P2: la controstoria (7) LA P2 NEL 1970 1974: STATO, POLITICI, EVERSIONE. DESTABILIZZARE PER STABILIZZARE

Di Teodori Massimo - 1 dicembre 1985

P2: la controstoria (7) LA P2 NEL 1970 1974: STATO, POLITICI, EVERSIONE. DESTABILIZZARE PER STABILIZZARE

Fatti e misfatti, uomini, banche e giornali, generali e terroristi, furti e assassinî, ricatti e potere, secondo i documenti dell’inchiesta parlamentare sulla loggia di Gelli

di Massimo Teodori

SOMMARIO: “Molto si è scritto della P2 e di Gelli ma la verità sulla loggia e sul suo impossessamento del potere nell’Italia d’oggi è stata tenuta nascosta. Contrariamente a quanto afferma la relazione Anselmi votata a maggioranza a conclusione dell’attività della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, la Loggia non è stata un’organizzazione per delinquere esterna ai partiti ma interna alla classe dirigente. La posta in gioco per la P2 è stata il potere e il suo esercizio illegittimo e occulto con l’uso di ricatti, di rapine su larga scala, di attività eversive e di giganteschi imbrogli finanziari fino al ricorso alla eliminazione fisica.”

La “controstoria” di Teodori e una ricostruzione di fatti e delle responsabilità sulla base di migliaia di documenti; è la rielaborazione e riscrittura della relazione di minoranza presentata dall’autore al Parlamento al termine dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta. Sono illustrati i contorni dell’associazione per delinquere Gelli-P2; si fornisce l’interpretazione dell’attività eversiva dei servizi segreti e quella dei Cefis, dei Sindona e dei Calvi; si chiarisce il ruolo della P2 nel “caso Moro” e nel “caso d’Urso”, nella Rizzoli e nell’ENI, nelle forze Armate e nella Pubblica Amministrazione. Sono svelati gli intrecci con il Vaticano, il malaffare dei Pazienza, dei Carboni e il torbido del “caso Cirillo”.

(SUGARCO EDIZIONI - Dicembre 1985)

CAPITOLO VII - LA P2 NEL 1970 1974: STATO, POLITICI, EVERSIONE. DESTABILIZZARE PER STABILIZZARE

I militari, primo nucleo della Loggia. L’intreccio, quasi coincidenza, fra P2 e SID

Il primo importante nucleo della loggia P2, non tanto come loggia riservata quanto come luogo di incontro di elementi che occupano posizioni di rilievo in settori nevralgici della vita nazionale, è costituito nella seconda metà degli anni ‘60 da ufficiali delle forze armate, dei carabinieri e da altri personaggi collegati con i servizi segreti. Tra i tanti, si iscrivono alla massoneria (1) e vengono destinati alla loggia riservata nel 1961 il generale Saverio Malizia, nel 1968 il generale Paolo Gaspari, nel 1970 il maggiore Massimo Pugliese, il colonnello Giuseppe Lo Vecchio e il generale Giuseppe Casero, implicati nel golpe Borghese, il generale Siro Rosseti, capo della struttura di sicurezza SIOS dell’esercito, il generale Giovambattista Palumbo, poi comandante della divisione Pastrengo di Milano. Negli anni immediatamente successivi fanno il loro ingresso in loggia il generale Giovanni Allavena, direttore del SIFAR dal 1965 al 1966, il generale Luigi Bittoni, i comandanti di divisione dei carabinieri Romo

lo Dalla Chiesa e Franco Picchiotti che fungerà da segretario organizzativo della P2 nella seconda metà degli anni ‘70. Tutti questi alti ufficiali erano stati implicati nei fatti del luglio del ‘64 (»golpe De Lorenzo ) come destinatari di quel »Piano Solo che doveva mettere in atto la manovra allarmistica e di pressione del capo del SIFAR.

Si delinea così una continuità fra i fatti del 1964 e le nuove strutture di incubazione dell’eversione che trovano un punto di focalizzazione nella P2: insomma una specie di riciclaggio degli stessi uomini che vengono accantonati dalle strutture ufficiali dei servizi segreti in seguito all’esplosione nel 1966 dello scandalo (Commissione di inchiesta parlamentare, cambio di denominazione dei servizi segreti da SIFAR in SID, problema delle schedature personali). Tale continuità fra, da una parte, lo stato maggiore del SIFAR e comunque ambienti delle forze armate e dei carabinieri ad esso collegati e, dall’altra, Gelli, trova conferma nell’episodio della presunta consegna dei fascicoli SIFAR da parte del generale Allavena a Gelli: una specie di dote di informazioni che il capo della P2 era solito chiedere ai suoi accoliti nel momento dell’iniziazione massonica. Interrogato sulla sparizione dei fascicoli e sul relativo allontanamento di Allavena da capo del SIFAR, il nuovo direttore dei servizi, l’ammiraglio Eug

enio Henke, tenta di ridimensionare l’episodio: »Escludo che i fatti esaminati si siano verificati con il fine specifico di recare ad altri un danno e di procurare un ingiusto vantaggio .(2)

