editoria
Finanziamento all'editoria
I diversi tipi di contributi all'editoria
Nonostante abbia contribuito notevolmente a far passare i fondi all'editoria come un tutto indistinto, tanto che il referendum di Grillo che si richiama esplicitamente a "La casta dei giornali" prevede il taglio indiscriminato di tutti i sussidi (vedi il box qui a fianco), Beppe Lopez chiarisce in alcuni passaggi del suo libro come esistano due diverse tipologie di finanziamento: dirette e indirette.
«"Contributi pubblici ai giornali" - si legge a pagina 91 del libro -: per l'opinione pubblica questa espressione significa, in sostanza, "contributi ai giornali di partito". E' il risultato della rara e distorta informazione in materia veicolata negli anni, in particolare dai grandi organi di stampa. In realtà la somma dei contributi ("diretti") che vanno a finire nelle casse degli organi di partito e assimilati sarebbe di 60 milioni di euro. Meno di un decimo dell'intero esborso ufficiale. Il grosso (attraverso i "contributi indiretti") se lo assicurano proprio i grandi giornali "indipendenti"».
Secondo i dati raccolti dalla trasmissione di Report "Il finanziamento quotidiano" sui finanziamenti ai grandi gruppi editoriali:
«Sommando le voci tra periodici e quotidiani nel 2004 La Repubblica-Espresso riceve 12 milioni di euro, RCS e Corriere della Sera 25 milioni di euro. Il sole 24 Ore della Confindustria, 18 milioni di euro. La Mondatori 30 milioni di euro. Sono contributi indiretti, ad esempio, Il Sole 24 Ore è il quotidiano che ha più abbonati in assoluto, ogni volta che il giornale viene spedito invece di 26centesimi ne spende 11. La differenza ce la mette lo stato. Nel 2004 ci ha messo 11 milioni e 569 mila euro».
Bonino e Pannella: «Perché non andiamo in piazza con chi lottizza». Le interviste su Il Manifesto e Il Riforimista
Dall'intervista de Il Riformista
Questi o quelli, destra, sinistra o centro, poco cambia: per Marco Pannella, i paladini della libertà d’informazione che sabato hanno convocato in piazza del Popolo la voce del dissenso, sono in realtà assolutamente funzionali a un sistema antidemocratico. Che, a suo avviso, non nasce oggi, né con il premier Silvio Berlusconi. Così, i Radicali, da sempre in prima linea in qualsiasi battaglia di libertà, in piazza brilleranno per la propria assenza. Leggi tutto
Le sovvenzioni pubbliche all'editoria e i legami tra il gruppo editoriale Rizzoli e la P2
Nel corso di una tribuna politica sulla Rai, il 3 febbraio del 1981 un giornalista chiede a Pannella spiegazioni sulla sua dichiarazione di avere le prove delle "radici chiaramente sindoniane, mafiose, criminali delle fortune dell'impero editoriale più forte d'Italia". Marco Pannella risponde:
Il gruppo editoriale più importante d'Italia, che viene chiamato gruppo editoriale Rizzoli e personalmente ritengo che se la sigla, la ditta è questa sia molto meno chiaro in realtà quale sia la proprietà, si trova a livello dei giochi di proprietà in stretta connessione con quella grande vicenda criminale che il nostro paese ha conosciuto degli agganci con la p2.
Racconta il deputato radicale Massimo Teodori nel dossier P2: la controstoria:
«A noi premeva - dichiara Angelo Rizzoli - che la legge sull’editoria contenesse una modifica al progetto originario. In particolare ci stava a cuore un emendamento che consentisse il consolidamento dei debiti dei quotidiani giacché avevamo interesse a trasformare in esposizione a medio termine a tasso agevolato quella a breve termine che caratterizzava la posizione debitoria della Rizzoli».(33) I punti cruciali sui quali il Parlamento restò a lungo bloccato, per opera dell’opposizione radicale, definita da molti ostruzionismo, furono le norme riguardanti la trasparenza della proprietà, l’inclusione delle Società in Accomandita Semplice, e un emendamento all’articolo 37 chiamato a ragione "cancella debiti". Tutti e tre i punti si riferivano alla situazione della Rizzoli e avevano a che fare con la sua condizione di gruppo che voleva sfuggire ai controlli sulla proprietà pretendendo, di contro agevolazioni e finanziamenti dallo Stato.
La lotta contro i finanziamenti pubblici all'editoria
I radicali si sono sempre battuti contro i finanziamenti pubblici a pioggia all'editoria.
Nel gennaio del 1972 il segretario radicale Gianfranco Spadaccia denuncia:
La stampa è il quadro dove l’attuale situazione di regime, fondata su un intreccio di interessi pubblici e privati e su un equilibrio statico di coalizioni di potere, trova la sua più drammatica espressione. E’ qui la vera causa della mancanza di libertà di informazione, della inesistenza di quella pluralità di voci e di orientamenti che dovrebbe esserne il fondamento. (...)
Ogni ipotesi di riforma dovrebbe partire quindi da un censimento di tutti i finanziamenti pubblici e parapubblici, che non è del resto difficile accertare. In mancanza di questo necessario accertamento e di una vigorosa lotta, è inevitabile che la riforma sia considerata come un modo per consolidare la situazione esistente.
Dalla fine degli anni '70 si discute la legge di riforma sull'editoria che viene approvata nel 1981 con il cosiddetto decreto salva-debiti che aumenta notevolmente i finanziamenti pubblici ai giornali. I radicali, attraverso l'ostruzionismo parlamentare, riescono ad allungare i tempi dell'iter di discussione della legge e a far esplodere il cosiddetto caso Rizzoli-P2.



