Primo Satyagraha mondiale per la pace. Parlare dell’obiettivo che si è dato il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito non mi appare cosa facile; anzi, in questo breve periodo di studio e riflessione in parte impostomi ed in parte auto-imposto, mi sono andato convincendo che le parole Libertà, Giustizia, Pace e lo stesso sostantivo Democrazia, poste alla base del confronto e degli impegni di Bruxelles, stiano subendo, a partire dall’Italia ma non solo, un logoramento pari solo a quello della loro pratica.
Insomma se Satyagraha deve essere esso abbisogna di trarre la sua forza dalla verità, o meglio, dalla “ricerca della verità”, senza essere vittima del pudore di pronunciare proprio il termine “verità”, anche con tutto il portato di “assoluto” che potrebbe evocare.
Quello che intendo dire è che la mai consunta chiave di lettura basata sul rapporto “testo-contesto” è capace, cioè, di restituirci un vissuto in cui le parole, i concetti stessi di Libertà, Giustizia, Pace e Democrazia, si sono evoluti, secondo me degradati, rispetto alle tensioni originarie (europee ed occidentali) dei primi decenni del secolo scorso.
Noi radicali crediamo di conoscerne appieno il meccanismo ma forse ne sottovalutiamo le conseguenze: l’informazione, la realtà mediata che ci viene fatta percepire, persino vivere, in modo artefatto ma verosimile, è idonea - nel medio e lungo periodo di un paio di generazioni – d’influenzare la stessa conoscenza; meglio di provocare una mutazione, vera e propria, del processo con cui si produce e si realizza la conoscenza stessa.
Mentre, insomma, sino a qualche decennio fa il processo conoscitivo – pur limitato in termini di dimensione spaziale e temporale – era intimamente connesso al suo senso “etimologico” di “fare esperienza” (soprattutto fisica e relazionale) il tempo che stiamo vivendo declina la prassi della conoscenza come acquisizione, il più delle volte “martellata e coatta”, senza contraddittorio dell’interpretazione dell’esperienza fatta da altri, mediata da poche persone in ciascuno degli stati e tra gli Stati-nazione – appartenenti all’elite mondiale del “tubo catodico”.
Rispetto a costoro - non solo l’oggetto della conoscenza rimane fisicamente distante - ma l’attore della conoscenza finisce per ignorarne (e dunque non esercitare nessun controllo) i volti, i nomi e i cognomi.
In più di qualcuno dei suoi discorsi anche Gandhi prefigurava la strutturazione dell’inganno e della menzogna non come metodo necessario per continuare ad imporre la guerra, la sua deflagrazione storica e geografica ma semmai come l’effetto inevitabile dell’istinto bellicista, della “conquista militare” di ogni individuo, di ogni sua istanza, di ogni sua necessità: “Mi sembra che il mondo sia ormai stanco delle guerre sanguinose; che il mondo sia disgustato delle menzogne, delle ipocrisie e degli inganni, risultato inevitabile dei metodi bellicisti.
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