Voli della Cia, extraordinary renditions, carceri segrete. Dossier su Abou ElKassim Britel

Di Matteo Coceani - 10 ottobre 2007
Abou ElkassimAbou Elkassim

Abou ElKassim Britel è un cittadino marocchino naturalizzato italiano nel 1999. In collaborazione con la moglie Anna Lucia Pighizzini (convertitasi all’Islam con il nome di Khadija), compie traduzioni in lingua italiana di testi arabi di carattere teologico e culturale. Il 3 luglio 2001, nell’ambito di una serie di perquisizioni in vista del G8 e su segnalazione dei servizi, la sua casa viene perquisita; Kassim è in viaggio da giugno ed è assente al momento della perquisizione.

Le indagini proseguono fino all’archiviazione in ottobre 2006, su richiesta del pubblico ministero («totale insussistenza di elementi di accusa processualmente utilizzabili, che consentano di affermare che gli indagati abbiano partecipato ad un’organizzazione terroristica islamica»).

Interrogazione parlamentare del 20 febbraio 2007 dei Senatori della Repubblica on. Caprili e Russo Spena

Da notare che a suo carico non vi è mai stata né incriminazione né rinvio a giudizio, nessuna misura cautelare; si tratta di un cittadino italiano incensurato.

Durante un viaggio in Pakistan, il 10 marzo 2002 viene fermato ad un posto di blocco e trattenuto illegalmente con il pretesto che il suo passaporto italiano sarebbe falso. Invece di essere rilasciato, viene illegalmente trattenuto a Lahore. Subisce maltrattamenti, viene pestato e torturato da poliziotti delle autorità pakistane; gli è anche impedito di entrare in contatto con la locale ambasciata italiana.

È trasferito ad Islamabad, dove viene interrogato in quattro diverse occasioni da alcuni agenti americani.

In seguito tramite una extraordinary rendition viene deportato in Marocco, nella notte fra il 24 ed il 25 maggio 2002, “scortato” da un gruppo di funzionari americani. Il volo è stato rintracciato dalla Commissione del Parlamento Europeo sui presunti voli illegali della CIA che ha ricostruito il caso Britel.

Claudio Gatti, “CIA in azione, Boeing sotto accusa”

Imprigionato segretamente ed illegalmente per i successivi 8 mesi e mezzo nella sede dei servizi marocchini a Témara, dove subisce torture sia psicologiche che fisiche fino all’11 febbraio 2003, quando viene rilasciato senza alcuna accusa a suo carico.

Ma non gli viene restituito il passaporto. Per tornare in Italia chiede alla ambasciata locale italiana un visto per poter attraversare il confine e lasciare così la sua terra natale una seconda volta.

Il 12 maggio l’ambasciata a Rabat gli rilascia un lasciapassare (N°8/2003), valido fino al 24 maggio.

Intorno alle ore 13.30 del 16 maggio, al momento di varcare la frontiera presso Bab Melillia, Abou ElKassim viene nuovamente arrestato illegalmente, fatto sparire e portato ancora a Témara.

Quello stesso giorno, verso le 22:00 (24:00 ora italiana; alcune ore dopo l’arresto di Abou ElKassim al confine) avviene il gravissimo attentato kamikaze multiplo di Casablanca, dove vengono colpiti in particolare il Consolato belga ed alcuni edifici della secolare comunità ebraica locale; 42 persone perdono la vita ed oltre un centinaio subiscono ferite di varia gravità.

Principali sospettati sono alcuni membri del movimento Salafiya Jihadia.

Solo il 18 settembre 2003 la famiglia di Abou ElKassim Britel viene a conoscere che egli si trova da due giorni in detenzione al carcere di Salé, incriminato per costituzione di banda armata.

Vedi FIDH, Rapporto N.379-Febbraio 2004 Inglese p.15 [Francese p.18](http://www.fidh.org/IMG/pdf/maroc379-2.pdf p.18)

Il 3 ottobre è condotto in tribunale con l’accusa di “tenuta di riunioni non autorizzate e partecipazione ad associazione sovversiva”. È un processo velocissimo ed iniquo che si conclude nello stesso giorno. Nel pomeriggio il verdetto, 15 anni di detenzione. La condanna è stata confermata (ma ridotta a 9 anni di reclusione) in appello, il 7 gennaio del 2004. Il ricorso alla Cour Suprême è stato respinto nell’ottobre 2004.

Da notare che l’avvocatessa in Italia di Abou Kassim, Francesca Longhi, ha pubblicamente dichiarato che la confessione in base alla quale ElKassim è stato condannato fu estorta dopo 16 mesi di detenzioni segrete, di interrogatori effettuati con strumenti molto violenti, con durissime pressioni psicologiche e dunque sotto tortura. In proposito vale la pena evidenziare come in nessun momento (nemmeno in costanza della cosiddetta “confessione”) sia stata assicurata al cittadino la presenza di un difensore.

Il verbale della Commissione TDIP (ossia Temporary Committee on the alleged use of European countries by the CIA for the transport and illegal detention of prisoners) al Parlamento Europeo, precisamente “sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della Cia per il trasporto e la detenzione illegale di persone”, in part. pp.29-48.

Inoltre le autorità italiane risultavano formalmente non consapevoli del sequestro in atto all’epoca della cosiddetta “confessione”, che è la sintesi del passaggio d’informazioni dei servizi segreti che si sono occupati di Britel e che egli ha sottoscritto al fine di essere trasferito da Témara (centro dei servizi segreti marocchini; tali posti sono noti anche come black sites) al carcere di Salé, ove risultava detenuto con data di arresto palesemente falsa. Le autorità diplomatiche italiane inoltre furono immediatamente allertate dalla moglie in merito alla sparizione di Britel e in data 28 maggio 2003 il Procuratore di Casablanca le assicurò che suo marito non era detenuto.

Nel febbraio 2005 il suo avvocato e presidente del FVJ (Forum pour la Vérité et la Justice), Mohammed Sebbar, ha presentato domanda di grazia, esponendo le illegalità del caso e facendo presente le precarie condizioni di salute di Kassim.

Questo cittadino italiano ha subito una carcerazione durissima nella prigione di Salé fino al settembre 2006, quando è stato trasferito nella prigione di Äin Bourja a Casablanca, dove si trova ancora adesso.

L’iter giudiziario si è ormai concluso; la grazia (richiesta ancora il 17 febbraio 2007 da 100 parlamentari italiani ed europei al Governo marocchino) è l’unico strumento per liberare un cittadino italiano al quale sono stati negati i più importanti diritti umani riconosciuti in sede internazionale.

In particolare gli artt. 5,9,10,11,13,18,20 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dell’ONU (10 dicembre 1948) sono stati gravemente e reiteratamente violati.

Al di là della tragedia personale, la vicenda di Abou ElKassim Britel pone ulteriore luce sulla grave questione della responsabilità (attive e passive) dei servizi segreti italiani, come viene espressamente richiesto dalle interrogazioni parlamentari del dicembre 2006, sia al Senato (on. Martone ed altri 13 Senatori) che alla Camera (primo firmatario on. Locatelli con altri 14 Deputati).

La Risoluzione del Parlamento Europeo sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri (2006/2002(INI)), dopo aver condannato la “rendition” subita, “invita il governo italiano a prendere misure concrete per ottenere l’immediato rilascio di Abou ElKassim Britel” (si vedano in particolare i punti 63-65).

www.giustiziaperkassim.net

Conferenza stampa dell’on. Fava

Convegno: “Voli della Cia, extraordinary renditions, carceri segrete. Strategia americana e complicità europea”