Depositate le firme sui Referendum. Il conteggio della Cassazione e il ricorso al Comitato diritti umani dell’Onu

Pubblicato il 1 Ottobre 2013

Sottoscrizioni molto inferiori alla soglia delle 500 mila firme prevista dalla legge per quanto riguarda i sei quesiti referendari in materia di “liberta’ e diritti civili”: l’abolizione del finanziamento ai partiti e la modifica dell’8 per mille, l’abrogazione delle attuali norme sull’immigrazione e sulla droga e il divorzio breve. Le circa 150 mila firme raccolte su questi quesiti, seppure insufficienti, sono state depositate in ogni caso in Cassazione a sostegno del ricorso che verrà presentato al Comitato diritti umani dell’Onu, per violazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici.

“Gli italiani non potranno votare questi 6 referendum – hanno dichiarato Mario Staderini e Michele De Lucia, segretario e tesoriere di Radicali italiani – perché siamo stati battuti da uno Stato fuori legge che ha impedito a milioni di italiani di firmare e perche’ la sinistra, come la destra, non li hanno voluti in quanto scomodi alla partitocrazia”.

In una lettera inviata ieri a tutti a parlamentari Staderini e De Lucia parlano di “una storica convenzione antirefendaria del sistema politico italiano e alle illegalità istituzionali che connotano il prima, il durante e il dopo di ogni referendum, trasformano la seconda scheda, attraverso la quale - proseguono - i cittadini partecipano direttamente all’attività legislativa, in un’impresa titanica che rende proibitiva la raccolta firme su tutti quei referendum che non sono graditi ad almeno una delle grandi componenti della partitocrazia”.

I referendum giustizia

Hanno invece superato la soglia delle 500 mila firme i referendum sui temi della giustizia.

“In questo - ha dichiarato Rita Bernardini al Clandestinoweb - ci ha molto aiutato Silvio Berlusconi. I media infatti hanno iniziato a parlare dei nostri referendum solo quando c’è stato lo “scandalo” delle 12 firme di Berlusconi… Convinto da Pannella, ha compreso – seppure in ritardo rispetto alle sollecitazioni del leader radicale – l’importanza di dare la parola ai cittadini ed è per questo che li ha sottoscritti tutti, anche quelli che lui stesso ha detto di non condividere. Tuttavia, come dicevo, la sua posizione è stata tardiva: si è fatto avanti all’inizio di settembre e noi avevamo la scadenza tassativa per la consegna firme il 30 dello stesso mese”. Bernardini in merito agli altri quesiti aggiunge: “Ha sbagliato chi si è fidato delle promesse fatte da partiti come Sel o i socialisti di Riccardo Nencini, che alla fine, nei fatti, hanno dato un apporto pari a zero”.

Il conteggio della Cassazione e i tempi

532158 secondo il conteggio dei responsabili del comitato Giustizia Giusta che precisano a La Notizia (Giornale.it) quanto questo calcolo sia stato possibile solo per un quesito quello sulla responsabilità dei magistrati.

All’esame dell’ufficio preposto alla Suprema Corte andranno dunque due quesiti sulla responsabilità civile dei magistrati, l’abolizione dell’ergastolo e del fuori ruolo per i magistrati, la separazione delle carriere in magistratura e lo stop dell’abuso della custodia cautelare in carcere.

«Si aprirà un contenzioso di tipo nuovo con la Cassazione. Di per sé le firme sarebbero sufficienti, a fare la differenza sarà la valutazione della Corte sulla loro validità» spiega il tesoriere del partito radicale Maurizio Turco.

La Cassazione entro la fine di ottobre dirà quali quesiti hanno le firme necessarie; in caso positivo entro dicembre la consulta si pronuncerà sulla costituzionalità dei quesiti ammessi dalla Cassazione.

La memoria depositata in Cassazione, le denunce per violazione ai diritti civili e politici dei cittadini. La lettera di Staderini e De Lucia a tutti i parlamentari per una nuova disciplina su modello Svizzera e California

Onorevole/Senatore

mentre in queste ore stiamo depositando presso la Corte di Cassazione le firme raccolte sui referendum abrogativi nazionali, vi sottoponiamo quanto accaduto al fine di provocare un intervento legislativo che inizi a restituire pienezza ed effettività al diritto di cui all’articolo 75 della Costituzione.