L’ammiraglio Eugenio Henke assume improvvisamente la direzione del SID nel maggio 1966 per sostituire il generale Allavena e la tiene fino all’ottobre 1970. Il periodo coincide con l’inizio di quella che venne chiamata la »strategia della tensione (piazza Fontana, 12 dicembre 1969) e con l’allargamento della P2. Anche i contatti di Gelli con i servizi segreti, che affondavano le radici nell’immediato dopoguerra, registrano un balzo in avanti. Allorché nell’ottobre del 1970 Henke lascia il SID viene messo a capo di stato maggiore della Difesa grazie a un provvedimento legislativo ad hoc, la nomina del successore alla testa dei servizi reca un segno inequivocabile dell’interesse e dell’intervento di Gelli. E’ il generale Siro Rosseti (P2), già responsabile della branca dei servizi segreti dell’esercito (SIOS) nonché tesoriere della loggia P2 negli anni 1971 1974, a testimoniare che vi fu un intervento del Gelli presso l’allora ministro della Difesa Mario Tanassi, tramite il segretario particolare Bruno Palmio

tti, anch’egli della P2, al fine di patrocinare la nomina del generale Vito Miceli.(3)

Dichiara Gelli alla magistratura bolognese che indaga sulla strage dell’Italicus (4 agosto 1974): »Il generale Miceli fu iniziato alla massoneria prima che egli andasse al SID. Egli fu da me conosciuto intorno al 1968 69 durante un ricevimento dato, penso, dal Comiliter di Roma. Successivamente ebbi altri contatti con Miceli e in seguito gli proposi l’ingresso nella massoneria… Mi pare che durante lo stesso periodo Miceli aveva posto la sua candidatura alla direzione del SID… Rosseti mi fece presente che il generale Miceli era un ottimo elemento e che meritava da parte nostra di appoggiare la sua candidatura alla direzione del SID. In quel tempo ministro della Difesa era l’onorevole Tanassi ed io ero amico del suo segretario Bruno Palmiotti. Mi recai da quest’ultimo e raccomandai Miceli per la designazione a capo del SID .(4)

Il rapporto fra il capo della P2 e il direttore del SID, Miceli, fin dalla nomina è strettissimo e caratterizza per un lungo periodo quella serie di vicende in cui si intrecciano i servizi segreti, i fatti eversivi e la P2. In una nota dell’agenzia »OP del 18 gennaio 1972, già fin da allora ben informata sulle segrete cose, si legge: »… siamo infine in grado di rivelare che dietro il formidabile apparato di Palazzo Giustiniani che tocca tutti i centri vitali del nostro paese esiste una snella ed efficientissima organizzazione, ottimamente mimetizzata alla conduzione della quale è preposto un personaggio del quale non possiamo rivelare l’identità essendo egli pressoché ignoto alla quasi totalità degli iscritti militanti. Questo personaggio è elemento determinante nelle più delicate e complesse vicende della vita politica italiana .

E’ chiaro il riferimento a Gelli di Pecorelli, il quale entrerà anch’egli a far parte della P2. Nel marzo 1974 l’Ufficio I della Guardia di Finanza redige un appunto su Gelli nel quale si pone, tra l’altro, in evidenza che egli »… è legato da vincoli di amicizia con note personalità politiche che frequentemente ospita nella sua villa di Arezzo, con il capo del SID ed altri ufficiali della stessa organizzazione… e che »… viene considerato come uno degli “intoccabili” della sede di Arezzo, in quanto tali e tanti sarebbero i suoi rapporti in loco che sarebbe in grado di annullare e depistare ogni indagine nei suoi confronti… .(5) In una nota dell’agenzia »L’Informatore Economico , allegata all’indagine svolta nel 1974 da Santillo capo dell’Ispettorato antiterrorismo del ministero dell’Interno, si accenna a »presunti rapporti fra SID e massoneria e si indica in Miceli uno degli appartenenti alla P2.

