Casini spiazza Bersani: "Nel Lazio meglio Renata Polverini"
Il Secolo XIX
Tra Renata Polverini, candidata dei centrodestra alla guida della Regione Lazio, ed Emma Bonino, radicale, lUdc sceglie di allearsi con la prima: «Se sono questi i due candidati» ha spiegato, ieri, Pier Ferdinando Casini, davanti alle telecamere dei Tg 2. Il motivo: «Sia per il lavoro che ha svolto alla guida dellUgl, sia per la battaglia che sta combattendo a favore della introduzione del quoziente familiare. In Puglia abbiamo già deciso di appoggiare il candidato del Pd perché è un moderato. Noi vogliamo che finisca questo falso bipartitismo» ha aggiunto ancora il leader centrista. Ma cè quella premessa («Se questi sono i candidati») che dice tutto sullattuale potere di condizionamento che ha lUdc. Nel centrosinistra, infatti, si considera la risposta di Casini come un invito a scegliere subito. Ed il Pd si spacca tra chi vorrebbe puntare sulla Bonino, e recuperare a sinistra quello che iUdc potrebbe aggiungere allattuale maggioranza: «Ottima candidatura, credibile, con un pedigree perfetto» applaude Furio Colombo, deputato; «Una persona di grandi qualità morali ed umane», dice Maria Pia Garavaglia, senatrice. «Emma e Nicola Zingaretti (incaricato dai democratici di "esplorare" le possibili alleanze, ndr.) - fa sapere Marco Pannella, storico leader radicale - si sono sentiti telefonicamente. Nel Pd non ci sono opposizioni preconcette nei confronti della Bonino». Ma cè anche chi, nel partito, tira nel senso contrario, per stringere unintesa con i centristi che regga, in prospettiva, anche per le politiche: «La Bonino va benissimo per perdere» taglia corto Enzo Carra. «Se il Pd appoggiala Bonino, allora lascio il partito. Con tutto il rispetto per la persona, come posso appoggiare chi ha idee così diverse dalle mie», minaccia Paola Binetti, portabandiera dei "teodem". Ora Zingaretti ha un problema in più: cercare di mediare non solo con i futuri alleati, ma anche, se non soprattutto, allinterno. Le parole di Casini hanno avuto un effetto analogo anche nei centrodestra. La “politica dei due forni” piace al Pdl perché significa che lUdc non è ancora alleato preferenziale dei centrosinistra. Ed allora si spinge sullacceleratore per evitare lintesa Casini-Bersani: «Non cè proprio una strategia comprensibile nelle opposizioni: inseguono aggregazioni confuse e pasticciate» è il commento ufficiale dei Pdl con il portavoce Daniele Capezzone. E cè, anche qui, chi spera che, alla fine sia proprio la Bonino la candidata dei Pd per mettere i bastoni nelle ruote dellopposizione: «Sarebbe un errore sottovalutare la Bonino: è una candidatura di valore che darà spessore alla sfida con la Polverini» spiega Fabrizio Cicchetto, capogruppo Pdl alla Camera. Ma poi, off record, lammissione: «Lei non ci preoccupa» dice il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Per capire quale possa essere il peso dellUdc alle prossime regionali basta dare unocchiata ai sondaggi che circolano, in queste ore, in tutte le segreterie dei partiti. A cominciare dalia Liguria dove i centristi "valgono" il 4% e sono in grado di far pendere una bilancia da una parte o dallaltra. In Piemonte, se lUdc riuscirà ad imporre al Pd la rottura dellalleanza con la sinistra, per Mercedes Bresso, già candidata, potrebbero esserci speranze che ora, gli istituti di sondaggio non le concedono. In Campania la situazione è più complicata: il centrosinistra, maggioranza uscente, è dato perdente in qualunque combinazione e difficilmente Casini accetterà di stringere una intesa votata alla sconfitta.




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