Argomento TOTALITARISMO
Arrestato l'estate scorsa per aver preso parte alle dimostrazioni di piazza scoppiate a seguito delle elezioni presidenziali di giugno. Caspian Makan era il fidanzato di Neda Agha Soltan che fu uccisa durante quelle stesse manifestazioni e diventata poi il simbolo della lotta contro il regime di Ahmadinejad
I Tribunali Internazionali sono un'ipocrisia? Intervista a Niccolò Figà Talamanca
I processi ai grandi massacratori della storia sono solo ipocrisia: non c'è nulla che riguardi il diritto ma solo la legge dei vincitori sui vinti. Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, Massimo Teodori, storico e americanista, che condivide le affermazioni del ministro della Giustizia Usa, Eric Holder, secondo cui gli americani non intendono prendere Osama Bin Laden vivo e processarlo. Il segretario generale di Non c'è Pace Senza Giustizia, smentisce le tesi di Teodori e dimostra come negli ultimi vent'anni il diritto internazionale si sia invece evoluto positivamente. Diverso invece il caso di Saddam Hussein che dimostra la giustezza dell'iniziativa dei Radicali: l'esilio che si stava per ottenere avrebbe potuto evitare la guerra e le successive sofferenze del popolo iracheno e ottenere un giusto processo per il dittatore
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Incontro con la stampa del dissidente iraniano Caspian Makan al termine dell'audizione alla Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati
arrestato l'estate scorsa per aver preso parte alle dimostrazioni di piazza scoppiate a seguito delle elezioni presidenziali di giugno, Caspian Makan era il fidanzato di Neda Agha Soltan che fu uccisa durante quelle stesse manifestazioni e diventata poi il simbolo della lotta contro il regime di Ahmadinejad
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Cuba: scioperi della fame contro il regime
Sulla lotta dei dissidenti, l'approfondimento di Alessandra Muglia (Corriere della Sera).
Fidel Castro ribatte alle accuse arrivate dagli Stati Uniti e dall'Europa per la morte dopo 85 giorni di sciopero della fame del prigioniero dissidente Orlando Zapata Tamayo, la cui famiglia e l'opposizione ritengono responsabile il governo. Ma i dissidenti denunciano che un'altra ondata di arresti e fermi, oltre 120, è avvenuta proprio dopo la morte di Zapata Tamayo, tra il 24 e il 25 febbraio. Tra questi anche la blogger Yoni Sanchez, che è stata «maltrattata» al momento del suo fermo. La blogger sarebbe stata trattata «con brutalità». Nel suo "Generation Y", la donna ha inserito una breve testimonianza in cui parla del 24 febbraio come di una giornata di «detenzioni, colpi e violenze» e di «una cella che puzzava di urina». In un articolo pubblicato ieri sulla stampa a proposito della visita della scorsa settimana del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, Fidel Castro ha scritto: «Lula sa da molti anni che nel nostro Paese nessuna persona è stata torturata, mai è stato ordinato l'assassinio di un avversario, mai si è mentito al popolo». Orlando Zapata Tamayo era un operaio di 42 anni, da sette anni era in carcere ed è morto il 23 febbraio. Le autorità cubane lo considerano un prigioniero comune e hanno affermato che aveva cominciato lo sciopero della fame perché voleva il telefono e la cucina in cella. Secondo la famiglia di Zapata il digiuno portato alle estreme conseguenze è stata una protesta contro gli abusi e le violenze subite in carcere. Il presidente Raul Castro si è detto dispiaciuto della morte di Zapata. La madre del dissidente ha risposto che non accettava la solidarietà perché, ha affermato, «loro hanno assassinato in maniera premeditata Orlando Zapata. Mio figlio porta nel corpo i colpi e le torture»
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Intervista a Margherita Boniver sull'audizione da parte del Comitato Schengen del Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini
Sulla decisione della autorità svizzere di inserire in una black list 188 personalità libiche, tra cui il colonnello Muhammar Gheddafi, il capo della diplomazia e il Presidente dell'Assemblea generale dell'ONU
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