Miceli viene nominato alla testa del SID nell’ottobre del 1970: una delle prime operazioni importanti della sua direzione è la defezione dell’ambasciatore ungherese in Italia, Giuseppe Szall. Nell’organizzare e nell’eseguire l’operazione, l’unica effettuata dai servizi italiani e riguardante un alto personaggio dei paesi dell’Est, parte determinante è svolta da Gelli, come testimonia il colonnello del SID Antonio Viezzer (6) responsabile del centro di controspionaggio di Firenze. Quando poi l’ambasciatore è iniziato nel 1975 alla P2, Gelli scrive sul suo conto la nota: »Ambasciatore della repubblica ungherese fino al 1969. Ha lasciato il servizio volontariamente perché non riteneva più congeniali le idee marxiste al suo modo di pensare e al suo costume. Idoneo e meritevole di entrare a far parte dell’Istituzione .(7)

Il »golpe Borghese e il ruolo di Gelli. I rapporti internazionali

Nei primissimi mesi della direzione Miceli del SID si compie il cosiddetto »golpe Borghese . Anche nel suo svolgimento si riscontrano tracce della presenza di Gelli insieme al ruolo ambiguo svolto dal capo del SID.(8) Il generale Miceli è stato prosciolto dall’accusa di favoreggiamento per cui era stato incriminato e successivamente assolto in Corte d’Assise: resta tuttavia il fatto che molti rapporti con gli ambienti che prepararono il golpe sono documentati nel procedimento giudiziario. E’ in questa vicenda che per la prima volta appare una traccia del diretto coinvolgimento di Gelli oltre che di altri piduisti, come risulta da una serie di testimonianze dei terroristi cosiddetti »fascisti pentiti .

E’ uno di questi, Paolo Aleandri, a dichiarare di aver tenuto i contatti fra Gelli, l’avvocato Filippo De Iorio e i fratelli Fabio e Alfredo De Felice, e di essere venuto a conoscenza di rapporti al tempo del golpe Borghese di Gelli con alti ufficiali dei carabinieri e con i servizi segreti.(9) Nella deposizione resa il 23 settembre 1982, Aleandri afferma: »Fu Alfredo De Felice che nel contattare alti ufficiali dei carabinieri venne a incontrare Gelli e ancora: »Fabio De Felice valutò che Gelli fosse stato parte nel contrordine che venne durante l’esecuzione del golpe Borghese . Di nuovo il 16 ottobre 1982, davanti al giudice Imposimato, aggiunge: »Per quanto concerne i rapporti di Gelli con i servizi segreti italiani, nell’insieme dei discorsi fatti dai fratelli De Felice ebbi la certezza che Gelli avesse rapporti non solo con alcuni ufficiali dell’Arma, che egli poteva controllare, ma anche con i servizi segreti italiani, che noi ritenevamo essere la vera forza di Gelli. E proprio attraverso i servizi seg

reti che il Gelli aveva la possibilità di accedere a notizie riservate che riguardavano i gangli vitali del potere . Queste deposizioni, rese dopo la chiusura del procedimento, gettano nuova luce, almeno per quel che riguarda il ruolo di Gelli e della P2, in quell’episodio golpista soprattutto per il significato che esso ha nella strategia della tensione al fine del suo uso politico.

Nel memoriale n.2 Gelli non smentisce i contatti da lui avuti con gli ambienti golpisti, ma cerca solo di minimizzarne la portata. »Ho conosciuto l’avv. Fabio De Felice, ma non abbiamo mai parlato di politica: in epoca successiva venne da me Paolo Aleandri per chiedermi un interessamento idoneo a fargli trovare un posto di lavoro… Non ho mai sentito parlare di tutti i nomi indicati fatta eccezione per De Iorio… Il caso del generale Gaspari, cui avrei inviato una lettera promettendogli un alto incarico in un governo di militari, è totalmente incredibile: non sembra seriamente configurabile un colpo di stato per corrispondenza ed una distribuzione di cariche per lettera… .(10)

Ma l’Aleandri insiste: »A quel che diceva Fabio De Felice il vero piano del golpe Borghese era rappresentato dalla possibilità di far scattare un piano antiinsurrezionale custodito dai carabinieri di cui solo alcuni ufficiali potevano disporre l’attuazione… Autore della parte sostanziale del piano del golpe era stato Guido Giannettini . Si sarebbe trattato cioè di una manovra eversiva della stessa natura di quella che nel 1964 aveva avuto come protagonista esecutivo il generale Giovanni De Lorenzo, ma che in realtà era concepita per diverse utilizzazioni di carattere politico.

