“Caste & Condor”. Il dibattito sulla crisi della democrazia

Pubblicato il 1 Giugno 2007

Altre pagine di questo documento:

  1. “Caste & Condor”. Il dibattito sulla crisi della democrazia
  2. Dati sul finanziamento alla politica in Italia
  3. Proposte radicali sui costi della politica
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Il giorno della presentazione delle proposte di legge per il contenimento dei costi della politica, RadioRadicale.it propone un approfondimento attraverso materiale d'archivio e recenti articoli di giornale.

In anteprima, per gentile concessione dell'autore, pubblichiamo una riflessione del professor Pier Vincenzo Uleri che prone il tema della riforma dell'istituto referendario proprio alla luce del recente dibattito sulla perdita di credibilità della politica.

Uleri è il più noto studioso italiano dell’istituto referendario in ottica politologica e comparativa.

Bibliografia

«La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili», Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella Rizzoli 2007

«La Democrazia che non c’è» di Paul Ginsborg, Einaudi, 2006

«Risorse per la politica. Il finanziamento dei partiti fra tradizione e innovazione» di Borioni Paolo, Carocci, 2005

«Il costo della democrazia. Eliminare sprechi, clientele e privilegi per riformare la politica» di Cesare Salvi, Massimo Villone, Mondadori, 2005

«Fiat quanto ci costi? Come la grande industria italiana privatizza i profitti e socializza le perdite a spese dei contribuenti» di Michele De Lucia, Stampa Alternativa, 2002

«Finanziamento dei partiti politici e delle campagne elettorali» di Ingrid Van Biezen Sapere 2000 Ediz. Multimediali

«Lo spreco. Italia: come buttare via due milioni di» di Gian Antonio Stella, Baldini, Castoldi Dalai, 2000

«Soldi &Partiti – Quanto costa la democrazia in Italia?» Massimo Teodori, Ponte alle grazie, 1999

«Il paese del non fare. Dal ponte sullo Stretto al giubileo. Viaggio nell’Italia delle occasioni mancate» di Negri Giovanni Ediz. Ponte alle Grazie 1999

La Casta vs. Le Caste? Frammenti di riflessioni

di PierVincenzo Uleri

Alcuni mesi fa (ai primi di ottobre 2006), intervenendo (fatto del tutto inconsueto per chi scrive) nel dibattito interno alla Rosa nel Pugno avevo suggerito che il contributo di parte Radicale alla definizione di una piattaforma elettorale per le elezioni amministrative della primavera del 2007, avrebbe potuto caratterizzarsi per proposte in tema di:

«Costi della democrazia e costi delle oligarchie»;

«Referendum e Iniziative per il controllo del governo locale».

Quell’intervento era puramente “accademico” (nell’accezione più banale e corrente del termine) considerato il fatto che, dagli anni Settanta in poi, il PR è stato generalmente alieno da una regolare partecipazione a elezioni di carattere amministrativo. Unica vera eccezione il tentativo non riuscito fatto in occasione delle elezioni regionali del 2000.

Dopo alcuni mesi è possibile ritornare su quel suggerimento per proporre qualche frammento di riflessione aggiuntivo, rivolto esclusivamente ai Radicali che mi piace immaginare Liberali e Federalisti: basta e avanza davvero.

«Costi della democrazia e costi delle oligarchie»

Nel corso degli ultimi mesi il tema dei «costi della politica» è venuto progressivamente alla ribalta del dibattito pubblico grazie anche al volume dei senatori Cesare Salvi e Massimo Villone, Il costo della democrazia (Mondadori, novembre 2005) ma soprattutto di una serie di articoli che Sergio Rizzo e Antonio Stella hanno pubblicato sul Corriere della Sera e poi raccolto nel volume La Casta (RCS, maggio 2007). Ma anche altri giornalisti su altri quotidiani hanno pubblicato articoli assai interessati sui “costi della politica”. È bene ricordare come lo stesso Antonio Stella avesse già pubblicato qualche anno prima un libro, Lo Spreco – Italia: come buttare via due milioni di miliardi (2001), i cui contenuti sarebbe indispensabile tenere presenti congiuntamente a quelli de La Casta. Mi sembra invece che Lo Spreco non avesse suscitato l’interesse che pure meritava e merita: infatti, autori dello Spreco sono, non di rado, componenti de La Casta. Così che, almeno così a me sembra, il problema non è tanto La Casta in sé e per sé, quanto Lo Spreco che essa combina, dove per Spreco possiamo intendere, in senso lato, la dilapidazione di quote e componenti più o meno consistenti di Res Publica.

