Barilla: le armi, l'amianto, la censura

Pubblicato il 18 Novembre 2010

Riceviamo e pubblichiamo le due inchieste sulla Barilla del giornalista di Italia Terra Nostra Gianni Lannes.

La prima inchiesta, “Ombre belliche sul made in Italy” denuncia la compartecipazione attiva alla holding alimentare della società Unaxis (Oerlikon-Buhrle) della famiglia elvetica Anda, “nota internazionalmente agli addetti lavori per vendita di armi e ordigni bellici”- dice il giornalista, dalle forniture al Terzo Reich a quelle ai paesi del Terzo mondo, anche sotto embargo, fino alle munizioni all’uranio impoverito utilizzate in Kosovo.

La seconda inchiesta, “Barilla: amianto a perdere”, documenta la massiccia presenza di amianto nello stabilimento situato a San Nicola di Melfi in provincia di Potenza: 9,58 ettari di copertura dell’impianto industriale che produce merendine biscotti e snack. L’amianto è un materiale killer messo al bando dalla legge italiana nel 1992, per questo l’azienda ha l’obbligo di rimuoverlo, per la sicurezza dei prodotti che finiscono nelle case di milioni di italiani, e per quella del 500 operai che in quello stabilimento lavorano. “Nonostante l’holding fatturi milioni di euro e spenda fortune per la pubblicità sui giornali e in tv ad oggi nulla è stato fatto”.

La Barilla, attraverso l’avvocato milanese Mariconda, ha avanzato davanti al Tribunale di Parma un’istanza di sequestro ed oscuramento del sito www.italiaterranostra.it. L’istanza viene rigettata dal giudice. Ma stanotte il sito è stato oscurato. Lannes ha approntato un blog di emergenza, Io sto con Gianni Lannes e la vera informazione!, dove è possibile leggere le due inchieste incriminate, e dove chiede la solidarietà dei cittadini e dei lettori.

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