La novità del golpe Borghese non sta nella ridicola materialità del tentativo golpista di Remo Orlandini e dei suoi compagni, ma nell’emergere sullo sfondo di collegamenti internazionali e nelle funzioni di raccordo tra manodopera, corpi dello Stato e momenti istituzionali di uomini della massoneria e, primo fra essi, di Licio Gelli. Non è una semplice coincidenza che tra gli inquisiti e gli incriminati per il golpe figurino lo stesso Miceli, Filippo De Iorio, gli ufficiali dell’aeronautica Giuseppe Lo Vecchio e Giuseppe Casero, tutti della P2, e Tommaso Rook Adami della loggia Audere Semper dell’obbedienza di Piazza del Gesù; e che il generale dei carabinieri Giovambattista Palumbo, intimo di Gelli, fosse stato invitato dal SIOS Esercito a tirarsene fuori. E non può essere totalmente infondata la circostanza, confermata da più testimoni, di un ruolo del Gelli come collegamento con le alte sfere dei carabinieri data la consistenza e l’attività della P2 che, in quel periodo, era nutrita di schiere di uomini d

el mondo militare e degli apparati dei servizi segreti.

Uno dei principali imputati del golpe, Remo Orlandini (l’unico che avendovi direttamente partecipato ha fornito diretta testimonianza), fa riferimento a collegamenti internazionali con gli ambienti NATO. Riferisce che uno degli uomini che mantenevano contatti era tale ingegner Hung Fendwich che risulta essere stato in rapporto con il Fronte nazionale da una posizione di copertura presso l’azienda elettronica Selenia.(11) Queste circostanze confermano che l’episodio si colloca in un contesto di manovre destabilizzatrici nelle quali ambienti italiani e ambienti NATO trovavano il reciproco interesse a fini politici e strategici.

Dunque, il golpe Borghese, primo episodio di una lunga catena di movimenti eversivi, deve essere considerato molto più ridicolo di quanto non sia stato ritenuto dai sostenitori delle teorie golpistiche, per quel che riguarda il puro aspetto militare. Ma anche molto più grave per il suo uso politico sia da parte di settori delle forze armate nazionali sia da parte di alcuni circoli dell’establishment interno e internazionale. Ne è una prova il ruolo di Gelli e quello di Miceli, capo dei servizi segreti, personaggio non omogeneo e interno al mondo dell’estremismo violento di destra ma fiduciario nei servizi di settori della classe politica dominante.

Con la sua testimonianza il generale Siro Rosseti, amico e collaboratore di Miceli, nonché uomo di fiducia di Gelli nei primi anni ‘70, tiene a chiarire che secondo lui il passaggio all’estrema destra del capo del SID avviene solo dopo le disavventure giudiziarie del 1974 75.(12) Anche il colonnello Nicola Falde, successore del colonnello Rocca all’Ufficio REI del SID e membro della P2 dal 1970 al 1974, in una lettera del 28 giugno 1984 afferma: »Certamente [Miceli] è stato sempre di chiaro orientamento di destra; tuttavia negli anni in cui egli ha diretto il SID il suo comportamento politico è quello di un doroteo di ferro che si sublimava al cospetto di Piccoli. Era diventato poi anche uno stretto collaboratore di Moro che gli fu largo di riconoscimenti e di pubblici attestati di stima. Miceli si è perso negli anni delle faide interne della DC nelle quali si era incautamente avventurato. Questo è il vero Miceli 1971 1974. Il Miceli dell’MSI è del 1976 dopo le sue disavventure giudiziarie .(13)

Tutte le testimonianze di personaggi appartenenti o appartenuti alla P2 devono essere assunte con estrema cautela per la volontà di ciascuno di ricostruire a proprio vantaggio la verità dei fatti e la fondatezza delle interpretazioni. Tuttavia nel caso del giudizio sul ruolo di Miceli è singolare la coincidenza di testimonianze tra Rosseti e Falde, tanto più che tra i due esiste un aspro conflitto a proposito delle vicende dei servizi e del rapporto con Miceli. E’ per ciò che la loro convergente testimonianza offre una chiave di lettura attendibile sugli alti vertici militari in stretto rapporto con settori politici e governàtivi e al tempo stesso implicati in fatti devianti.

Si pone in definitiva la questione della reale responsabilità degli eventi pseudo golpisti che è responsabilità politica; ed è un fatto che tutti gli elementi disponibili indicano come punto di cerniera gli uomini della P2, a cominciare dal capo del SID Miceli.

