finanziemento pubblico

La lotta contro i finanziamenti pubblici all'editoria

I radicali si sono sempre battuti contro i finanziamenti pubblici a pioggia all'editoria.

Nel gennaio del 1972 il segretario radicale Gianfranco Spadaccia denuncia:

La stampa è il quadro dove l’attuale situazione di regime, fondata su un intreccio di interessi pubblici e privati e su un equilibrio statico di coalizioni di potere, trova la sua più drammatica espressione. E’ qui la vera causa della mancanza di libertà di informazione, della inesistenza di quella pluralità di voci e di orientamenti che dovrebbe esserne il fondamento. (...)

Ogni ipotesi di riforma dovrebbe partire quindi da un censimento di tutti i finanziamenti pubblici e parapubblici, che non è del resto difficile accertare. In mancanza di questo necessario accertamento e di una vigorosa lotta, è inevitabile che la riforma sia considerata come un modo per consolidare la situazione esistente.

Dalla fine degli anni '70 si discute la legge di riforma sull'editoria che viene approvata nel 1981 con il cosiddetto decreto salva-debiti che aumenta notevolmente i finanziamenti pubblici ai giornali. I radicali, attraverso l'ostruzionismo parlamentare, riescono ad allungare i tempi dell'iter di discussione della legge e a far esplodere il cosiddetto caso Rizzoli-P2.

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