israele

Intervista a Jeremy Milgrom sulla storia del movimento da lui fondato e sull'attuale situazione politica in Israele

Di Andrea Billau - 7 febbraio 2010
Trascrizione di parte dell’intervista al Rabbino Jeremy Milgrom, co-fondatore di “Rabbini per i diritti umani” “Rabbini per i diritti umani” nasce nel 1988 durante la prima Intifada, quando appaiono sulla stampa le foto dell’Abc che testimoniano l’ordine ricevuto dai soldati israeliani di, letteralmente, rompere le braccia ai dimostranti palestinesi che tiravano sassi; questo ha mosso me e un gruppo di rabbini a dichiarare che questo era fuori dall’etica che l’ebraismo ha da sempre proclamato: rispetto per i diritti umani e la dignità delle persone; inoltre ci pronunciavamo a favore del processo di pace e per un compromesso territoriale…Il nostro impegno è stato contro il sequestro della religione da parte del nazionalismo; già tutto quello che ha come aggiunta “nazionale” è da prendere con le molle ma quando è la religione ad essere accostata a questo termine e in particolare all’ebraismo bisogna dire che questo si pone al di fuori della tradizione ebraica. Col tempo però io ho maturato una diversità rispetto al gruppo “Rabbini per i diritti umani”, perché mi sono radicalizzato e ho abbandonato il sionismo: sono stato sionista ho servito nell’esercito ma ora dopo tanti anni di chiacchere sulla soluzioni di due stati e due popoli ho subito una profonda delusione vedendo come Israele non ci pensa proprio ad abbandonare le sue colonie nei Territori considerandoli come parte della Palestina biblica e se il governo israeliano non intende rimuovere i coloni allora dobbiamo parlare della realtà che è quella di un territorio dove palestinesi e ebrei vivono insieme e la questione da porsi è se devono vivere in una realtà democratica o non democratica dove regna l’occupazione di un popolo da parte di un altro. ... Continua
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Mozione particolare sul caso del soldato israeliano Gilad Shalit

4 novembre 2008
Il VII Congresso di Radicali Italiani, riunito a Chianciano dal 30 ottobre al 2 novembre 2008, Ricordato che il soldato israeliano Gilad Shalit, ventenne, venne rapito il 25 giugno 2006 da un commando di miliziani palestinesi penetrato in territorio israeliano proveniente dalla striscia di Gaza; che da allora è prigioniero in località segreta nella stessa striscia di Gaza; che nulla si conosce circa le sue condizioni di detenzione e che nessuno ha potuto sin qui fargli visita, per verificare il suo effettivo stato di salute e la sua stessa esistenza in vita. Ricordato altresì che altri due soldati israeliani, rapiti in circostanze analoghe e nello stesso periodo nel nord di Israele da miliziani di Hezbollah provenienti dal Libano, venero in seguito uccisi; che i loro poveri resti sono stati restituiti a Israele il 16 luglio scorso, in cambio del rilascio di 5 prigionieri palestinesi, che erano detenuti in Israele per gravissimi atti di terrorismo, con l’omicidio di numerosi civili inermi, fra cui alcuni bambini. Sottolineato che lo Stato di Israele aveva acconsentito allo scambio accettando, fra le condizioni, di neppure sapere se i suoi due soldati, rapiti due anni prima, fossero ancora in vita o se fossero invece morti come purtroppo si è appreso solo a posteriori. Constatato con profonda amarezza che persino alla Croce Rossa Internazionale, che avrebbe dovuto verificare le condizioni del soldato Shalit, è stato impedito di fargli visita, e che questo organismo ha preso atto del diniego senza neppure emettere una protesta ufficiale. Evidenziato che il cosiddetto “presidente politico” di Hamas, Khaled Meshaal, ha dichiarato il 30 marzo scorso che il soldato Shalit “è vivo e trattato bene”, senza specificare altro; che 3.000 cittadini israeliani hanno pacificamente dimostrato, il 19 ottobre scorso, ai confini della striscia di Gaza dove avvenne il rapimento, chiedendo il rilascio del prigioniero; che Shalit, oggi ventiduenne, avrebbe ricevuto nei giorni scorsi (grazie all’intermediazione della Francia) una prima lettera da parte dei familiari, fatto del quale tuttavia non si hanno riscontri certi; che trattative avanzate sarebbero in corso fra il governo israeliano e l’organizzazione Hamas, per la scarcerazione di un altissimo numero di prigionieri palestinesi, in cambio della liberazione del solo soldato Shalit. Invita i parlamentari radicali italiani ed europei a promuovere una missione parlamentare a Gaza, che si impegni a non lasciare la Striscia fino a quando non avrà potuto incontrare il soldato Shalit e verificare le sue condizioni di salute. ... Continua
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Sintesi dei lavori della Commissione "Pace subito? Con quali pacifisti di oggi? Transnazionale, diritti umani, nonviolenza: non c'è pace senza giustizia e democrazia"

