Caso Tobagi: interpellanza dei radicali su esplosivo documento riservato dei carabinieri che smentisce le verità ufficiali sull'omicidio del giornalista

Di Elisabetta Zamparutti - 19 settembre 2008
Walter TobagiWalter Tobagi

La vicenda di Walter Tobagi, il giornalista ucciso nel maggio 1980 dalla “Brigata 28 marzo”, un gruppo capeggiato dal terrorista Marco Barbone, a distanza di quasi trent’anni continua a suscitare interrogativi e anche interrogazioni parlamentari. Come quella depositata oggi alla Camera dei Deputati da Elisabetta Zamparutti e dagli altri eletti radicali nelle liste del PD.

L’interpellanza, rivolta al Presidente del Consiglio, al Ministro della Giustizia e a quelli dell’Interno e della Difesa, riepiloga la vicenda che seguì all’omicidio del giornalista milanese e chiede “nel pieno rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e a prescindere dall’esito dei processi in corso, quali iniziative i Ministri interrogati intendano eventualmente assumere a tutela del diritto dei cittadini a essere informati e a conoscere la verità su uno dei più inquietanti casi degli anni terribili della storia d’Italia.” I deputati radicali chiedono, in particolare, “se i Ministri interrogati intendano, con ogni misura di loro competenza, riscontrare i riferimenti espliciti e inequivocabili fatti da testi e imputati davanti al tribunale di Monza… e - ad avviso dell’interpellante - colpevolmente trascurati, a partire dal contenuto delle informative secondo le quali si sarebbe saputo in anticipo di mesi i nomi dei terroristi che stavano progettando l’attentato a Tobagi e che poi effettivamente l’uccisero, per finire al contenuto del documento presentato dal generale Bozzo davanti al Tribunale di Monza nella udienza del 16 aprile scorso secondo il quale gli sarebbero state date dai suoi superiori indicazioni per fornire, se interrogato dalla magistratura, la versione ‘concordata’ sulle indagini.”

Nella interpellanza viene richiamata la testimonianza di un sottufficiale dell’Arma dei carabinieri, Dario Covolo, detto “Ciondolo”, all’epoca incaricato di tenere i rapporti con un inflitrato-informatore nei gruppi armati della sinistra, Rocco Ricciardi. “Sulla base delle confidenze del terrorista – scrivono i deputati radicali - Covolo avvisò i suoi superiori di un progetto di attentato contro Tobagi sei mesi prima dell’attentato, senza che venissero però presi adeguati provvedimenti per salvargli la vita.” La vicenda è stata ricostruita e documentata dal giornalista Renzo Magosso, prima in un libro e poi sul settimanale Gente diretto da Umberto Brindani, “con il risultato paradossale”, secondo i deputati radicali, che i due giornalisti sono stati processati per diffamazione e condannati in primo grado dal Tribunale di Monza, mentre Covolo è attualmente processato nel tribunale di Monza, dove il prossimo lunedì 22 settembre si terrà l’udienza conclusiva. In quest’ultimo processo “è emerso ora un fatto nuovo”, giudicato dai Radicali “grave e sconvolgente”. “Il generale Niccolò Bozzo – è scritto nell’interpellanza dei Radicali -, all’epoca dei fatti stretto collaboratore del generale Dalla Chiesa, sentito come teste, ha presentato un documento riservato preparato dai suoi superiori, nel quale venivano date indicazioni a Bozzo per fornire, se interrogato dalla magistratura, la versione ‘concordata’ sulle indagini.” “In particolare, si raccomandava a Bozzo di rispondere, se interrogato al riguardo, che Barbone avesse confessato spontaneamente senza che su di lui vi fossero prove di alcun genere circa l’omicidio Tobagi.” “Ma nello stesso documento – scrivono i Radicali nell’interpellanza - si attesta una verità diversa, dato che vi si afferma che «in data 5.6.80 (una settimana dopo l’omicidio) iniziano pedinamenti Barbone (a tale data risale anche la prima relazione di servizio)».” “Si tratta di una smentita clamorosa della verità ufficiale, per come sinora conosciuta,” affermano i Radicali. “In particolare – secondo i radicali - viene smentita la posizione della Procura milanese, la quale ha sempre affermato che la confessione e collaborazione di Barbone era da ritenersi eccezionale, inaspettata e spontanea (tanto da avergli guadagnato eccezionali benefici giudiziari ed evitato pesanti condanne), essendo invece avvenuta solo dopo ben 4 mesi dalla data di inizio dei pedinamenti e controlli a suo carico quale sospetto per l’omicidio Tobagi.”

In allegato interpellanza


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