Forse è superfluo, tuttavia è bene sgombrare il campo da semplicismi e sensazionalismi di qualsiasi sorta. Quando parliamo di “costi della politica” non siamo in presenza di una “società civile” tutta buona vessata da un ceto politico tutto cattivo. Buoni e cattivi stanno su entrambi i lati del fronte. Un fronte i cui confini non sono sempre nettamente distinguibili. Quando parliamo di «Costi della democrazia e costi delle oligarchie» deve essere chiaro che il problema è quello di salvare il bambino della buona politica e della buona società civile e buttare l’acqua sporca della cattiva politica e della cattiva società civile. D’accordo, si dirà che è un vasto programma … ma anche questo come l’intervento di alcuni mesi fa è puramente “accademico”.

Il rapporto tra potere e danaro è antico quanto la storia umana. Per una riflessione accademica, nel senso migliore del termine, si può vedere il volume di Domenico Fisichella, Il denaro e la democrazia. Dall’antica Grecia alle multinazionali (1990 e successive ristampe ed edizioni). Il potere democratico non è certamente immune da distorsioni, abusi e privilegi.

In termini di osservazione empirica e denuncia di fatti e di dati possiamo ricordare che qualche hanno fa erano stati pubblicati i volumi di Raffaele Costa un ex-deputato del Pli che i Radicali ben conoscono: L’Italia degli Sprechi (Mondadori 1998) e L’Italia dei Privilegi (Mondadori 2002); altri libri di altri autori potrebbero essere ricordati. Della dilatazione del ceto politico a livello regionale e locale trattava già in maniera sintetica la Fondazioni Rosselli nel suo Primo Rapporto sulle Priorità Nazionali – Le Istituzioni (Mondadori 1993).

Perché, dunque, solo oggi il tema sembra ottenere un certa attenzione da parte dell’opinione pubblica (espressione certo assai vaga)? Per quanto tempo ancora una parte dell’opinione pubblica presterà attenzione alla questione? Quali efficaci misure saranno effettivamente attuate per limitare sia pure assai parzialmente sprechi, abusi e privilegi? Mi sembra realistico pensare e ipotizzare che poco o niente cambierà. Resta da vedere se qualche iniziativa possa essere tentata, come e da parte di chi.

Tra i Radicali il tema dei costi della politica è stato recepito e rivendicato come appartenente alla loro storia politica. L’attenzione si è tradotta anche in specifiche proposte di legge parlamentare. Tuttavia si obietta, da parte Radicale, che non vi è solo una casta, quella dei politici, ma più caste. Ad esempio gli strali di Marco Pannella si indirizzano in maniera particolare sulla “casta dei magistrati”: Pannella ricorda sempre che l’indennità dei parlamentari è legata a quella dei magistrati. Lo ricorda anche Stella in calce alla tabella Gli stipendi dei parlamentari dal 1948, nell’Appendice de La Casta (mancano sia il numero della Tabella che quello della pagina e quindi ci vogliono 10 secondi di pazienza per trovarla).

Possiamo facilmente convenire che non c’è solo La Casta dei politici, ma occorre riconoscere che essa è probabilmente la casta cruciale (potremmo dire che è “la casta generale”) per la qualità della democrazia: solo chi mette ordine in casa propria può legittimamente mettere ordine in quella degli altri. Del resto nel cap. 14 del libro di Rizzo e Stella si parla anche di «Una casta nel cuore della Casta- Perché i Grand Commis sono quasi più potenti dei ministri» e in altri punti si parla dei privilegi dei membri della Corte Costituzionale e via enumerando.

Rizzo e Stella peraltro precisano che non è loro intenzione fare di tutta un’erba un fascio. Mentre da parte di qualche Radicale si è obiettato invece che Rizzo e Stella facciano di tutta un’erba un fascio specie per quanto concerne il finanziamento statale dei partiti. I Radicali rivendicano la loro storia politica contro il finanziamento statale dei partiti, in particolare con i referendum promossi e poi votati nel 1978, nel 1993 e nel 2000, bilanci trasparenti.

Non vi è dubbio che il punto di partenza di una campagna politica sui Costi e Sprechi delle Oligarchie deve essere certamente il tema dei finanziamenti della politica e dei partiti. Forse non a caso, nel volume di Cesare Salvi e Massimo Villone, Il Costo della Democrazia, il primo capitolo è dedicato al Finanziamento statale dei partiti: vita, morte e resurrezione. Considerata l’attenzione Radicale al tema mi chiedo: c’è già o ci sarà alla Camera dei Deputati una proposta di legge promossa dai deputati Radicali sul finanziamento privato e statale dei partiti politici? Sarà una proposta di bandiera o sarà un tema importante dell’azione politica Radicale nella Legislatura?