4 novembre 2007
«C’è un filo conduttore che lega l’iniziativa nonviolenta, transnazionale, “pacifista” di Marco Pannella, ma che pone la questione della Pace nei termini classici, radicali del Diritto alla Vita come espressione della Vita del Diritto. È il filo che lega “Iraq Libero”, “Nessuno tocchi Saddam e la Moratoria Universale sulla pena di morte e ora il Grande Satyagraha per la Pace, la Libertà e la Democrazia in Medioriente. È un filo lungo che viene da lontano, nella storia antica radicale e pannelliana, che parte almeno dalla campagna contro lo sterminio per fame e per guerra, dalle campagne antimilitariste per la riconversione del complesso militare industriale che è ancora il dato strutturale della politica estera e di difesa, verso la conversione dell’apparato militare nel senso di quelle bombe nonviolente dell’informazione, quelle armi di attrazione di massa che sono l’alternativa strutturale alle armi di distruzione di massa e il fondamentalismo, è la stessa intuizione che ci fa decidere a un certo punto della storia radicale di rifondare il Partito radicale come Partito Transnazionale, riformando quindi innanzitutto noi stessi se si ha l’ambizione e l’urgenza di riformare il mondo, la politica internazionale, la politica estera e di difesa. Il riflesso all’idea, alla parola stessa “transnazionale”, non è stato dissimile a quello che vi è stato rispetto alla proposta pannelliana di “Iraq Libero”, poi di “Nessuno tocchi Saddam” e la Moratoria Universale e ora del Grande Satyagraha… Se “Iraq Libero!” è fallito non è solo colpa di Bush, che ha accelerato i tempi dell’intervento armato proprio per sconfiggere la proposta realistica, realizzabile e quasi fatta di esilio per Saddam. ... Continua

Primo Grande Satyagraha Mondiale per la Pace, la libertà e la democrazia in Medioriente

4 novembre 2007
Premesso che: occorre riconoscere nel dato strutturale di Stati nazionali e autoritari, nelle aspirazioni e illusioni nazionaliste e nelle ideologie fondamentaliste illiberali, la causa prima di guerre e un’ipoteca pesante e distruttiva sullo sviluppo civile e democratico del Medioriente che da mezzo secolo coincide con il focolaio di crisi e conflitti, internazionali e anche interni ai diversi paesi; ... Continua

Israele nell'Ue: sintesi delle posizioni e ultime evoluzioni

Di Umberto Gambini - 15 ottobre 2007
Inizierei nel ricordare l’ultimo sondaggio fatto nel febbraio del 2007 dalla Fondazione Konrad Adenauer che ha rivelato che 75% degli Israeliani vorrebbero che Israele divenisse membro dell’UE. Questo conferma quello che era emerso il 10 marzo 2004 quando era uscito un sondaggio, commissionato dalla Delegazione della Commissione europea in Israele, ed effettuato nel dicembre 2003, che rivela che un’enorme maggioranza degli israeliani sostiene (60%) o tende a sostenere (25%) l’idea che Israele dovrebbe inoltrare domanda per l’appartenenza all’Unione Europea. ... Continua

Intervista con Marco Pannella per la tesi di Master di Umberto Gambini

Di Umberto Gambini - 20 agosto 2005
Parlamento Europeo, Bruxelles, le 20 Aout 2005 La préoccupation sécuritaire monte en Europe. De ce point de vue, qu’en est-il de l’entrée de la Turquie? Sa présence constitue-t-elle un garant de stabilité, et un pont avec le Moyen-Orient et l’islam? Ou, au contraire, cette intégration risque-t-elle d’entraîner de nouveaux déséquilibres au sein de l’Europe? Diciamo invece che la psicosi della sicurezza “smonta” l’Europa. ... Continua
20 pagine
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