costituzione
Giustizia! Le parole del presidente Giorgio Napolitano
Giorgio NapolitanoIl presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo intervento al convegno “Giustizia! In nome della Legge e del Popolo sovrano” lo scorso 28 luglio:
«Quel che mi preme riprendere e sottolineare è un dato molto significativo emerso dagli interventi precedenti : e cioè il peso gravemente negativo di oscillanti e incerte scelte politiche e legislative. Oscillanti e incerte tra tendenziale, in principio, depenalizzazione e "depenitenziarizzazione", e ciclica ripenalizzazione con crescente ricorso alla custodia cautelare, abnorme estensione, in concreto, della carcerazione preventiva. Di qui una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma, per la sofferenza quotidiana - fino all'impulso a togliersi la vita - di migliaia di esseri umani chiusi in carceri che definire sovraffollate è quasi un eufemismo, per non parlare dell'estremo orrore dei residui ospedali psichiatrici giudiziari, inconcepibile in qualsiasi paese appena appena civile - strutture pseudo-ospedaliere che solo recenti coraggiose iniziative bi-partisan di una commissione parlamentare stanno finalmente mettendo in mora.
Evidente in generale è l'abisso che separa, come si è detto, la realtà carceraria di oggi dal dettato costituzionale sulla funzione rieducatrice della pena e sui diritti e la dignità della persona».
2005- 2008 Crisi del governo Berlusconi II e Dimissioni governo Prodi II
Le elezioni regionali italiane del 2005, che videro il tracollo del centrodestra, aprirono una nuova crisi a causa dell'uscita dal governo con garanzia di appoggio esterno ad nuovo esecutivo di UDC e Nuovo PSI. La crisi del 2005, ad un anno dalla fine della XIV legislatura si risolve in tempi strettissimi. Napolitano riesce a riscontrare l’esistenza una solida maggioranza in parlamento, riaffidando a Berlusconi l’incarico per un governo-bis. Poche polemiche per questo atto dovuto.
A due anni dall’elezione di Napolitano il secondo governo Prodi vive una profonda crisi extraparlamentare, ed il 24 gennaio 2008 il governo viene sfiduciato dal Senato.
La composizione parlamentare ottenuta con la legge elettorale vigente non consente margini per nuove alleanze in Parlamento per formazione di un governo di transizione. Napolitano prova comunque, affidando un mandato esplorativo a Franco Marini, il cui fallimento chiuderà la XV legislatura con tre anni d’anticipo. Le camere vengono sciolte il 6 Febbraio 2008.
1998- 1999 Dimissioni Prodi, Crisi del Governo D’Alema
Nel 1998 si profila una situazione analoga: il governo Prodi perde l'appoggio del PRC, e durante la mozione di fiducia sulla legge finanziaria, il 9 ottobre per la prima volta nella storia repubblicana un governo perde la fiducia per un solo voto.
Anche questa volta Scalfaro si rifiuta di sciogliere le camere. Avendo registrato durante la fase obbligatoria delle consultazioni la possibilità di una continuità politica, affida l’incarico a Massimo D'Alema, che riesce ad ottenere la maggioranza numerica allargando le intese accogliendo il neonato UDR di Cossiga oltre all'Ulivo.
D’Alema governa per due anni il Paese non senza difficoltà, dovendo ricorrere ad un governo-bis a causa dell’instabilità della sua maggioranza.
Nel mese di Maggio 1999 viene eletto alla prima votazione il Presidente Ciampi, che già all’inizio del mandato dovrà affrontare la sua prima crisi di governo.
Dopo poco meno di un anno, il 17 aprile 2000 Massimo D’Alema a seguito della debacle alle elezioni regionali presenta le sue dimissioni a Ciampi, che in un primo momento le rifiuta rimandandolo alle Camere.
La sua ultima decisione fu molto dibattuta:ad un anno dalla fine della XIII legislatura il Presidente della Repubblica segue la prassi andata consolidatasi negli ultimi anni scegliendo di non sciogliere le camere, dando vita ad un governo tecnico affidato ad Amato.
1993-1994 Dimissioni Amato Dimissioni Berlusconi
Il settennato più travagliato è stato senza dubbio quello del Presidente Scalfaro.
Dopo solo un anno di governo di Giuliano Amato, nel 1993, si apre una crisi di governo extraparlamentare che costringe alle dimissioni del Presidente del Consiglio.
18 aprile1993 infatti, alle elezioni referendarie con una schiacciante maggioranza (82,7% i sì) e un’ottima affluenza alle urne (77%) viene abrogata la quota proporzionale nel sistema elettorale del Senato.
Amato rassegnò le dimissioni. Scalfaro, avviate le consultazioni preferì traghettare il paese “dal vecchio al nuovo”, avvalendosi di un governo tecnico per rispondere in tempi stretti alla necessità di una nuova legge elettorale.
Nel 1994 il Presidente della Repubblica è oggetto di asprissime critiche da parte della classe politica. Scalfaro a seguito delle dimissioni del Presidente del Consiglio Berlusconi nomina un nuovo leader interno alla maggioranza l'ex ministro del tesoro Lamberto Dini ma con l'appoggio di parlamentari non eletti nelle fila della maggioranza.
La decisione di evitare lo scioglimento delle camere è rilevante politicamente, ma viene mantenuta nei ranghi della legittimità costituzionale. Al centro del dibattito è preminente la constatazione delle forze politiche di un ampio margine di discrezionalità lasciato al Capo dello Stato nel ritenere opportuno o meno lo sciogliemento del Parlamento.
Le crisi di governo degli ultimi 20 anni

Questa attribuzione si è rivelata necessaria nel bilanciamento dei poteri, e come si evince dal carattere generale della norma citata alcuni margini della legittimità del potere di scioglimento anticipato delle camere sono valutabili solo ex-post, attraverso l’analisi della prassi consolidatasi negli anni seguenti.
Il furto dei referendum: la storia di un golpe italiano. Video intervista

Anticostituzionali ed antidemocratiche le politiche per lo scioglimento delle Camere in vista di “elezioni anticipate”

I discorsi di Sandro Pertini 1980-1984

nato a Stella (Savona) il 25 settembre 1896, condannato più volte nel periodo fascista per la sua attività politica, dal 1943 dirige la lotta partigiana. E' eletto Segretario del Partito Socialista Italiano di unità proletaria nel 1945. Deputato all'Assemblea Costituente, diviene Senatore della Repubblica nel 1948 e presidente del relativo gruppo parlamentare. Direttore dell'"Avanti" dal 1945 al 1946 e dal 1950 al 1952, nel 1947 dirige "Il Lavoro". E' eletto Deputato nel 1953, 1958, 1963, 1968, 1972, 1976. Vice-Presidente della Camera dei Deputati nel 1963, diviene Presidente della Camera dei Deputati nel 1968 e nel 1972. E' stato eletto Presidente della Repubblica l'8 luglio 1978 (al sedicesimo scrutinio con 832 voti su 995). Rassegna le dimissioni il 29 giugno 1985. Muore il 24 febbraio 1990.







