Caso De Magistris: Il Contesto
Maurizio Bolognetti è segretario di Radicali Lucani
“Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, “A ciascuno il suo”, “Il giorno della civetta”: tre perle del nostro cinema. Li citerei tutti per descrivere il contesto nel quale navighiamo e, in qualche caso, galleggiamo. Per rendere atmosfere e odori di un Mezzogiorno devastato dalla corruzione e da un insopportabile livello di degrado della vita politica, istituzionale e sociale.
Raccontarlo non è facile, ma ci abbiamo provato. Avremmo potuto rassegnarci, come fanno tanti, e cadere in quello stato di apatia e di ignavia che appartiene a tanti, ancora troppi, a tutti coloro che si limitano a ripetere, quasi fossero un coro di una qualche tragedia greca: “si sapeva, è sempre stato così.”
La lupara bianca in Basilicata è la morte civile decretata nei confronti di chi si fa carico di denunciare il malcostume dilagante, una classe partitocratica dedita solo a spartirsi il bottino, una casta giudiziaria che viaggia a braccetto con coloro che dovrebbe perseguire. Leggere le conversazioni tra un cancellerie del Tribunale di Lagonegro e un pezzo da novanta della magistratura fa venire la pelle d’oca, e finisci col chiederti se davvero può esserci una giustizia in certe Procure. A giudicare dalle tabelle pubblicate questa settimana dall’Espresso, il Sud e città come Potenza, Catanzaro, Reggio Calabria sembrano essere quasi immuni dal fenomeno della corruzione. Domanda: Siamo più virtuosi dei milanesi e dei finlandesi? Francamente non credo. Le risposte vanno cercate altrove. Ma forse è proprio per mantenere basse le statistiche inerenti le condanne per corruzione, che ci si premura di bastonare gli inquirenti che decidono di far luce sulla gestione della cosa pubblica, dei denari pubblici. Sarà per questo che il sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, viene sottoposto ad una costante opera di sorveglianza(esterna ed interna). Il sostituto procuratore del Tribunale di Bari, Francesco Bretone, ha scritto: “Ci si potrebbe chiedere cosa mai oggi sta succedendo in Calabria. Cosa c’è di diverso rispetto a qualche anno fa.
Forse solo ora si sono accorti che pochi, molti chissà, sicuramente sempre troppi, magistrati non hanno fatto il loro dovere….Se il procuratore di Crotone fu mandato via perché bloccava le inchieste su alcuni personaggi, lo si deve solo e unicamente a un giovane collega venuto da Matera, Vincenzo Montemurro, che ostinatamente lo denunciò al C.S.M.”
Mentre viviamo immersi in atmosfere degne de “Il Giorno della civetta”, mentre i non allineati vengono di fatto banditi dalla vita sociale e identificati come soggetti “pericolosi”, che vanno messi nella condizione di non nuocere, il Ministro Mastella e i suoi ispettori non hanno niente di meglio da fare e da proporre se non il trasferimento di un sostituto procuratore che si occupa della corruzione sistemica che ci sta lentamente strangolando.
Grave colpa quella del Pm De Magistris, l’aver voluto puntare la sua attenzione anche su certi verminai presenti in qualche Procura lucana. Forse dobbiamo rassegnarci all’idea che in questo Paese esiste una casta di intoccabili, di cittadini, che pur non essendo al di sopra di ogni sospetto, sono sicuramente al di sopra della legge. Rassegnarci ad una singolare interpretazione della parola garantismo, che pronunciata da certe bocche assume il significato di impunità. Sono tra coloro che hanno fatto della battaglia per una giustizia giusta una ragione di vita; sono tra coloro che hanno raccolto firme per la separazione delle carriere e per abolire gli incarichi extragiudiziari – ahi la pax mastelliana, ahi la lottizzazione del Ministero di Grazia e ingiustizia – ma di fronte a certi figuri, che invocano il nome di Enzo Tortora, mi chiedo cosa significhi per lor signori la parola garantismo. Qualcosa manca in queste giornate in cui si riempiono le piazze: una seria riflessione sulle cause scatenanti del disastro che abbiamo sotto gli occhi.
Abbiamo tentato, finora invano, di riflettere su temi come l’istituzione di una Anagrafe pubblica delle attività degli eletti, e oso sperare che su questo, prima o poi, si rifletta.
Siamo noi, voglio ricordarlo a me stesso, quelli che hanno convocato milioni di cittadini attraverso varie tornate referendarie per poter discutere di giustizia e diritti civili.
Voglio ribadirlo: è difficile allontanare la sensazione di una giustizia forte con i deboli e debole con i forti. Del resto, l’amnistia clandestina e di classe oggi garantisce prescrizione e impunità a chi può permettersi l’avvocato buono, e in qualche caso con buone entrature presso le Procure e i Tribunali(a buon intenditor poche parole). Siamo, credo, sia pur senza ricorrere a semplificazioni, coloro che in questo Paese rappresentano e tentano di dar corpo ad un’alternativa. Un’alternativa all’Italia delle caste.