Mi sembra di ricordare che alla fine degli anni Settanta in Parlamento fu presentato un progetto di legge, credo primo firmatario Sergio Augusto Stanzani Ghedini (un deputato non due come talvolta qualche giornalista poco informato mostrava di pensare). Non so in che misura ci siano in quel progetto idee ancora valide, ma se dovessi istruire la pratica partirei da lì.

A parte qualche testo giuridico, certamente utile e importante, non ci sono, in italiano, molti testi sull’argomento, ne menziono solo due.

Quello di Massimo Teodori, che sull’esperienza italiana mi sembra ancora il più informato e utile, Soldi &Partiti – Quanto costa la democrazia in Italia? (1999). Il libro di Teodori contiene un’appendice con un testo provvisorio in tema di: Norme per il finanziamento volontario dell’attività politica. Presumo vi siano proposte meritevoli di essere riprese e valutate con la necessaria attenzione, probabilmente da aggiornare ed integrare.

Il secondo testo è quello di una studiosa esperta in materia, Ingrid Van Biezen, Finanziamento dei partiti politici e delle campagne elettorali – linee direttrici, (2003, tr. it. 2004, Sapere 2000), che su incarico del Consiglio di Europa ha redatto un Rapporto molto essenziale articolato in 20 punti specifici.

Ecco, essendo senza arte né parte, partirei da lì per approfondire i molteplici aspetti della questione e poi formulare una proposta politica da tradurre in un progetto di legge. Sarebbe bene intanto che rimanesse agli atti del Parlamento italiano la proposta dei Radicali. Pura testimonianza? Certo il rischio è quello, ma anche le testimonianze sono importanti. Poiché tra gli istituti referendari previsti dalla costituzione italiana a livello nazionale non esiste il c.d. referendum propositivo non rimane forse altra possibilità, a me sembra, che quella di raccogliere le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare. Ulteriore forma di pura testimonianza? Probabilissimo. Però, con i necessari compromessi che l’azione politica comporta, se il progetto e l’iniziativa popolare coinvolgessero una pluralità di personalità, gruppi e movimenti, forse non si tratterebbe di pura testimonianza.

C’è un’altra cosa che i Radicali potrebbero forse utilmente fare sul piano dell’informazione e della comunicazione politica: produrre un Rapporto Completo su i Finanziamenti, i Costi e le Spese delle Strutture e della Politica Radicale, da dare alle stampe in 800 – 1000 copie da distribuire in libreria; penso che la prima tiratura sarebbe esaurita in breve tempo. Una sfida politica a sé stessi credo, ma soprattutto agli altri partiti: potrebbe sortire conseguenze al momento non prevedibili ma probabilmente desiderabili. Un’operazione di trasparenza alla quale invitare tutti. I partiti, dapprima, ma non solo.

Se le organizzazioni sindacali ricevono, a vario titolo (vedi ad es. CAF), risorse finanziarie dalle casse dello Stato, occorre riproporre il tema della pubblicità dei loro bilanci. Forse anche loro sono, almeno in parte, un po’ Casta.

È possibile stabilire il principio che chi ottiene finanziamenti statali sia obbligato a rendere pubblici i suoi bilanci, a livello nazionale così come a livello regionale e locale? Faccio un esempio del tutto a caso: Legambiente ottiene a vario titolo risorse finanziarie dalle casse dello Stato? Se sì, rende pubblici i suoi bilanci? È solo un esempio puramente “accademico” tanto per rendere l’idea …

Troppa carne al fuoco? Certamente sì. Ma poiché la scrittura virtuale non spreca carta, sia pure riciclata, possiamo allentare le briglie della fantasia: costa solo il tempo della scrittura per l’autore e della lettura per qualche improbabile quanto virtuale lettore.

Confesso che, per deformazione “artigianale”, quelli dei costi dei partiti e delle indennità dei parlamentari italiani sono i temi che mi appassionano meno (eccetto le indennità dei parlamentari italiani al Parlamento europeo, per un fatto, come dire, di “buon gusto”, imposto dal confronto con le indennità dei deputati degli altri Paesi membri dell’Unione; mi chiedo se vale anche per queste indennità il criterio dell’aggancio allo stipendio dei magistrati. Se non è quello il criterio allora sarebbe utile sapere qual è e dire se va bene oppure no).

