satyagraha

Continua lo sciopero della sete di Marco Pannella per il rispetto della parola data: nuovo bollettino medico

12 marzo 2008
Nel pomeriggio di domenica 9 marzo l’On. Pannella ha accettato di sottoporsi a terapia infusiva, con somministrazione di un totale di un litro di liquidi. Dopo altre 24 ore di digiuno, nella giornata di ieri ha assunto per bocca circa un litro di acqua e spremute di frutta. ... Continua

Badshan Khan, satyagrahi musulmano in Pakistan

Di Francesco Pullia - 2 gennaio 2008
Quanto avvenuto in questi giorni in Pakistan può essere un’occasione per riconsiderare, a vent’anni dalla scomparsa, la figura di Abdul Ghaffar Khan, meglio conosciuto come Badshah Khan o anche come “il Gandhi musulmano” cui si deve l’avere introdotto la metodologia nonviolenta all’interno della complessa realtà islamica. Paragonato, per operato e insegnamento, al Mahatma, cui fu legato da un rapporto indissolubile, nonostante la sua importanza è purtroppo ancora ignorato in occidente. Per questo riteniamo utile, anche ai fini di un ulteriore apporto alla definizione del nostro satyagraha, richiamare l’attenzione sulla sua azione. Abdul Ghaffar Khan nasce nel 1890 da una famiglia benestante di Utmanzai, villaggio ad una trentina di chilometri da Peshawar, in una regione appartenente all’odierno Pakistan. Va detto che, per ragioni strategiche, gli inglesi avevano diviso la zona della frontiera in tre aree geografiche: le “agenzie” al nord, i cosiddetti distretti “stabilizzati” tra l’Indo e le montagne, le aree “libere” lungo il confine occidentale dove i pathan (o pashtun), cui Khan apparteneva, potevano governarsi secondo la legge non scritta della pakhtunwali. Riluttanti ad ogni dominazione, i fieri pathan avevano sempre costituito un serio problema per gli inglesi. ... Continua

Resoconto della visita a Dharamsala

Di Matteo Mecacci - 3 gennaio 2008
A seguito di un lungo viaggio da Roma, che ci ha visti sommare alle 8 ore di aereo, 12 ore consecutive di macchina da nuova Delhi fino a Dharamsala - a causa della cancellazione di un volo… - siamo arrivati nella capitale del governo tibetano in esilio alle 3 e 30 di notte del 28 invece che nel pomeriggio del 27. Per questo non abbiamo potuto partecipare alla cena di benvenuto che era stata organizzata in onore di Marco dallo Speaker del Parlamento tibetano che, essendo in partenza gia’ il giorno successivo per un viaggio nel sud dell’india, non abbiamo quindi potuto incontrare. ... Continua

Un Satyagraha mondiale per scongiurare una possibile ecatombe

Di Francesco Pullia - 3 gennaio 2008
Da Nairobi a Kabul passando per Gerusalemme, Baghdad, Karachi, il mondo è in fiamme. Nonostante le migliori aspettative, siamo sull’orlo di una polveriera che rischia di deflagrare all’improvviso con terribili conseguenze per l’intero pianeta. ... Continua

Satyagraha

Di Massimo Bordin - 3 gennaio 2008
Massimo Bordin ha “postato” nel forum di Radicali Italiani un intervento sul Satyagraha che riprendiamo. Premessa. Mettiamo che del sathyagraha mondiale per la pace non me ne fotta un cazzo e che in realtà le sole due cose che mi interessino veramente siano lo scudetto della Roma e la cassiera del cinema Metropolitan. ... Continua

L’assassinio di Benazir Bhutto e il nostro satyagraha

Di F.P. - 2 gennaio 2008
Il precipitarsi degli avvenimenti in Pakistan in seguito all’assassinio di Benazir Bhutto da un lato dimostra quanto sia urgente un satyagraha mondiale per scongiurare incombenti tragici scenari, dall’altro conferma in modo evidente la negatività e la precarietà del concetto di sovranità nazionale e la necessità di pervenire, quanto prima, ad un suo superamento. ... Continua

Dalla moratoria al Satyagraha

Di Gianfranco Spadaccia - 2 gennaio 2008
Il prossimo numero della rivista “Diritto e Libertà” diretta da Mariano Giustino pubblica un editoriale di Gianfranco Spadaccia che affronta temi come quelli della nonviolenza, alla pace, al Satyagraha. ... Continua

Pensieri per il primo Satyagraha mondiale per la pace

Di Michele Rana - 2 gennaio 2008
Primo Satyagraha mondiale per la pace. Parlare dell’obiettivo che si è dato il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito non mi appare cosa facile; anzi, in questo breve periodo di studio e riflessione in parte impostomi ed in parte auto-imposto, mi sono andato convincendo che le parole Libertà, Giustizia, Pace e lo stesso sostantivo Democrazia, poste alla base del confronto e degli impegni di Bruxelles, stiano subendo, a partire dall’Italia ma non solo, un logoramento pari solo a quello della loro pratica. Insomma se Satyagraha deve essere esso abbisogna di trarre la sua forza dalla verità, o meglio, dalla “ricerca della verità”, senza essere vittima del pudore di pronunciare proprio il termine “verità”, anche con tutto il portato di “assoluto” che potrebbe evocare. Quello che intendo dire è che la mai consunta chiave di lettura basata sul rapporto “testo-contesto” è capace, cioè, di restituirci un vissuto in cui le parole, i concetti stessi di Libertà, Giustizia, Pace e Democrazia, si sono evoluti, secondo me degradati, rispetto alle tensioni originarie (europee ed occidentali) dei primi decenni del secolo scorso. Noi radicali crediamo di conoscerne appieno il meccanismo ma forse ne sottovalutiamo le conseguenze: l’informazione, la realtà mediata che ci viene fatta percepire, persino vivere, in modo artefatto ma verosimile, è idonea - nel medio e lungo periodo di un paio di generazioni – d’influenzare la stessa conoscenza; meglio di provocare una mutazione, vera e propria, del processo con cui si produce e si realizza la conoscenza stessa. Mentre, insomma, sino a qualche decennio fa il processo conoscitivo – pur limitato in termini di dimensione spaziale e temporale – era intimamente connesso al suo senso “etimologico” di “fare esperienza” (soprattutto fisica e relazionale) il tempo che stiamo vivendo declina la prassi della conoscenza come acquisizione, il più delle volte “martellata e coatta”, senza contraddittorio dell’interpretazione dell’esperienza fatta da altri, mediata da poche persone in ciascuno degli stati e tra gli Stati-nazione – appartenenti all’elite mondiale del “tubo catodico”. Rispetto a costoro - non solo l’oggetto della conoscenza rimane fisicamente distante - ma l’attore della conoscenza finisce per ignorarne (e dunque non esercitare nessun controllo) i volti, i nomi e i cognomi. In più di qualcuno dei suoi discorsi anche Gandhi prefigurava la strutturazione dell’inganno e della menzogna non come metodo necessario per continuare ad imporre la guerra, la sua deflagrazione storica e geografica ma semmai come l’effetto inevitabile dell’istinto bellicista, della “conquista militare” di ogni individuo, di ogni sua istanza, di ogni sua necessità: “Mi sembra che il mondo sia ormai stanco delle guerre sanguinose; che il mondo sia disgustato delle menzogne, delle ipocrisie e degli inganni, risultato inevitabile dei metodi bellicisti. ... Continua
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