Dalle "aziende di partito" alle fondazioni: la trasformazione dei DS in vista del Partito democratico

Pubblicato il 17 Agosto 2007

Altre pagine di questo documento:

  1. Partiti o SpA? I legami tra partiti, aziende di partito e fondazioni
  2. Le liti tra il Partito Democratico e la Quercia sulle fondazioni diessine
  3. Interessi economici a capo dei DS
  4. Dalle "aziende di partito" alle fondazioni: la trasformazione dei DS in vista del Partito democratico

Dal gennaio 2007 è viva la discussione su quale sarà il destino dei beni di proprietà dei partiti che si uniranno nel Partito democratico. Rosy Bindi chiede la loro vendita e l'utilizzo delle risorse così ricavate per il nuovo partito. Piero Fassino si è detto dapprima a favore della condivisione, poi contario alla vendite. Nel frattempo Ugo Sposetti, tesoriere dei DS, ha avviato il trasferimento dei beni delle sezioni DS a fondazioni, partendo dal patrimonio immobiliare di Bologna.

Corrado Guerra: Il patrimonio dei singoli partiti di adesso - dei DS e della Margherita - che fine fanno?

Ugo Sposetti: Chi ha fatto il sindaco o chi ha avuto la ventura di celebrare matrimoni civili sa che quando si presentano davanti al sindaco o comunque all’ufficiale di stato civile due persone, un uomo e una donna che non hanno nulla, non sanno che cos’è la comunione dei beni, e il sindaco gli dice “Fate la comunione die beni o la separazione dei beni?”, quando non c’hanno nulla non sanno nemmeno cosa significa. Ma se quei due, quell’uomo e quella donna che si presentano, hanno qualche cosa, sicuramente fanno la separazione dei beni. E’ così, il 90% è cosi.

Guerra: Questo perchè non ci si fida?

Sposetti: Sono matrimoni d’amore, però con separazione dei beni.

Guerra: Non ci si fida l’uno dell’altro…

Sposetti: Nooo… è una cosa che…

Guerra: Precauzione?

Ugo Sposetti: E’ meglio fare così. E’ meglio stare all’erta. [Ridacchia]

Una cosa è la gestione comune, un’altra la proprietà. Lo sa bene il 56 per cento degli italiani che opta per la separazione dei beni. Anche Ds e Margherita, prossimi al matrimonio nel Partito democratico, scelgono lo stesso regime. Ma i partiti sono persone giuridiche, per loro non valgono le leggi per le persone fisiche. Perciò, guidati dal tesoriere Ugo Sposetti, i diessini hanno studiato un escamotage. E lo hanno pure trovato.

Una proposta di legge “ad partitum” è stata presentata nel settembre 2006 per favorire la Südtiroler Volkspartei, in ritardo sulla presentazione della domanda per i rimborsi elettorali. Subito dopo è arrivato un emendamento del deputato Marco Boato (verdi) che permetterebbe ai partiti di costituire “fondazioni politico-culturali” utili per gestire l’attività patrimoniale (oltre che per ricevere più facilmente i finanziamenti privati).

Così la “fondazione Ds” e la “fondazione Margherita” continuerebbero a gestire i rispettivi patrimoni ognuno per proprio conto.

«Già, e così ognuno resta a casa propria, magari invitandosi ogni tanto. Se è così, la festa è già finita prima di cominciare».

«Se nasce un nuovo partito tutto sarà condiviso – afferma il segretario provinciale dei Ds Andrea De Maria - Il patrimonio sarà a disposizione nostra e dei Dl perché ci sarà un nuovo partito e non una federazione». Ma ammette che «tecnicamente» non sarà facile visto che «il nostro patrimonio è gestito da diversi soggetti». La posizione ufficiale dei fassiniani non può essere che questa, ma la questione legata al patrimonio, nel dibattito precongressuale dei ds, non è certo messa in secondo piano e la maggioranza interna sta pensando da tempo a un modo per tutelarsi.

Katia Zanotti della mozione Mussi non ha dubbi: «La fusione patrimoniale sarà una delega data in bianco ai gruppi dirigenti ed è da settembre che il tesoriere nazionale Ugo Sposetti insieme a Fassino stanno portando avanti il progetto delle fondazioni, un’idea che va proprio nella direzione di tenere distinti i beni posseduti».

