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L'Iran a due anni dalle ultime presidenziali - Reportage a cura di Francesco De Leo
Aprile 2011
Tehran – Passando i controlli di sicurezza per imbarcarmi sul volo per Tehran, mi colpisce il cartello pubblicitario di una compagnia aerea. “Nessuno sarà accolto come te”. Ci ho ripensato dopo aver trascorso qualche ora nella capitale, colorata da un cielo azzurro incredibile, se si pensa che qui si muore per smog. Solito gran traffico, ma l’aria più pulita permetteva di ammirare come mai la catena dei monti Elburz, con le sue cime innevate, che proteggono la città. Queste montagne dagli iraniani sono chiamate “la stella polare di Tehran”, perché sono a nord e fanno da bussola per chi dovesse perdersi in questa immensa città popolata da più di quindici milioni di abitanti.
L’accoglienza persiana la ritrovo nello sguardo, senza parole, del portiere dell’albergo che mi ospita. E’ un attimo. Si va indietro nel tempo, una notte di due anni fa. C’era stata la grande manifestazione verde, due milioni di persone contestavano l’elezione del presidente Ahmadinejad. Finì in un massacro. Rientravo in hotel, non potrò mai dimenticare il suo volto. Era sconvolto, seduto con la testa tra le mani. Mi mostrò un video dal telefonino. Terribile. Solo sangue. Mi abbraccia, “ce l’hai fatta a tornare?”, mi mostra contento l’albergo ristrutturato.
Qui ora le emergenze sono altre. Tutti sono alle prese con gli effetti della “più grande riforma economica della storia”, così Ahmadinejad ha presentato la rivoluzione della sua Amministrazione. L’obiettivo ambizioso, forse ineludibile, azzerare il sistema dei sussidi che da trent’anni teneva bassi i prezzi di benzina, gas, elettricità e generi alimentari di largo consumo, come pane, acqua, zucchero e olio. Quanto risparmiato dallo Stato, versato direttamente nei conti correnti dei meno abbienti. “L’Iran… quando tutti i benefici della riforma saranno realizzati…sarà un Paradiso sulla terra”, l’auspicio del presidente. Per ora il sogno è quanto mai lontano, sebbene sia difficile in qualche mese far calcoli sugli effetti di una riforma pensata per apportare frutti nel lungo periodo. Ad oggi alcuni prezzi sono schizzati alle stelle, l’inflazione aumentata e non tutti hanno fatto richiesta del sussidio perché è necessario compilare un’apposita dichiarazione dei redditi. Certamente Ahmadinejad pensava di colpire la fascia più alta della popolazione, al momento le proteste maggiori avvengono dal ceto medio e chi risparmia è la Repubblica Islamica che registra un alta diminuzione del consumo d’elettricità e di benzina.
Iran“Per carità noi iraniani sprecavamo tanto. Termosifoni a manetta anche quando lasciavamo le abitazioni per le vacanze”, mi dice una donna davanti alle vetrine di un negozio nel Gran Bazar della capitale, “…il punto è capire come si gestirà questo immenso risparmio”.
E’ proprio questo il punto. Gli iraniani si sentono più poveri e guardano con sospetto alla costosa politica estera del loro paese, sempre molto generosa con i “diseredati” del mondo, pianificata con scelte strategiche che isolano sempre più il paese dall’Occidente. Le maggiori tensioni fuori dai confini iraniani, sono al momento con l’Arabia Saudita a causa di quanto avviene nel Bahrein. Il confronto sembra assumere ogni giorno di più il carattere di una vera e propria guerra fredda. Dal leader supremo, al presidente del parlamento, alle più importanti figure sciite, gli attacchi al grande alleato americano nel Golfo Persico si fanno sempre più duri. Mai come in questo momento, i contrasti con l’Arabia Saudita, meta dei pellegrinaggi di ogni musulmano, erano stati così pesanti.
Per il resto, con l’opposizione riformista che è solo un ricordo, a dar filo da torcere al presidente sono altri conservatori, capitanati dal presidente del parlamento Ali Larijani, che ha già dato il via alla lunga campagna elettorale per le prossime presidenziali.
Ahmadinejad in attesa delle parlamentari del prossimo marzo, va avanti per la sua strada, non risparmiandosi tensioni perfino con il Leader Supremo. I nemici, per lui, aumentano costantemente, ma il combattivo Mahmoud, sul suo cammino, continua a trovare tanti amici.
Francesco De Leo
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