«Dialoghi sulla laicità. Scienza, fede e pensiero laico»

Pubblicato il 12 Ottobre 2006 da Michele Lembo
Benedetto XVIBenedetto XVI

La Fondazione Corriere della Sera organizza una serie di incontri per discutere dei temi che percorrono il dibattito pubblico, i temi della libertà religiosa, della laicità, del rapporto fra stato e chiese. All'incontro dal titolo «Dialoghi sulla laicità. Scienza, fede e pensiero laico» la fondazione ha invitato Enzo Bianchi, priore della Comunità monastica di Bose, ed autore del libro “La differenza cristiana”, Giulio Giorello, filosofo ed editorialista, Adriano Pessina, direttore del centro di bioetica dell'Università Cattolica di Milano.

Che cos’è la laicità e come bisogna intenderla oggi? Enzo Bianchi, autore del libro recentemente pubblicato per Einaudi con il titolo “La differenza cristiana”, invita a riandare a quelle parole che hanno attraversato 20 secoli di storia, per chiedersi cosa rendere a Cesare e cosa rendere a Dio. La attualità, la verità di quelle parole ritorna anche nella necessaria interpretazione, spiega Bianchi, di quelle parole alla luce della attuale situazione storica. La laicità è oggi, spiega Bianchi, anche il significato di ciò che i cristiani vogliono dare all’attuale società. La laicità del credente non è una laicità di rifiuto o di restrizione, ma è una laicità di rispetto, di “neutralità positiva”, ed è una acquisizione preziosa e feconda della storia degli ultimi 20 secoli. Una acquisizione che produce un modello di stato in cui tutti possono essere rappresentati, a qualunque fede appartengono. La libertà di religione implica la possibilità di manifestare la religione individualmente e socialmente. Giulio Giorello su molti temi si è detto d’accordo con Bianchi. Nel libero mercato delle idee che può vivere nel mondo attuale, spiega Giorello, bisogna difendere una concezione della laicità il cui nucleo è la libertà di espressione. Ma la libertà di espressione vale anche come libertà di offesa. Contro la libertà di offesa si invoca il rispetto. Il rispetto per la persona è elemento imprescindibile, tale rispetto però non significa che qualunque opinione deve essere rispettata. “Se alcune opinioni non mi vanno – precisa Giorello - ho tutto il diritto di dire che non mi vanno, dove non mi vanno, anche a costo di essere offensivo”. Di fatto l’offesa è spesso non negli atti di chi agisce ma è nelle orecchie di chi sente, negli occhi di chi guarda. In questo senso “se noi usiamo il criterio dell’offesa come criterio di censura finiremmo con tacitare la libertà di espressione e del laico”. Pessina spiega da parte sua che la laicità è questione di metodo, essa non è un contenuto. Essere laici vuol dire guadagnare la capacità di distinzione e discutere senza pregiudizio. Vuol dire Imparare ad essere spregiudicati senza limiti di pregiudizio. La laicità oggi, secondo Pessina, è sbandierata come arma ideologica, come arma di nostalgia e di appartenenza. “Sei laico e sei cattolico, e si pensa di appartenere a una delle due aree”. Una laicità “nomade” non appartiene a nessuno in esclusiva, essa chiede di discutere sulle cose. Laicità, aggiunge Pessina, è capacità di non essere indifferenti alle differenze.