Teramo, 8 maggio 1990
Dall’entusiasmo nell’opinione pubblica al crollo elettorale: il PCI ne è purtroppo interamente, incredibilmente responsabile.
La vera e propria conversione operata dal suo leader, che è passato in tre mesi da una situazione nella quale si sospettava che egli volesse arrivare ad un vero e proprio “partito radicale di massa”, ad una riforma anglosassone del sistema politico, ad una vera grande costituente con l’area radical-ambientalista, a quella di proposta di un altro, ennesimo partito socialdemocratico, proteso a compromessi con l’attuale politica del PSI, ed a sbarazzarsi di ogni sospetto di attenzione e di dialogo con il mondo radicale.
I risultati ottenuti negli unici casi in cui si sono costituite liste “nuove” e non “aperte”, ad Agrigento, L’Aquila e Bra, con esponenti anche radicali, mostrano che la incredibile preferenza accordata al suicida “laboratorio palermitano” e l’ostilità contro quello “abruzzese e aquilano”, sorrette da mesi da un atteggiamento parziale dell’Unità, ha costituito un errore.
Oggi, più che mai, ritengo che si debba giungere all’appuntamento dato fino a gennaio di quest’anno e convertito ad una sorta di convocazione di una Costituente-squillo.
Abbiamo potuto, da anni, difendere il PCI dagli attacchi vili, non di rado, degli avversari; purtroppo non siamo riusciti a difenderlo da se stesso.
Il resto non conta.
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