Emendamento bipartisan: Radio Radicale non deve chiudere

23 ottobre 2009

Il Fatto Quotidiano

Il tavolo era lungo e c’erano decine di ministri e sottosegretari, un conclave di clausura in quel di Caserta per salvare il governo di Romano Prodi: fuori tutti, dentro Radio Radicale che, in collegamento via cellulare con Marco Pannella, per mezz’ora trasmise il consiglio dei ministri in diretta. Un particolare curioso, soltanto un pezzetto dei 33 anni esemplari di Radio Radicale che, per l’indugiare del governo sulla “convenzione”, rischia di chiudere. Emma Bonino ha annunciato l’emendamento alla Finanziaria presentato al Senato - e controfirmato già da 202 senatori - per garantire il rinnovo dell’accordo con il ministero dello Sviluppo economico che dovrà stanzierà 10 milioni di curo lordi in tre anni. Non ci sono pregiudizi, i Radicali si fidano del governo, ma temono dannose lungaggini: “Ci auguriamo che nel clima già teso per quanto riguarda il pluralismo dell’informazione - spiega la Bonino - questa nuova ‘non iniziativa’ del governo non aggravi la situazione”. Il ministro Claudio Scajola ha rassicurato il partito, il sostegno è trasversale. Anche Domenico Nania (Pdl) si schiera con i Radicali, insieme a decine di colleghi, ai senatori a vita: “Sono con loro. Ho firmato perché ho sempre apprezzato l’apertura verso tutte le forze politiche. Non c’è dubbio che il servizio reso da Radio Radicale sia tra i più obiettivi e completi”. I vertici della segreteria radicale hanno deciso di dimezzarsi i compensi degli ultimi quattro mesi. Contributi da parte di Bonino e Pannella, e poi dei parlamentari, degli iscritti, dei simpatizzanti. Sottoscrizione straordinaria, solidarietà e tanta riconoscenza al servizio pubblico della radio. Buoni segnali da destra e sinistra, fin quando Alessio Butti capogruppo del Pdl in Vigilanza Rai - interviene con durezza: “Chiedo agli amici radicali il rispetto della legge. Dal 2 febbraio 1998, data di inizio dei programmi di GR Parlamento, Radio Radicale risulta un doppione e come tale viene meno la necessità del suo finanziamento da parte dello Stato, cioè dei cittadini”. Ecco puntuale, il macabro segnale che la Bonino voleva scongiurare.

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