Bruxelles, Satyagraha, Pace, Nonviolenza. “L’Assurdo ci sfida…”

Di Valter Vecellio - 11 dicembre 2007

La domanda, non infondata, lecita, potrebbe essere questa: ma che vuole Marco Pannella, che cosa chiedono e per che cosa si agitano i radicali? Cosa dicono, cosa fanno, in cosa consiste la loro proposta? Che cosa significa Satyagraha mondiale per la e le democrazie? Che razza di ennesima, complicata, fantastica utopia vanno proponendo? Gli interrogativi degli scettici appartengono al “saggio” e al “ragionevole”. Ma non era né “saggio” né “ragionevole”, per esempio, Cristoforo Colombo, cui “non manca il coraggio o la forza per vivere quella follia”, e, come canta la ballata, “naviga, naviga via/verso un mondo impensabile ancora da ogni teoria…/ sarà forse un’assurda battaglia, ma ignorare non puoi/ che l’Assurdo ci sfida per spingerci ad essere fieri di noi…”.

Ma no: qui non c’è proprio nulla di assurdo; e sono i “saggi” a essere in realtà i veri irragionevoli, gli usciti di senno, quelli che dormendo producono i mostri che sappiamo, vediamo, patiamo.

E’ una “marcia del sale” radicale che viene da lontano, che noi stessi forse, dobbiamo recuperare alla nostra memoria, per impedire che vada smarrita, sia sfregiata, manipolata, falsata. Una “marcia” che, volendo, possiamo far cominciare con la mobilitazione per il cosiddetto progetto Thirrings: sono gli anni Sessanta. I radicali di allora sono appena tornati da Oxford, dove si è tenuta la conferenza mondiale per la pace; e viene fondato da quei radicali il Comitato per il disarmo atomico e convenzionale dell’Europa. Un senatore socialdemocratico austriaco, Hans Thirrings appunto, ipotizza un’area, tra il blocco atlantico e sovietico, di disarmo atomico e convenzionale, nell’Europa centrale. C’era anche la Consulta per la Pace: guidata da Aldo Capitini e dal senatore comunista Velio Spano. Nel corso di una riunione a Firenze, esplode fragoroso il contrasto tra i nonviolenti e i pacifisti filo-sovietici. “Loro” volevano organizzare una campagna strumentale antiatomica, anti-americana e filo-sovietica; i radicali riescono a ribaltare la situazione, perché sulla proposta Thirrings riescono a raccogliere l’adesione di circa quattrocento consigli comunali, e tra le adesioni spiccano quelle di Vittorio Vidali e di numerosi altri esponenti di spicco della federazione comunista triestina. Ecco, per capire quello che dice Pannella quando sostiene la necessità di recuperare, in chiave liberale la parola e la nozione “pace”, e strapparla all’egemonia dei pacifisti, bisogna sapere che è da questo episodio si parte, si può partire.

Alla sede del Comitato per il Disarmo arrivarono migliaia di firme di “semplici” cittadini, di quadri sindacali e di amministrazioni sottoposte a servitù militari. Allora, come ora, ostracismo, indifferenza, ostilità. Non un solo giornale della sinistra riprese l’appello e spiegò ai suoi lettori i termini concreti della proposta, e sì che già allora si proponeva al sindacato e alla sinistra di impegnarsi per la riconversione delle strutture militari in civili. Un tema che a cinquant’anni di distanza è più che mai valido e attuale.

Vengono poi le marce antimilitariste Milano-Vicenza e le successive Trieste-Aviano; marce nelle quali si va rendere onore a tutti i caduti della guerra, a posare un fiore sia sulle tombe degli italiani che dei “nemici” austro-ungarici, e le prime marce per la pace da Perugia ad Assisi. E’ questo il “cemento” su cui poi nasce la straordinaria mobilitazione contro lo sterminio per fame nel mondo: quello straordinario documento politico che è il Manifesto firmato da centinaia di premi Nobel di ogni nazionalità, religione, convinzione politica. Un documento che non lancia un generico appello come tanti, ma contiene precise, concrete indicazioni politiche sul cosa e come fare, fissa dei percorsi, indica delle soluzioni. Un Manifesto che nasce dalla convinzione che la questione deve passare dalle varie istituzioni a livello di governi, parlamenti, opinione pubblica, una nuova, straordinaria battaglia anche per i “luoghi”, e perché le “armi”, gli strumenti della nonviolenza sono molto presenti come “armi” e “strumenti” alternativi. Anche in questa occasione i “pacifisti” brillano per la loro assenza.

Quella straordinaria mobilitazione si dipana all’insegna di uno slogan che non è un semplice slogan: “Si svuotino gli arsenali, si riempiano i granai”. Un appello che per la prima volta era stato lanciato, anni prima, da un generale americano poi diventato presidente, Dwight D. Eisenhower, il primo a lanciare l’allarme sui rischi concreti del complesso militare-industriale: americano e non solo americano, con tutto quello che questo comporta e implica; e che è sotto gli occhi di tutti, ad avere gli occhi e la volontà di vedere le cose per come sono.

Da qui poi si sviluppano le iniziative per Israele e la Turchia nell’Unione Europea; il capodanno del 1991 a Vukovar, al confine con la Serbia, con Pannella e gli altri radicali in divisa mimetica dell’esercito croato; la campagna perché “nessuno tocchi Caino”, anche quando Caino ha il nome e il volto di Saddam; l’impegno per la Cecenia, il Tibet, Cuba, i diritti umani e civili violati e il dovere all’ingerenza che non significa esportare la democrazia, ma sostenere concretamente i democratici che in quei paesi lottano e resistono.

C’è, tra i tanti, un non irrilevante problema. Lo solleva un “navigante” intervenuto nel forum di Radicali Italiani. All’osservazione che “giornali e televisioni hanno ‘disertato’ come meglio non si sarebbe potuto fare la ‘tre giorni’ organizzata dai radicali a Bruxelles”, se ne ricavava una riflessione non infondata e di una legittimità: “Allora giornali e televisioni non italiani hanno disertato come meglio non si sarebbe potuto fare la “tre giorni” organizzata dai radicali a Bruxelles???? E’ così? Se sì, allora il problema è la disinformazione globale sulla attività politica del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito!”.

Mille volte Pannella ha detto che sarebbe necessario, opportuno e urgente che un giornale d’Israele o della Turchia consentisse e desse modo ai radicali o a quanti con i radicali sono d’accordo di potersi esprimere e rendere nota la loro proposta politica. Esiste certamente un problema di poca o nessuna informazione a livello globale, che solo in minima parte con gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia telematica si è in grado di sopperire. Sì, anche questo è un problema con cui dovremo prima o poi fare i conti.