debito pubblico
Federalismo europeo, spese militari, debito pubblico

Nessun dietrofront sull'acquisto degli F35, i 131 cacciabombardieri americani 1 che l'Italia si è impegnata a comprare entro il 2026 per un costo almeno di 15 miliardi.
Il debito è di Berlusconi
BerlusconiArticolo di Piero Capone e Marco Pannella pubblicato da Europa il 26 novembre 2008
Il presidente Berlusconi, a proposito dell’attuale situazione critica del paese, lamenta oggi la pesante eredità che avrebbe ricevuta dal precedente governo in merito all’enorme debito pubblico. Ma la vicenda del debito pubblico italiano ha una storia lunga, che riguarda, anche e proprio, il quinquennio del secondo governo Berlusconi. Se vogliamo parlare di una damnosa hereditas ricevuta, allora non possiamo dimenticare quella, ancor più pesante, lasciata da Berlusconi alla fine del precedente mandato.
Iniziative parlamentari d'autunno, per la libertà, la crescita e lo sviluppo economico
«Marco Pannella, Marco Cappato e Rita Bernardini hanno preannunciato l’avvio di un autunno riformatore a sostegno di una nuova politica economica da proporre al paese e a tutte le forze politiche e parlamentari che vorranno sostenere proposte radicali e riformatrici in favore dei disoccupati, dei lavoratori in nero, dei pensionati, nella convinzione che per affrontare la sfida della crescita sia anzitutto necessario liberare l’economia, le istituzioni, la politica dalla persistente condizione di illegalità, di mancanza di democrazia e di stato di diritto. I temi che i radicali pongono al centro dell’autunno politico-parlamentare, nel quale si preannuncia protagonista il fenomeno partitocratrico di “parlamentarismo di spesa”, riguardano aspetti da sempre (“da sempre” purtroppo anche per colpa della scure antireferendaria della Corte costituzionale ) cruciali nel governo dell’economia del paese e su cui il nascente Partito democratico (o “morente”, dipende anche dall’esito di queste nostre iniziative, pensiamo) stenta a trovare la sintesi di un percorso riformatore possibile».
(da Il Foglio del 23 agosto 2007. Lettera di Daniele Bertolini, Radicali Italiani)
Radicali ItalianiProposte a sostegno delle politiche di rientro del debito pubblico
«Vi è (...) la necessità di una nuova e coraggiosa politica economica che è possibile solo a partire da un deciso cambio di paradigma della politica di bilancio che sappia mantenere come prioritario l’impegno al risanamento delle finanze pubbliche (...), ma che sappia insieme definire e realizzare un percorso riformatore che consenta di riqualificare la spesa pubblica (...). La riduzione del debito pubblico – che richiede la ricostituzione dell’avanzo primario – è perseguibile con politiche di rigore basate su una modificazione profonda della gestione della spesa, sull’efficienza della macchina amministrativa, su controlli penetranti e trasparenti a tutti i livelli dell’amministrazione».
(dal documento radicale sulle Iniziative parlamentari d'autunno, per la libertà, la crescita e lo sviluppo economico)
EuroAnni '80. Dinanzi al crescente debito pubblico e l'aggravarsi della crisi economica, la proposta di Marco Pannella di riformare il sistema partitico
Con il crescente debito pubblico e l'aggravarsi della crisi economica e della giustizia degli anni Ottanta, la proposta di Marco Pannella di riforma anglosassone, uninominale, e di unione delle forze laiche e democratiche. Il confronto con i partiti laici.
I Radicali e il dibattito sulle procedure di finanza pubblica
Documento a cura di Daniele Bertolini, presentato in occasione del Comitato Nazionale di radicali Italiani, tenutosi a Roma dal 29 giugno al 1 luglio 2007
BilancioQuest'anno [...] sul sistema Bilancio-legge finanziaria, grava la soluzione (o la non soluzione) di un problema che ormai pervade tutta la vita economica del paese, e che rischia di condizionare anche gli aspetti politici, sociali, istituzionali. E' il problema del debito pubblico. Composizione, dimensione quantitativa, dinamica, fanno del debito pubblico una grandezza che condiziona e vincola tutte le altre e che è ormai prossima al limite di non controllabilità, almeno in un sistema democratico. […] La dimensione e la dinamica delle cifre pone tutte le forze politiche, indistintamente, di fronte ad una scelta non più differibile: continuare a considerare le risorse pubbliche (e quindi Bilancio - Legge finanziaria) uno strumento per mantenere e riprodurre, con difficoltà sempre crescenti, la propria percentuale di consenso e di controllo del potere oppure un terreno sul quale misurare le proprie capacità di progetto e di governo.
Marcello Crivellini, 15 Gennaio 1986








