilità di reperire i miei reportage e risentirli via Web aiuta la gente ad avere un’immagine più precisa degli eventi in corso.

Fondamentalmente noi dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere».

L’estremo saluto ad Antonio Russo, Francavilla a Mare, 28 ottobre 2000

Le corrispondenze di Antonio Russo

Roma 15 ottobre 2005 - Ricordo di Antonio Russo a 5 anni dall’assassinio. Selezione di interviste e corrispondenze tra il 1997 e il 2000. L’attività professionale e la passione politica del corrispondente di Radio radicale in Serbia, Zaire, Cambogia, Somalia Algeria, Kossovo e Cecenia testimoniate dai documenti d’archivio

Antonio Russo radicale e giornalista

Roma, 29 dicembre 1995 - Sarajevo tra speranze e scetticismo. Il piano di pace di Dayton sempre in pericolo.

Sarajevo tra speranze e scetticismo. Il piano di pace di Dayton sempre in pericolo. Corrispondenza di Antonio Russo

Georgia, 30 dicembre 1999 - Antonio Russo è partito stamane da Tiblisi per raggiungere quest’oggi il versante georgiano delle montagne del Caucaso. Questa è la prima corrispondenza dal fronte di guerra ceceno

Antonio Russo in cammino per la Cecenia

Antonio Russo festeggia il capodanno 2000 con i ceceni che l’omaggiano di una pelle d’orso

Georgia/Cecenia, 2 gennaio 1999 - Corrispondenza di Antonio Russo in collegamento via telefono satellitare in diretta con Radio Radicale, dal confine georgiano con la Cecenia, sulle montagne del Caucaso, in attesa di poter entrare in Cecenia, in una base di combattenti ceceni, da dove è in grado di denunciare quali terribili ordigni i russi stanno usando in questa guerra

Antonio Russo denuncia l’uso di armi chimiche in Cecenia

Cecenia, 9 gennaio 2000 - Una guerra di posizione e di usura

Tblisi, 15 febbraio 2000 - Corrispondenza di Antonio Russo sulla situazione della guerra in Cecenia in collegamento con Radio Radicale

Grozny morta per sempre? Antonio Russo sulla situazione dei profughi

Antonio Russo: “La guerra in atto in Cecenia sarà ancora lunga e purtroppo sanguinosa”

Pristina, 29 aprile 2000- Prima corrispondenza di Antonio Russo dal Kosovo, dopo quasi un anno dalle note vicende di guerra e persecuzione da lui testimoniate

Antonio Russo torna in Kosovo tra peste e ricostruzione

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