AIDS: Il tragico ritardo

Di Benedetto Gaetano - 15 giugno 1988

AIDS: Il tragico ritardo

di Gaetano Benedetto

SOMMARIO: Le iniziative radicali per promuovere e sollecitare il varo di una corretta, efficace campagna di informazione e prevenzione sull’Aids.

(Notizie Radicali n· 122 del 15 giugno 1988)

Nel 1983 per la prima volta alcune associazioni, tra cui il Fuori!, convocavano una conferenza stampa sul fenomeno dell’Aids; tra i relatori c’era il prof. Aiuti.

Il 4 settembre 1985 Giovanni Negri, allora segretario del Partito radicale, ed Angelo Pezzana, incontravano il ministro della Sanità Costante Degan e chiedevano ufficialmente un preciso intervento per l’informazione e la prevenzione dell’Aids nonché una chiarezza maggiore nella comunicazione dei dati relativi alla diffusione del virus. Il 13 gennaio, 1987 per la prima volta si è riunita la Commissione per la lotta contro l’Aids operante presso il ministero della Sanità.

Nel maggio ‘87 veniva indetto un concorso riservato alle agenzie di pubblicità per decidere la campagna che il ministero avrebbe dovuto adottare.

Nell’aprile ‘88 venivano dati i risultati dei vincitori del concorso.

Ad oggi non è stata ancora avviata alcuna campagna pubblica di prevenzione ed informazione.

In queste date è possibile leggere il clamoroso ritardo del nostro paese nella lotta contro l’Aids. Se si considera che la campagna di prevenzione è partita in Inghilterra nella seconda metà dell’85, e in Francia, Germania, Belgio e paesi scandinavi alla fine dell’86, dobbiamo rilevare che il ritardo è di oltre due anni rispetto agli altri paesi europei.

Il 4 giugno abbiamo distribuito davanti a numerosi istituti superiori delle dieci città italiane maggiormente colpite dal fenomeno dell’Aids un volantone (che riproponiamo in questo giornale) ed alcune migliaia di preservativi. Le città coinvolte sono state Torino, Milano, Verona, Padova, Ravenna, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari.

L’obiettivo dell’iniziativa era chiaro: mettere ulteriormente in mora l’immobilismo del ministero e dare una risposta concreta al falso moralismo di chi ha sino ad oggi ritardato qualsiasi tipo di iniziativa pubblica.

Forse vale la pena di raccontare un aneddoto.

Numerose sono state le polemiche sull’opportunità di utilizzare o meno il termine »profilattico nell’ambito della campagna ministeriale. Poiché tutte le agenzie pubblicitarie interpellate hanno ritenuto opportuno proporre uno spot relativo all’uso del profilattico e poiché messaggi in questo senso erano stati sollecitati al ministro da numerosi gruppi politici, Donat Cattin prima di decidere ha ritenuto necessario chiedere un parere all’Istituto superiore di sanità. L’Istituto, intelligentemente, ha comunicato al ministro la non opportunità di usare il termine »profilattico poiché il vocabolo da usare è infatti »preservativo , per essere questo il termine che la maggior parte della gente comprende. Con il nostro volantone i termini »preservativo , »pene , »eiaculazione , »erezione hanno finalmente fatto il loro ingresso, anche se non troppo ufficiale, nella scuola. Abbiamo voluto proporre agli studenti le indicazioni date dall’American Medical Association. Non sono solo una provocazione quanto piuttosto i

l tentativo di favorire alcuni comportamenti che pur essendo elementari avvengono spesso in modo improprio. E’ molto frequente, ad esempio, trovare persone che mettono il preservativo dopo aver iniziato il rapporto e quindi solo per contenere l’eiaculazione: questa abitudine evidentemente non serve a nulla nella prevenzione dell’Aids. Ecco perché un po’ ovunque nel mondo si è reso necessario dare indicazioni precise anche sulle modalità d’uso del preservativo.

