È l'Europa, non l'America, che si sta distanziando?

Pubblicato il 26 Aprile 2005 da Federico Punzi

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  1. È l'Europa, non l'America, che si sta distanziando?
  2. La religione in America osservata da Alexis de Tocqueville

Bandiera dell'Unione europeaBandiera dell'Unione europea
L'America cristiana e l'Unione secolare non comunicano più. E se dall'Islam nascesse l'«Eurabia?». Nella rubrica "Documenti" di oggi sul Corriere della Sera è stato presentato un articolo dello storico britannico Niall Ferguson. La sua tesi è la seguente: non è l'America, con l'unilateralismo dell'amministrazione Bush, ad allontanarsi dall'Europa, ma viceversa è l'Europa che, come nella deriva dei continenti, sembra distanziarsi dall'America.

Statua della LibertàStatua della Libertà
Il primo a indagare su ciò che è destinato a dividere irrimediabilmente Europa e America è stato il neocon Robert Kagan, con la teoria esemplificata dalla fortunata metafora gli «europei-che-vengono-da-Venere e gli americani-che-arrivano-da-Marte». Il giornalista e storico di Oxford Timothy Garton Ash, nel suo nuovo libro, “Free World”, ritiene invece che le crisi attuali tra Stati Uniti ed Europa siano di passaggio, perché i due continenti hanno troppi interessi in comune per separarsi in modo definitivo. Così la pensano anche molti analisti di due autorevolissimi think tank Usa, il Council on Foreign Relations e la Brookings Institution. Altri invece sono andati oltre l’analisi di Kagan.

Uno di questi è George Weigel, teologo conservatore americano nonché biografo di Wojtyla, che ha pubblicato negli Stati Uniti The Cube and the Cathedral ­ Europe, America and politics without Gods. La sua opera esplora il divario attuale tra Stati Uniti ed Europa in chiave religiosa: ciò che divide Europa e America, è la tesi del libro presentata su Il Foglio da Christian Rocca, è che «l’America crede in Dio, l’Europa no». Weigel si spiega con la metafora della Cattedrale e del Cubo. Una volta c’era la Cattedrale (Notre Dame), ora c’è il Cubo (la grande arca della Defense) «a rappresentare il passato, il presente e il futuro dell’Europa». La prima «il simbolo dei 1500 anni di civilizzazione cristiana dell’Europa inopinatamente cancellati dalla nuova Costituzione dell’Unione» in cui non compare alcun riferimento alle radici cristiane dell’Europa, il secondo «il monumento ai diritti dell’uomo e alla laicità voluto da François Mitterrand e che oggi rappresenta l’umanesimo laico e la voglia di modernità dell’Europa».

«L’Europa è un continente debole, molle, in crisi d’identità, in difficoltà economica, che non fa figli, che sta letteralmente morendo. L’America, invece, cresce e prospera proprio perché crede che la morale religiosa sia alla base della propria civilizzazione e, soprattutto, perché pensa che senza Dio non ci possa essere una vera politica centrata sul bene comune né un’autentica difesa della libertà. (…) La tesi di Weigel è che l’illuminismo non sia stato un superamento completo della tradizione cristiana. Anche perché, avverte Weigel, senza una dimensione religiosa l’impegno per la libertà umana risulta attenuato, debole, vago. Gli europei credono nella libertà e nella democrazia, ma non fino a mettere in gioco il proprio sistema di vita nel caso altrove, come in Jugoslavia o in medio oriente, ci sia la necessità di difendere quei valori».

A riannodare i diversi filoni interpretativi (politico, culturale, religioso) di ciò che divide oggi Europa e Stati Uniti è dunque lo storico Ferguson. Sono tre le ragioni per «dubitare che sia plausibile un reale riavvicinamento transatlantico».

Primo. Alla fine della Guerra Fredda, con il crollo del blocco sovietico, è venuto meno il principlae collante ideale e strategico dell’alleanza transatlantica e per l’unità dell’Occidente. E «non bisogna farsi illusioni sul fatto che i francesi e i tedeschi, o anche, se per questo, gli inglesi, durante la Guerra Fredda fossero filoamericani convinti».

