“Caso De Magistris”: “Là, dove fanno il deserto, dicono che c’è la pace”
Il ministro Mastella e il pm De MagistrisIl Ministro Mastella e i suoi ispettori sono proprio dei buontemponi; forse potrebbero addirittura proporsi per una puntata di Zelig. Dopo aver letto sulla stampa nazionale e locale alcune delle motivazioni, che dovrebbero fare da pezza d’appoggio per giustificare la richiesta di trasferimento cautelare del sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, non so se ridere o piangere. Di certo c’è da restare increduli. Quando leggo che le indagini condotte da De Magistris avrebbero provocato “gravissime conseguenze sull’amministrazione della giustizia penale in Basilicata”, inizio a pensare che Mastella e i suoi ispettori, in realtà, siano stati ingaggiati dagli autori di una nota trasmissione televisiva in onda sull’ammiraglia delle reti Mediaset. Vedrete, prima o poi, Mastella e Miller chiameranno De Magistris e diranno: “sorridi sei su scherzi a parte!!!” “Gravissime conseguenze sull’amministrazione della giustizia penale in Basilicata”! Che strano, e io che pensavo che la giustizia penale in Basilicata versasse in uno stato comatoso da molto prima che si aprisse il fascicolo “Toghe lucane”. In un’ intervista rilasciata ad Antonella Grippo, De Magistris dichiara: “Il termine di sceriffo o giustiziere accostato a quello di pubblico ministero è estremamente pericoloso. Il pubblico ministero deve avere sempre nella propria cultura quella della garanzia dei diritti di tutti, sia degli indagati, degli imputati come delle persone offese. Quindi assolutamente non deve mai apparire questa concezione di tipo poliziesco.” Che dice signor Ministro? Questo è un “inammissibile sfogo”, o forse c’è solo da prendere atto dell’alta concezione che il Pm esprime della sua funzione? Due o tre interviste, in cui il Sostituto Procuratore non entra mai nel merito delle inchieste condotte, assurgono ad elemento per chiedere un “trasferimento cautelare” d’urgenza!!!
E già, perché il Ministro e gli ispettori, nel tentativo di giustificare il “provvedimento cautelare”, parlano anche di “inammissibili sfoghi”, di pubbliche esternazioni. Insomma, un Pm sottoposto per mesi, se non per anni, ad una quotidiana opera di delegittimazione deve stare zitto, deve tacere e magari aspettare in silenzio che un qualche ispettore, o lo stesso Ministro, si decidano a prendere atto di una realtà, quella della Procura della Repubblica di Catanzaro, davvero inquietante. Perché certo il signor Ministro Mastella non ha avuto né “cautela”, né “urgenza”, quando ha appreso che dall’interno della Procura di Catanzaro c’era chi si premurava di avvertire gli indagati dell’imminenza di perquisizioni disposte nell’ambito dell’inchiesta Poseidone. Nessuna cautela quando ha appreso dell’amicizia tra Pittelli e Lombardi; quando ha saputo che il figlio della compagna del Procuratore Lombardi è socio in affari con l’avvocato Pittelli. Nessuna “cautela” e nessuna “urgenza” quando la Procura di Matera, dove operano magistrati coinvolti nell’inchiesta “Toghe lucane”, ha deciso di ascoltare le conversazioni di De Magistris e del capitano dei carabinieri Pasquale Zacheo, che indaga in Basilicata per conto del sostituto procuratore di Catanzaro. Proprio non riesco ad allontanare la sgradevole sensazione che il provvedimento adottato dal signor ministro abbia quale unica finalità quella di bloccare le indagini sul malaffare in Calabria e Basilicata. Un provvedimento teso a difendere le cosche partitocratiche che hanno saccheggiato questo nostro mezzogiorno. Un messaggio chiaro quello del ministro: in Italia esiste una casta di intoccabili. Altrettanto chiaro è il messaggio dell’ANM, con il suo assordante silenzio. Ma altrimenti a cosa sarebbe servita la “Pax mastelliana”, quell’autentico capolavoro degno di figurare in una ideale antologia della lottizzazione.