Piero Fassino ha detto no. Il Pci-Pds-Ds ha 60 anni di storia patrimoniale. Tra federazioni, sezioni, case del popolo e persino negozi e terreni, non c’è storia con la Margherita, che ha appena cinque anni di vita. […] la Quercia ha un debito altissimo (139 milioni di euro nel 2006) […] [ma] il debito diessino è ampiamente superato dal valore degli immobili, anche se è difficilmente quantificabile. Nei Ds vige il “federalismo proprietario”: gran parte dei beni “sono delle federazioni cittadine e delle direzioni regionali. Alcune sedi sono anche intestate a singole persone. Altre a società” (parole di Sposetti).

Partito Democratico, bilancio consuntivo 2006 e patrimonio del partito. Sono stati questi i temi al centro della Direzione provinciale della Federazione di Bologna dei Democratici di Sinistra, che ha avuto luogo nella serata di lunedì 23 luglio nella sede di via della Beverara 6. […]

Nella seconda parte della riunione è stato votato il mandato al tesoriere della Federazione, Mauro Roda, per il conferimento del patrimonio immobiliare e mobiliare del partito alla Fondazione Duemila, costituita nel gennaio scorso. La scelta della Fondazione, ha spiegato Roda nella relazione (di seguito allegata), “ci pare la forma di gestione patrimoniale più consona a tutelare un patrimonio con un valore storico-culturale frutto di una grande esperienza del riformismo padano”.

Matrimonio sì. Patrimonio no. Saranno nozze senza comunione dei beni quelle tra i Ds e la Margherita. Il nuovo Partito Democratico che nascerà il 14 ottobre 2007 non erediterà le proprietà di Quercia e Dielle. Nascerà senza debiti (quelli se li pagheranno i partiti che scompaiono), ma anche senza case. Che fine faranno allora i numerosi immobili della Quercia bolognese? Dove andranno a finire le 16 sezioni di proprietà e le sette case del popolo (quattro delle quali con il bar)? Chi erediterà i ventisei immobili della Immobiliare Castello, nata negli anni Novanta per mettere ordine nel patrimonio del popolo comunista e post-comunista e per vendere la storica sede di via Barberia, sacrificata sull’altare dei debiti del vecchio Pci-Pds-Ds? […]

Si chiama Fondazione Duemila ed è stata costituita nei mesi scorsi proprio allo scopo di garantire e di gestire i beni immobiliari dell’ex partito dei Democratici di Sinistra. La forma giuridica è stata scelta sia per un discreto vantaggio fiscale, in caso di cessione o di vendita degli immobili, la fondazione non paga l’11% di tassa sul registro, sia per dare continuità e stabilità al patrimonio. Una scelta che è stata compiuta in tutta Italia su indicazione del tesoriere ds Ugo Sposetti, dopo che Ds e Dl hanno deciso di non portare nel nuovo partito né gli ingenti debiti né un patrimonio tanto ricco quanto complicato da gestire. Alla Fondazione, guidata da cinque fedelissimi garanti (gli amministratori o ex amministratori Luciano Calanchi, Gianna Serra, Mauro Roda, il dirigente coop Fabio Carpanelli e l’avvocato Gianluigi Serafini), sono già stati conferiti tutti i beni dell’immobiliare Castello, una ventina di immobili sparsi per la provincia, di cui ora il proprietario non sono più i Ds, ma la fondazione. E presto potrebbero arrivare anche le sedi e le case del popolo.

Il modello è quello delle fondazioni bancarie. I cinque garanti, presieduti da Luciano Calanchi, costituiscono il consiglio di indirizzo. Quello che prende le decisioni di fondo. Poi ci sarà un consiglio di amministrazione che dovrà valorizzare il patrimonio. Mattoni che sulla carta valgono 16-18 milioni di euro (in questo caso parliamo soltanto dei beni dell’Immobiliare Castello).

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  1. Partiti o SpA? I legami tra partiti, aziende di partito e fondazioni
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