Brunetta: Sono “Radio Radicale Dipendente”: Non vivo senza la tosse di Bordin

Pubblicato il 20 Maggio 2009

Renato BrunettaRenato Brunetta
In un post sul suo blog così il ministro Renato Brunetta parla di Radio Radicale:

Il post sul blog

Tutti gli interventi di Brunetta nell'archivio di Radio Radicale

«La amo da vent’anni, e non l’ho mai tradita. La amo così tanto che non posso farne a meno: quando sono in casa, in macchina, di notte, appena alzato. Amo Radio Radicale perché è uno strumento fondamentale di conoscenza politica e di informazione. Perché è una radio di libertà, anche se spesso insopportabile per gli eccessi di quella straordinaria personalità che è Marco Pannella. Amo Radio Radicale perché ha tempi lunghi, perché fornisce approfondimenti che non trovi in nessun’altra emittente. Perché so, da buon professore, che grazie a lei s’imparano sempre un sacco di cose. Perché da oltre trent’anni mette in pratica il motto einaudiano del “conoscere per deliberare”.

I miei appuntamenti irrinunciabili con lei sono a mezzanotte, con l’anticipazione dei giornali in edicola, e la mattina presto con la mitica rassegna “Stampa e regime” del direttore Massimo Bordin. Quando giro per l’Italia e non riesco a sintonizzarmi sulle sue frequenze ci resto male: mi sento privato di uno strumento di lavoro, di una voce amica. Mi manca qualcosa e giro nervoso per la stanza con la radiolina in mano, cercando di captare il segnale. Come un rabdomante con il suo bastone alla ricerca dell’acqua, quasi come un drogato alla ricerca della sua dose giornaliera.

I suoi giornalisti sono tra i migliori sulla piazza e negli anni sono diventati i miei compagni di strada. David Carretta, che ogni mattina da Bruxelles propone la lettura della stampa internazionale. E prima di lui Lorenzo Rendi, con la sua trasmissione di geopolitica sui think tank americani. Fiamma Nirenstein che ci parla di Israele o Giovanna Pajetta che ogni giovedì sera da New York ci racconta gli Stati Uniti. Emilio Targia ed Edoardo Fleischner, che la domenica mattina ci iniziano alle nuove tecnologie e all’evoluzione linguaggio multimediale. Non mi perdo neppure la rassegna stampa vaticana curata da Giuseppe Di Leo. Ma sono tutti bravi, a partire ovviamente dal caporedattore Paolo Martini. E persino Claudio Landi, che con la sua rubrica “Cindia” ci informa sulla politica e sull’economia del continente asiatico.

Amo Radio Radicale e il duo bronchenolo Bordin-Pannella, soprattutto quando baruffano. L’ultima loro litigata è stata esilarante e mi ha fatto temere il peggio. Peggio che poi, menomale, non si è verificato. Il suo archivio sonoro accompagna le mie notti insonni ed è un giacimento culturale unico in Italia e probabilmente senza eguali al mondo: a oggi contiene oltre 400.000 media (cassette, nastri, mini-dv, mp3, real audio/video, flash), in parte analogici in via di digitalizzazione e in parte digitali. Una straordinaria cassaforte della nostra storia che custodisce le registrazioni di 65.780 interviste, 14.726 udienze dei più importanti processi, 20.841 dibattiti o presentazioni di libri, 7.450 assemblee, 6.605 comizi o manifestazioni ufficiali, 15.721 conferenze stampa e la voce di ben 158.225 oratori.

Giù le mani da Radio Radicale! Toglietemi tutto, ma non lei. Perché fin dalla mattina del 26 febbraio 1976, quando iniziò a trasmettere da due stanzette a Roma in viale Villa Pamphili, non ha mai smesso di tener fede al suo slogan: “Radio Radicale. La radio che parla e che ascolta. Dentro, ma fuori dal Palazzo”. E dopo questo atto d’amore, cosa aspettate a consegnarmi la tessera ad honorem del suo fan club?»