Detenuti in rivolta a Perugia, Como, Firenze: "Nelle carceri italiane situazione esplosiva"

19 agosto 2009

A Sollicciano carabinieri e polizia presidiano dall’esterno la struttura e sono pronti a intervenire. Il sindacato degli agenti penitenziari denunciano il “colpevole silenzio” dell’amministrazione

ROMA - Lenzuola incendiate, inferriate battute, slogan di protesta. Negli ultimi giorni si stanno moltiplicando le proteste dei detenuti rinchiusi nelle carceri italiane: lamentano il sovraffollamento che, con l’ondata di afa, sta assumendo i contorni di un’emergenza.

A Como i detenuti del “Bassone” per tre giorni hanno battuto le sbarre con i loro oggetti personali. Chiedono più spazio, essendo in 600 all’interno di celle che ne dovrebbero contenere circa la metà. Stessi motivi all’origine della protesta di Ferragosto ad Arezzo.

Ieri notte e questa mattina la scena si è ripetuta a Sollicciano, a Firenze: i detenuti (950 in una struttura che ne dovrebbe contenere 400) hanno gridato slogan per l’indulto e contro il sovraffollamento lanciando nei corridoi lenzuola incendiate. “Convocheremo per domani la commissione detenuti e parleremo con loro - ha annunciato il direttore Oreste Cacurri - Al momento comunque la situazione è tollerabile. Non sono stati fatti danni importanti, né qualcuno si è sentito male o si è ferito”. All’esterno del carcere sono state schierate pattuglie di polizia e carabinieri, pronte a dare supporto agli agenti di polizia penitenziaria, ma finora non c’è stato bisogno del loro intervento. Il garante dei detenuti Franco Corleoni ha spiegato che, all’origine della rivolta, vi sarebbe anche la distribuzione nei giorni scorsi di pane ammuffito: “Da tempo raccolgo lamentele sulla qualità del vitto e anche sulla quantità. D’altra parte osservo che in Toscana il cibo distribuito nelle carceri ha un costo medio per detenuto di 1,53 euro a pasto, una cifra che deve far riflettere”.

A Perugia l’allarme è scattato per un incendio all’interno di una cella, provocato da un detenuto che ha tentato di dare fuoco al suo materasso. Gli altri carcerati sono stati trasferiti nei passeggi, gli spazi utilizzati per l’ora d’aria, e dopo poco hanno fatto ritorno nelle loro celle. Anche in questo caso la situazione è critica: la popolazione è passata dai 243 detenuti del 2008 ai 485 di oggi.

Situazione analoga a quella di altri istituti italiani dove non sono state inscenate eclatanti proteste, anche se la situazione resta drammatica. Nel carcere di Poggioreale, ad esempio, si fronteggia il caldo facendo i turni per bagnare le lenzuola e appenderle al soffitto.

Secondo il segretario generale della Uil Pa penitenziari, Eugenio Sarno, le rivolte sarebbero fomentate da detenuti romeni e albanesi. “La deriva violenta delle proteste è motivo di profonda preoccupazione”, anche perché “non può favorire il confronto”.

Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), punta l’indice contro l’Amministrazione penitenziaria che resta “in colpevole silenzio”. Torna, quindi, a sollecitare il premier Berlusconi e il guardasigilli Alfano a “porre l’emergenza penitenziaria tra le priorità di intervento dell’esecutivo”. Capece chiede “provvedimenti deflattivi che potenzino il ricorso alle misure alternative alla detenzione con contestuale impiego nei lavori socialmente utili dei detenuti con pene brevi”, oltre ad “assunzioni per un corpo di polizia carente di ben 5mila unità”.

Il dibattito, inevitabilmente, coinvolge la politica. C’è chi, come il senatore del Pdl Achille Totaro, chiede che gli extracomunitari siano trasferiti nelle prigioni dei loro paesi. O chi come la senatrice del Pd Donatella Poretti, dopo aver visitato il carcere di Arezzo, denuncia la situazione insostenibile di celle che dovrebbero ospitare quattro persone e che ne contengono il doppio.

La Repubblica