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Le sovvenzioni pubbliche all'editoria e i legami tra il gruppo editoriale Rizzoli e la P2

Nel corso di una tribuna politica sulla Rai, il 3 febbraio del 1981 un giornalista chiede a Pannella spiegazioni sulla sua dichiarazione di avere le prove delle "radici chiaramente sindoniane, mafiose, criminali delle fortune dell'impero editoriale più forte d'Italia". Marco Pannella risponde:

Il gruppo editoriale più importante d'Italia, che viene chiamato gruppo editoriale Rizzoli e personalmente ritengo che se la sigla, la ditta è questa sia molto meno chiaro in realtà quale sia la proprietà, si trova a livello dei giochi di proprietà in stretta connessione con quella grande vicenda criminale che il nostro paese ha conosciuto degli agganci con la p2.

Racconta il deputato radicale Massimo Teodori nel dossier P2: la controstoria:

«A noi premeva - dichiara Angelo Rizzoli - che la legge sull’editoria contenesse una modifica al progetto originario. In particolare ci stava a cuore un emendamento che consentisse il consolidamento dei debiti dei quotidiani giacché avevamo interesse a trasformare in esposizione a medio termine a tasso agevolato quella a breve termine che caratterizzava la posizione debitoria della Rizzoli».(33) I punti cruciali sui quali il Parlamento restò a lungo bloccato, per opera dell’opposizione radicale, definita da molti ostruzionismo, furono le norme riguardanti la trasparenza della proprietà, l’inclusione delle Società in Accomandita Semplice, e un emendamento all’articolo 37 chiamato a ragione "cancella debiti". Tutti e tre i punti si riferivano alla situazione della Rizzoli e avevano a che fare con la sua condizione di gruppo che voleva sfuggire ai controlli sulla proprietà pretendendo, di contro agevolazioni e finanziamenti dallo Stato.

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