Come ai tempi dell'Urss io finii alla Lubjanka

Di Radio Radicale - 28 maggio 2007

Dopo l’aggressione subita da Marco Cappato e Vladimir Luxuria al Gay Pride che si è tenuto il 27 maggio, Angelo Pezzana già leader radicale e verde, fondatore nel 1972 del Fuori, racconta la sua esperienza del 1978 in occasione della prima manifestazione del movimento internazionale gay ed evidenzia le analogie del regime comunista di allora con il regime di Putin di oggi.

“Come ai tempi dell’Urss io finii alla Lubjanka” di Anna Zafesova, la Stampa, 28 maggio

Come dice con un certo orgoglio, Angelo Pezza­na, leader storico del mo­vimento omosessuale in Italia, è «sempre stato uno che precorre i tempi». Torinese, 66 anni, intellettuale, giornalista, già leader radicale e verde, è stato il fon­datore nel 1972 del Fuori (Fronte Unito Rivoluzionario Omosessuali Italiani), oltre che fondatore e primo presidente dell’Associazione Italia-Israele.

Proprietario della libreria «Luxemburg», negli anni Settanta, Pez­zana è in prima fila nella fondazione del movimento internazionale gay, che decise di tenere la sua prima ma­nifestazione proprio a Mosca. «È sconvolgente vedere come 30 anni dopo si ripetano quasi le stesse sce­ne - commenta -. Sono i nostalgici quelli che ci aggrediscono. Li possia­mo chiamare nazionalisti o naziskin, ma sono sempre quelli che coltivano l’ideologia della violenza».

Ai suoi tempi organizzare una si­mile manifestazione era molto più difficile. «Era il 1978 e nell’Urss di Brezhnev era stato appena condan­nato a 8 anni di prigione il regista Serghej Paradzhanov - racconta -, per omosessualità. Solo che al mo­mento di partire ho scoperto che ero l’unico pronto a partire. Ma ero deci­so ad andare, anche da solo. Apparte­nevo al gruppo parlamentare radica­le, e questo mi faceva sentire più sicu­ro».

Senza dire nulla a nessuno Pezzana si unisce a un viaggio organizzato per raggiungere al capitale russa. «Feci un errore però: una telefonata a un giornalista italiano che stava a Mosca, e così quando arrivammo all’aeropor­to venni fermato. Mi hanno perquisi­to, mi hanno anche schiacciato il tu­betto del dentifricio cercando qualche materiale sovversivo, che io peraltro non avevo. Avevo invece un asciuga­mano di lino, che assorbe bene l’in­chiostro, l’ideale per fare striscioni».

Rilasciato, Pezzana passa a Mosca quattro giorni in attesa della manife­stazione, sempre pedinato da auto ne­re con a bordo uomini del Kgb. «Visi­tai Sakharov - continua Pezza -, che vi­veva in condizioni misere, aveva gelo­ni alle mani perché a casa sua non c’era riscaldamento. In quei giorni persi 5 chili, non mangiavo per l’apprensione, bevevo solo acqua».

In albergo, il vec­chio Nazional, pro­prio di fronte al Cremlino, Pezzana prepara il gran giorno. «Ho passato la notte prima della manifestazione a scrivere sul mio asciugamano “Freedom for Paradzhanov” e “Abbasso l’articolo 121 del codice pe­nale dell’Urss”, che criminalizzava l’omosessualità. All’asciugamano ave­vo cucito una cordicina per appendermelo al collo». Fa appena in tempo a esporlo che viene arrestato.

«Sono stato portato al Kgb, un’esperienza interessantissima. Era proprio la famosa Lubjanka, un gran­de salone dove erano sedute tante per­sone che mi facevano domande, ciascuno su vari argomenti. La traduttrice, mentre mi riferiva le domande, mi dava gomitate e mi sussurrava “Bravissimo, finalmente qualcuno che dice queste cose”. Gli uomini del Kgb mi chiedevano della rete di spionaggio alla quale facevo capo, e io rispondevo un po’ spavaldo con frasi del tipo “tornerò qui un gior­no quando ci sarà il vero socialismo”, ma in realtà avevo paura.

Alla fine lo fanno salire su una macchina con gli agenti, gli fanno recuperare le valige all’albergo e lo portano in aperta campagna. «Io non conoscevo la Rus­sia, non c’ero mai stato, e dopo 40 mi­nuti di viaggio in campagna cominciai a temere, ma poi vidi l’aeroporto ed ebbi un sospiro di solliveo. Avevo capito che avevano deciso di espellermi dal Paese. Passai la notte alla prigione dell’aero­porto, e il mattino dopo venni caricato su un aereo Aeroflot per Milano».

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