Anche questa campagna referendaria ha reso palese, infatti, quanto il procedimento previsto dalla legge n. 352/1970 per la richiesta di referendum sia caratterizzato da modalità sempre più inadeguate e inadatte a tutelare l’alto valore di democrazia diretta di cui esso è portatore, ostacolando la possibilità dei cittadini di esercitare le forme di iniziativa popolare che la Costituzione riconosce.

Ostacoli che, sommati alla storica convenzione antirefendaria del sistema politico italiano e alle illegalità istituzionali che connotano il prima, il durante e il dopo di ogni referendum, trasformano la seconda scheda, attraverso la quale i cittadini partecipano direttamente all’attività legislativa, in un’impresa titanica che rende proibitiva la raccolta firme su tutti quei referendum che non sono graditi ad almeno una delle grandi componenti della partitocrazia.

Le modalità esclusivamente cartacee di raccolta e certificazione delle firme, l’obbligo di autenticare le sottoscrizioni in assenza di un servizio pubblico di autenticazione, l’inadeguatezza di molti Comuni nell’adempiere ai loro obblighi nonostante la buona volontà di tantissimi funzionari e amministrazioni, l’incapacità del Ministero dell’interno di assicurare il rispetto delle leggi, la mancanza di garanzie sul diritto all’informazione, fanno sì che solo in condizioni straordinarie un gruppo di cittadini o un movimento politico che sia estraneo ai “grandi” partiti e organizzazioni sindacali abbia la possibilità di raggiungere la soglia delle 500 mila firme autenticate e certificate.

Tutto ciò contrasta con la Costituzione, il cui processo di snaturamento e svuotamento, che ha determinato la distruzione dello Stato di diritto, è cominciato proprio dall’ostracismo verso l’istituto referendario e la sua sterilizzazione, attraverso la giurisprudenza della Corte costituzionale o il tradimento della volontà popolare da parte del Parlamento.

Quando abbiamo iniziato la campagna referendaria eravamo consapevoli di questi ostacoli: abbiamo tentato di superarli anche attraverso il rientro nella legalità delle istituzioni, ma non ci siamo riusciti.

Basti pensare all’assenza di autenticatori disponibili per i cittadini che volevano organizzarsi nella raccolta firme, che ha limitato e spesso impedito in molte città la tenuta dei banchetti per strada. E ciò nonostante la circolare del Ministero dell’interno del 26 luglio 2013, ottenuta a seguito di manifestazioni e richieste, con la quale si imponeva ai Comuni di garantire il servizio pubblico di autenticazione anche all’esterno dei loro uffici. Circolare ignorata al punto che in alcuni non irrilevanti casi è stato a lungo impossibile firmare persino negli uffici comunali.

La nostra sconfitta in questa battaglia per il rientro nella legalità, però, foss’anche determinata da proprie inadeguatezze, non giustifica il fatto che i cittadini che in futuro vorranno promuovere referendum debbano trovarsi nelle stesse condizioni coercitive dei loro diritti.

Per questo motivo, vi sottoponiamo in allegato una serie di modifiche normative – già predisposte in forma di articolato - che introducono misure di semplificazione e digitalizzazione che “legalizzano” il procedimento referendario, peraltro senza necessità di un impegno finanziario da parte delle amministrazioni pubbliche, ma anzi con la possibilità di ottenere significativi risparmi. Dalla possibilità di firmare per via telematica al superamento degli ostacoli legati all’autenticazione e alla certificazione delle firme, sul modello di quanto accade in Svizzera e California.

Siamo convinti che la riforma della politica e la sua credibilità di fronte al popolo italiano passino anche dalla restituzione del diritto e della effettiva possibilità di promuovere referendum a chiunque voglia farvi ricorso, così come dalla modifica dei regolamenti parlamentari, in modo da rendere obbligatoria in tempi certi la calendarizzazione, la discussione e il voto delle proposte di legge di iniziative di iniziativa popolare.

Confidando che molti tra voi vogliano farsi carico delle urgenze descritte, vi proponiamo di costituire un intergruppo parlamentare per la democrazia diretta con l’obiettivo di iscrivere queste riforme nell’agenda politica.

Roma, 30 settembre 2013