Un altro tema al quale si potrebbe cominciare a pensare di porre finalmente rimedio è quello delle Province: «Le Province sono inutili? Aumentiamole. Tutti i falliti tentativi di abolirle: servono a distribuire posti» (Cap. 17 del volume La Casta). I titolo del capitolo non lascia molte illusioni sulla possibilità di abolirle: l’idea è antica come ricordano Rizzo e Stella e tutte le proposte avanzate da … due secoli a questa parte … miseramente fallite. Il Prof. Barbera ricorda che già in sede di Assemblea Costituente si era deciso di abolirle. Secondo Salvi e Villone «Nella Bicamerale D’Alema si discusse seriamente di abolirla» (p. 29). Insomma l’idea non è nuova, e questo mi pare un bene.

Quali sono i costi e i benefici che una simile operazione comporterebbe? Non dovrebbe essere solo un campagna di riduzione dei costi di un ceto politico che probabilmente non serve a niente salvo alle clientele che alimenta (il che certamente non è poco!); dovrebbe anche essere un elemento di riequilibrio nei rapporti tra Comuni e Regioni (già troppo centralistiche!) quindi chiedere (indirettamente) l’alleanza della potente lobby dei Comuni per smantellare le Province…… occorre un’analisi economica dei costi/benefici del progetto di abolizione delle Province.

In un aureo libricino, che mi azzardo a citare anche se non ho alcuna competenza in materia, possiamo leggere:

«nell’ultimo decennio quella locale è di gran lunga la componente della spesa pubblica che cresce di più … Nell’insieme, confrontando il 2005 con il 1990, le retribuzioni nelle amministrazioni locali sono aumentate di circa il 20% in termini reali, a fronte dell’invarianza delle retribuzioni nelle amministrazioni centrali (e di un aumento del 7% per il complesso delle amministrazioni pubbliche)» (R. Faini – S. Giannini – D. Gros – G. Pisauro – F. Kostoris Padoa Schioppa, I conti a rischio – La vulnerabilità della finanza pubblica italiana, il Mulino, 2006, pp. 74-76).

Salvi e Villone scrivono che «Le relazioni tecniche allegate alle proposte di nuove province prevedono una base di spesa – prescindendo dalla dimensione – intorno ai 50 milioni di euro per provincia» (p. 30). Per ciascuna provincia vi sarebbero poi i «costi relativi per i … consiglieri, … gli assessori, i … presidenti, gli uffici, le dotazioni strumentali e quant’altro». Rizzo e Stella forniscono un po’ di dati anche loro. Le Province sono: «un formidabile serbatoio di poltrone da distribuire: … per un totale di 4206 persone … le stime parlano di stipendi complessivi per oltre 61 milioni di euro» (p. 229). Che fanno le Province? «Cercano di dare un senso alla loro vita col metodo di certe casalinghe ricche e infelici: spendendo. Spesso moltissimo». Dal 2000 al 2004, secondo dati dell’Unione delle Province Italiane rielaborati dal Sole-24Ore «le uscite hanno subito un balzo del 66,1%. In particolare la spesa per il personale è lievitata del 33,8%, a fronte di un aumento delle unità in organico del 20,9%».

Secondo Rizzo e Stella in Parlamento vi sarebbero già 74 proposte per l’istituzione di 34 nuove Province. È quindi assai più probabile che entro la conclusione della legislatura in corso qualche nuova provincia venga creata piuttosto che si riesca a decidere che devono essere abolite. Secondo Salvi e Villone «ci vorrebbe una grande ondata popolare …» (in La Casta, 229).

Il concetto di “ondata popolare” è un po’ approssimativo e non mi piace: occorre evitare rischi di populismo in salsa di tipo leghista che occorre accuratamente evitare. Occorrerebbe certamente un movimento di opinione pubblica organizzato e mobilitato attorno ad un progetto ben definito anche sotto il profilo istituzionale e legislativo. È facile intuire che non sia sufficiente dire «Le province sono abolite»; il progetto dovrebbe infatti prevedere modi e tempi certi di riconversione delle strutture e del personale delle province.

In un contesto di regionalismo federalista pasticciato all’italiana, la scelta finale potrebbe essere lasciata agli elettori delle singole province. Con una clausola: i costi della provincia sarebbero interamente a carico dei residenti. Salvi e Villone hanno già accennato ad un meccanismo del genere da adottare nel caso di istituzione di nuove province (p. 32).