Secondo. La «differente valutazione» di Stati Uniti e Europa rispetto al pericolo del fondamentalismo islamico rende «improbabile» che l’Occidente torni ad unirsi. Per i primi è una minaccia che ha sostituito quella sovietica, per l’Europa non è una minaccia tale da richiedere «una solidarietà transatlantica sotto la leadership statunitense». Addirittura gli europei avvertono come possibile soluzione del pericolo del terrorismo islamico l’appeasement e il «distacco» dagli Stati Uniti. Inoltre, osserva lo storico, «sebbene sia ancora troppo presto per parlare, come fa la studiosa di origine egiziana Bat Ye’or, di Eurabia, è indubbio che profonde forze demografiche stiano spostando l’ago della bilancia europea in direzione islamica». Già oggi i musulmani sono fra il 3 e il 5 per cento dell’intera popolazione europea e deve ancora aderire all’Ue la Turchia. I fondamentalisti inoltre «sono consci del fatto che in un clima di appeasement da parte europea, l’intimidazione è la tattica migliore; si pensi all’omicidio del regista olandese Theo van Gogh… Criticare l’Islam risulta scorretto politicamente e, al contempo, mortale. Quindi, l’Europa non solo è vulnerabile alla penetrazione islamica dal punto di vista demografico, ma lo è anche da quello politico…»

Terzo. La «vulnerabilità religiosa» dell’Europa con «il precipitoso declino della cristianità europea nel corso degli ultimi tre decenni». Sia in termini di osservanza, che in termini di fede dichiarata, l’America distanzia nettamente l’Europa, senza che ciò possa essere giustificato con il miglioramento delle condizioni di vita.

Conclude Ferguson: «Nell’assenza dell’Unione Sovietica, alla presenza di un numero crescente di musulmani e alla luce della loro stessa secolarizzazione, le società europee si sentono, ora più che mai dagli anni Trenta, distaccate dagli Stati Uniti. È l’Europa, non l’America, che si sta distanziando».

L’articolo

E Dio separò gli Stati Uniti e l’Europa, di Niall Ferguson (Corriere della Sera, 26 aprile 2005)

Niall Ferguson

E’ uno dei più autorevoli storici di economia globale al mondo. E’ inglese, di Glasgow. Tra le sue opere di maggiore successo, la più discussa e controversa è “Colossus: The Price of America’s Empire”. Può non essere piacevole sentirselo dire, ha detto egli stesso parlando del libro, ma da storico non posso ignorare le somiglianze dell’America di oggi con i grandi imperi del passato, quello romano e quello britannico di epoca vittoriana. Tra i suo discorsi ricordiamo “Is the United States an Empire? Should it be?”. La sua attività professionale si divide tra le università di Oxford, Stanford e Harvard. Commentatore politico ed economico per numerosi quotidiani americani e inglesi come il New York Times, il Wall Street Journal, Foreign Affairs, e la New York Review of Books.

Documenti

Il Cubo e la Cattedrale, Christian Rocca (Il Foglio, 20 aprile)

Power and Weakness, Robert Kagan (Policy Review, 2 giugno 2002)

Gli europei vengono da venere?, Daniel Pipes (New York Post, 16 luglio 2002)

Chi ha paura della concorrenza tra religioni?, Francesco Daveri (lavoce.info, 27 maggio 2003)

Un po’ di cifre: la religiosità nel mondo (The Pew Research Center)

Le nazioni povere sono le più religiose, quelle ricche le meno, con l’eccezione degli Stati Uniti.

Sacred and Secular. Religion and Politics Worldwide, Ronald Inglehart e Pippa Norris

[God, guns, and gays: Religion and Politics in the US and Western Europe](http://ksghome.harvard.edu/~pnorris/Acrobat/APSA 2004 Secularization.pdf), Ronald Inglehart e Pippa Norris

La forza permanente dei valori religiosi e la vitalità della vita spirituale contraddistinguono gli Stati Uniti dalle altre nazioni ricche. Tre le possibili spiegazioni. La teoria del mercato religioso spiega come l’intensa competizione tra confessioni rivali possa generare un fermento di attività. Una spiegazione dall’approccio funzionalista si concentra invece sul ruolo sociale delle istituzioni religiose conseguente alla crescita del welfare e del settore pubblico. La teoria detta Secure Secularization, basata sulla modernizzazione, sullo sviluppo umano e l’ineguaglianza economica è alla base dello studio. Emergono conclusioni interessanti sul ruolo della fede in politica, sui modelli di secolarizzazione e sul crescente divario culturale tra Europa e Stati Uniti.

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  2. La religione in America osservata da Alexis de Tocqueville