Caso De Magistris

Di Franco Bechis - 10 ottobre 2007

Sono davvero pochi e assai generici gli addebiti mossi dagli ispettori del Ministero di Grazia e Giustizia nei corposi faldoni inviati al Csm per chiedere il trasferimento del pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Accuse di persone e personaggi da lui sottoposti ad indagine, censure sul bon ton seguito durante gli interogatori, sospetti sul furto di un computer di un suo collaboratore di polizia giudiziaria: Ma tutto il trambusto si poggia innanzitutto su un’accusa principale: qella di avere causato fuga di notizie su interogatori, perquisizioni e avvisi di garanzia privilegiando alcuni giornalisti, in primis Carlo Vulpio del Corriere della Sera. Per provare questo De Msagistris è stato intercettato. Sì, proprio così. Il cuore delle accuse nei confronti di De Magistris è tutto lì: una fuga di notizie. Più o meno quella per cui bisognerebbe trascinare davanti al Csm mezza magistratura italiana. Perchè non è certo una novità delle ultimissime ore che le notizie fuggano dal seno delle procure italiane. La prova regina però, quella che agita i numerosi faldoni inviati al’ultimo minuto alla commissione disciplinare del Csm, è non solo riferita ad un “delitto”così comune, ma legata a vere e proprie intercettazioni (e pedinanemneti) nei confronti del magistrato di Catanzaro. Il ministro infatti lo accusa sulla base di brogliacci raccolti dalla procura di Matera, grazie ad un’indagine aperta su querela di parte, presentata dal sindaco della città ed ex componente del Csm, Nicola Buccico (AN). É stato lui a presentare querela per diffamazione nei confronti di De Magistris e di giornalisti che avevavno rivelato atti di un’inchiesta che coinvolgeva lo stesso Buccico. Un diritto dell’uomo politico, naturalmente. Si è mai visto però un sospettato per diffamazione essere pedinato, controllato e intercettato? No, non si è mai visto. Altrimenti ci vorrebbe l’intero esercito italiano per stare dietro ai millle e più giornalisti querelati per diffamazione. Nel caso di De Magistris, proprio per effettuare quelle intercettazioni, si è ipotizzata addirittura l’associazione a delinquere fra il pm ed i giornalisti che si occupavano delle sue inchieste. Associazione a delinquere finalizzata naturalmente alla diffamazione. È stato il cavallo di Troia per mettere con le spalle al muro il magistrato. Ed è la leva principale del dossier del ministero nei confronti di De Magistris perchè (ho letto tutta la documentazione), il resto è assai fumoso e molto opinabile. A leggere quelle pagine resta l’impressione di un eccesso di acrimonia nei confronti di quel magistrato, preso di mira come capro espiatorio in una battaglia assai simile a quella vista nel 1992: antipolitica e magistrati da un lato, altre caste dall’altra. Curioso che a firmare gli atti sia proprio la principale vittima di questo clima, quel Clemente Mastella contro cui si è esercitata un’indegna campagna…