Come fare? La ricetta non ce l’ho. Non mi viene altro in mente che la possibilità di una raccolta di firme in calce al progetto di cui sopra. Considerato che la strada del referendum non sembra percorribile, non resta che pensare all’ipotesi di una petizione o di una legge di iniziativa popolare (ma in tema di revisione della costituzione l’idea non sembra possibile, almeno ex art. 71 della Costituzione). Una cosa però mi sembra chiara: sono necessari un progetto ben definito sotto il profilo istituzionale e legislativo e un numero di firme davvero consistente. Tuttavia anche questi potrebbero essere elementi non sufficienti.

Rassegna stampa

20 maggio

«La marea del ‘92» di Sergio Romano, Corriere della Sera

«Politica, crisi come negli anni ‘90» di Maria Teresa Meli, Corriere della Sera

21 maggio

«Nel Palazzo torna lo spettro dell’anti-politica» di Mario Ajello, Il messaggero

«Deficit di democrazia, e monta l’ira della gente» Colloquio con Ugo Magri, La Stampa

«Rischio anni ‘90 per la politica italiana? C’è insofferenza il limite è vicino» di Paolo Conti, Corriere della Sera

«La casta, le caste» di Lucia Annunziata, La Stampa

«Tanti corrotti, l’etica è latitante» di Riccardo Pellicani, La Repubblica

22 maggio

«Costi della politica, sul tavolo la bomba delle Provincie» di Federica Re David, Il Messaggero

«La sindrome del Palazzo» di Stefano Rodotà, La Republica

«La ditta della politica» di Antonio Polito, Il Foglio

«Politica in crisi, memoria pure» di Filippo Facci, Il giornale

«Politica, l’onda lunga della crisi» di Eugidio Sterpa, Il Giornale

«Paradossi dell’antipolitica» di Ivo Damijanni, Il Manifesto

«Il Sovrano distante nella città proibita» di Filippo Ceccarelli, La Repubblica

Bertinotti e la crisi della politica. «Si a D’Alema. C’è il rischio ‘92» di Paola Di Caro, Corriere della Sera

«Elettori delusi dal Parlamento. Il 70% non si fida più» di Renato Mannheimer, Corriere della Sera

«Violante: troppi egoismi e rivalità, colpevoli entrambi i poli», Corriere della Sera

«D’Alema sente l’aria della propria crisi e allora dice che è di tutti», Il Foglio

«Un paradosso tutto italiano: rabia verso il palazzo, tranne se c’è l’amico» di Mario Ajello, Il Messaggero

23 maggio

«Casini avverte: i politici non si spaventino» di Francesco Verderami, Corriere della SeraUn timoniere per il “Titanic” della politica di Michele Ainis, La stampa

«La tentazione dell’antipolitica» di Mario Sechi, Il giornale

24 maggio

«La montagna di rifiuti e un paese stile Copenaghen» di Gian Antonio Stella, Corriere della Sera

«Democrazia e dinosauri» di Tito Boeri, La Stampa

«Anti-partitismo non è anti-partitocrazia» di Piero Ignazi, Sole 24 ore

25 maggio

«E Confalonieri conia: Sarkosy de Montezemolò» di Fedele Confalonieri, Corriere della Sera

«E il fattore «M» mette in subbuglio il Palazzo» di Francesco Verderami, Corriere della Sera

«Il «gelo» di Prodi in platea» di Lina Palmerini, Il 24 Sole ore

«Le paure del palazzo», Federico Geremicca, La Stampa

«Borghesi all’arrembaggio» Il foglio

«Vogliamo una leadership, subito!» di Giuliano Ferrara, Il Foglio

«L’opa sui partiti», Il Giornale

«Cadute e ascese del marchese “paga tu”» di Renato Farina, Libero

«Non sono i politici la vera casta» di Lino Jannuzzi, Panorama

«La tentazione dell’antipolitica» di Mario Sechi, Il Giornale

«Fuori la politica, dentro le banche» di Roberta Carlini, Il Manifesto«La cura per l’anti-politica cominci a da una politica forte» di Stefano Folli, Il Sole 24 Ore

«Se nasce la “cosa” di Luca Cordelo», La Repubblica

«La discesa in campo» di Massimo Giannini, La Repubblica

«Chi alimenta l’antipolitica» di Giorgio Bocca, La Repubblica

«Decalogo per il Palazzo» di Mario Pirani, La Repubblica

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  1. “Caste & Condor”. Il dibattito sulla crisi della democrazia
  2. Dati sul finanziamento alla politica in Italia
  3. Proposte radicali sui costi della politica