Magari senza arrivare a ciò che avviene in Danimarca, dove viene trasmesso uno spot nel quale una coppia di adolescenti mostra il corretto uso del profilattico, crediamo che il mondo dei giovani vada affrontato con messaggi chiari e non fraintendibili. In Italia non siamo neppure alle mezze parole.

L’iniziativa è stata presentata da Francesco Rutelli in una conferenza stampa che si è tenuta a Montecitorio. Tra l’altro Rutelli ha detto:

La politica inetta del governo in materia di Aids è la causa prima della diffusione del male in Italia, che è divenuta in tre anni il secondo paese in Europa dopo la Francia (dal quinto che era) quanto a cittadini colpiti dall’Aids (1750 casi e almeno 150.000 sieropositivi).

L’Aids non conosce cura: l’unica possibilità di prevenzione consiste nell’informazione. L’assenza di un’informazione corretta e senza tabù è dunque un comportamento criminale.

Il ministro Donat Cattin si è specializzato in affermazioni e iniziative catastrofiche: nel tempo, ha prima impedito campagne di informazione nelle scuole temendo si parlasse di »rapporti anali ; poi ha negato l’utilità di parlare dei preservativi, perché sicuri solo all’80-90% e perché si sarebbe fatta pubblicità alle ditte produttrici; quindi rifiutò di parlare con le associazioni degli omosessuali non volendo parlare con dei »pervertiti ; dopo la costituzione ultra-tardiva della Commissione per la lotta all’Aids dichiarò:

»D’ora in poi l’Aids lo prende chi se lo va a cercare ; in varie circostanze dichiarò che ci sono due strade pratiche per non prendere l’Aids; l’astensione o la masturbazione; ha disertato la Conferenza di Londra contro l’Aids ed espulso dalla Commissione il qualificatissimo ma scomodo Prof. Aiuti.

Nei prossimi giorni depositeremo una mozione parlamentare in cui chiediamo nel dispositivo concrete, urgenti misure ed iniziative; e nelle premesse ripercorriamo le negligenze e le responsabilità del ministro in modo da sollecitare un voto di sconfessione politica da parte del Parlamento.

Ma il nostro obiettivo politico è e resta un’informazione diretta, senza mediazioni e circonlocuzioni innanzitutto rivolta ai governi, visti alcuni dati che fanno particolarmente riflettere: in Italia il 64,8% dei malati di Aids è costituito da tossicodipendenti, il 69,5% dei tossicodipendenti è compreso in una fascia di età che va dai 13 ai 20 anni, oltre il 70% di tutti i casi di Aids registrati nel nostro paese riguarda giovani dai 20 ai 29 anni. Appare evidente dunque che la scuola media superiore, comprendendo la fascia di età immediatamente a ridosso di quella maggiormente colpita e più esposta al fenomeno della droga, appare come un fondamentale e irrinunciabile canale di informazione. Invece dei 20 miliardi destinati dal ministero della Sanità alla campagna contro l’Aids, solo 4 saranno destinati specificatamente ai tossicodipendenti, ai carcerati, ai militari e alla scuola. La campagna destinata alla scuola è quella che meno si conosce, si parla di videocassette e si sa che verrà gestita dall’Agenzi

a Odg.

Con la nostra iniziativa abbiamo voluto dare tre segnali precisi: la scuola deve essere il terreno privilegiato di qualunque campagna di prevenzione che voglia essere seria; ai giovani ci si deve rivolgere in modo diretto e con parole chiare; il problema dell’informazione sessuale nelle scuole è ormai un argomento da affrontare in modo risolutivo.

Eloquente a proposito di questa politica reticente ed ipocrita è la decisione della Rai di trasmettere in tarda serata le trasmissioni di informazione sul virus; eloquente la lettera di undici

cartelle (pronta ormai da quasi un anno) che il ministero della Sanità intende inviare a tutte le famiglie italiane. Il mondo degli adulti, e in particolare dei genitori, viene scelto come

mediatore di questo argomento: parlare di sesso ai giovani è ancora tabù.