E se noi raccontassimo agli ispettori e al sig. Ministro quello che scrive Donatella Di Stasio sul Sole 24 Ore del 21 settembre, riportando i contenuti di una conversazione con Emilio Sirianni, giudice del lavoro a Cosenza? Scrive la Di Stasio: “Il suo non è un racconto di veleni o di corvi, di faide o di lotte di potere. Ma di una magistratura che – per indifferenza o pigrizia, per paura o connivenza, per furbizia o conformismo – gira la testa dall’altra parte, strizza l’occhio ad alcuni imputati, non vigila e non fa domande sulle anomalie dell’ufficio. E “che accetta – dice Sirianni – l’umiliante baratto fra la convenienza personale e la rinuncia a qualsiasi prospettiva di cambiamento, perché l’unico cambiamento immaginabile è il premio di essere trasferito nell’agognata sede agiata”. Una magistratura, insomma, incapace di “autogovernarsi”, qui più che altrove, e che contribuisce a indebolire la credibilità dello Stato…[]Come quando, morto il Procuratore Rocco Lombardo, la Procura di Locri fu lasciata reggere per mesi da un giovanissimo collega e solo quando fu trasferito venne finalmente affidata a uno dei più esperti P.M. della Procura di Reggio Calabria, il quale accertò, a fine 2003, l’esistenza di 4.200 procedimenti con termini di indagine scaduti da anni, su un totale di 5.000, e di circa 9.000 procedimenti ‘fantasma’, cioè risultanti dal registro ma inesistenti in ufficio. Dati, peraltro, già riscontrati in un’ispezione del 2001, senza che nulla accadesse”. E parlando del Tribunale di Locri, la memoria corre inevitabilmente al delitto Fortugno e al dr. Giuseppe Creazzo, che per accorrere al capezzale di Mastella, e poter sedere nelle dorate stanze di via Arenula, ha lasciato le indagini sul delitto Fortugno, proprio mentre le stesse si trovavano in un momento topico. E di citazione in citazione arriviamo a Stefano Racheli, sostituto procuratore presso la corte d’appello di Roma, che scrive: “L’A.N.M.[Associazione Nazionale Magistrati] è gestita democraticamente? Metto le mani avanti e dico subito che questo scritto non vuole avere il sapore di un’accusa, ma, se mai, intende essere il grido di chi cerca di capire dove e come le buone intenzioni iniziali (quelle proprie delle “correnti” sul loro nascere) abbiano finito per lastricare una strada per l’inferno (un C.S.M. [Consiglio Superiore della Magistratura] dominato dalla regola dell’«appartenenza»).Giuste o sbagliate che siano le mie considerazioni, esse sono innanzitutto un’autocritica – assai più che un’accusa a qualcuno – essendo io convinto che numerosissimi siano i magistrati desiderosi di un profondo rinnovamento.” Chi sa? Forse dopo aver letto quanto riportato, il sig. Ministro e dr. Miller inizieranno a dare la “caccia” anche a Racheli e Sirianni: ne sarei oltremodo dispiaciuto, perché penso che un magistrato, al pari di qualsiasi cittadino, abbia il sacrosanto diritto di poter esprimere le proprie opinioni, e il dr. De Magistris, in quelli che vengono definiti “sfoghi”, ha espresso opinioni e non è mai entrato nel merito delle indagini condotte. L’ho detto e lo ripeto: se le manovre in corso per sottrarre a De Magistris le indagini di cui è al momento titolare dovessero realizzarsi, saremmo costretti a registrare il definitivo decesso della Repubblica in seno a certe Procure, e l’ulteriore consolidamento di un sistema di potere corrotto e corruttore, incapace di garantire l’affermazione dello Stato di diritto. Saluto il signor Ministro con una citazione che ritengo quanto mai appropriata. Si tratta delle parole che Tacito fa pronunciare a Calgaco nel corso di un discorso contro i Romani:….“I Romani… predoni del mondo, dopo che per le loro devastazioni non trovano più terre da conquistare, perlustrano il mare. Avidi se il nemico è ricco, tracotanti se è povero. Tali che né l’oriente, né l’occidente potrebbero mai saziarli. Soli fra tutti bramano con pari avidità il dominio sui ricchi e sui poveri. Rubare, trucidare, devastare, con falsa denominazione chiamano tutto ciò “diritto dell’autorità”, e là, dove fanno il deserto, dicono che c’è la pace”.
Di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Rnp e Segretario Radicali Lucani