»Rosa dei Venti e »SuperSID

»E’ stato operato il tentativo forse più pericoloso che la destra reazionaria abbia tentato e portato avanti dalla Liberazione ad oggi… Questo tentativo disgregante, che è stato portato con una trama che aveva radici organizzative e finanziarie consistenti, che ha trovato delle solidarietà probabilmente non soltanto di ordine interno ma anche di ordine internazionale, questo tentativo non è finito; noi sappiamo in modo documentato che questo tentativo è ancora in corso .(14) Questo grido di allarme veniva lanciato il 5 novembre 1972 da parte dell’on. Arnaldo Forlani, allora segretario della DC, in un pubblico comizio a La Spezia. Erano trascorsi due anni dal golpe Borghese e le parole del leader DC testimoniano il clima di trame eversive che perdurava nel paese. Dopo alcuni anni di omertà, tentativi di copertura e connivenze negli anni 1970 1974, le inchieste giudiziarie hanno portato in parte alla luce alcune organizzazioni con le relative operazioni che misero in atto manovre golpiste destabilizzanti.

La »Rosa dei Venti era stata costituita come struttura di collegamento fra diversi gruppi e movimenti: in essa si collegavano gruppi terroristici della destra extra parlamentare, associazioni d’arma create o rafforzate allo scopo di creare delle reti di sostegno ai militari, ufficiali dell’esercito inseriti nelle strutture di sicurezza, movimenti di opinione pubblica in favore dello Stato forte, gruppi di militari americani facenti parte delle strutture di sicurezza della NATO in Italia, e gruppi di massoni tra i quali alcuni della P2 (Alliata di Montereale, Edgardo Sogno) e altri facenti parte del vertice dell’obbedienza di Piazza del Gesù del Gran Maestro generale Giovanni Ghinazzi. Non è chiaro se la »Rosa dei Venti fosse un’autonoma struttura tesa ad orientare (come potrebbe significare la sua denominazione) i diversi gruppi eversivi o se si trattasse di una specie di coordinamento di 20 diverse organizzazioni. Certo è che essa dipendeva o comunque si coordinava con una struttura interna al servizio se

greto ufficiale, il cosiddetto »SID parallelo , ma non coincideva completamente con essa.(15)

Il più importante protagonista che ha testimoniato, Roberto Cavallaro, ha messo in rilievo come l’organizzazione della Rosa perseguisse, attraverso l’intermediazione di gruppi terroristici, finalità che non erano il colpo di Stato ma una strategia del disordine e del terrore che giustificasse un intervento volto a ristabilire l’ordine. Sulle deposizioni del Cavallaro è stato apposto dal presidente del Consiglio dell’epoca Mariano Rumor, il segreto di Stato. Successivamente in un’intervista del 17 ottobre 1974 Cavallaro affermava: »L’organizzazione esiste di per sé, ha una struttura legittima il cui scopo è di impedire turbative alle istituzioni. Quando queste turbative si diffondono nel paese (disordini, tensioni sindacali, violenze e così via) l’organizzazione si mette in moto per creare possibilità di stabilire l’ordine. E’ successo questo: che se le turbative non si verificavano, esse venivano create ad arte da “organizzazioni” attraverso tutti quegli organismi di estrema destra (ma anche di estrema sinis

tra) ora sotto processo nel quadro delle inchieste sulle cosiddette trame nere (Rosa dei Venti, Ordine Nero, la Fenice, il MAR di Fumagalli, i Giustizieri d’Italia e tanti altri) .(16)

Molteplici sono le testimonianze che affermano che le diverse manovre di quella stagione sono costruite su tre dimensioni: quella puramente operativa e strumentale, quella ufficiale e semiufficiale operante dentro le forze armate e i servizi segreti, e quella internazionale di collegamento con la NATO. Lo afferma il colonnello Amos Spiazzi, uno dei principali protagonisti imputati nei procedimenti del SID parallelo e della Rosa dei Venti. Nella commissione d’inchiesta Spiazzi ha dichiarato di considerarsi per la prima volta sciolto dal vincolo della riservatezza in merito a materie coperte dal segreto militare e di Stato. Il colonnello, lungamente operante in posizione dirigente nell’Ufficio I (sicurezza e informazione) dell’esercito, affermava che nell’ambito delle forze armate sono sempre esistiti due strumenti: un »piano di emergenza interna e un (segretissimo) »piano di sopravvivenza . Il primo strumento prevede la selezione nell’ambito dell’esercito di personale fedelissimo disponibile a partecipare ad

operazioni delicate; il secondo entra in funzione in caso di vacanza della presidenza della Repubblica, di conflitto elettorale con il diretto intervento dell’esercito e in caso di invasione esterna. Il piano di sopravvivenza prevede secondo Spiazzi anche l’intervento, accanto ai militari, di raggruppamenti fidati indicati in particolari schedature e agisce sostanzialmente come un organismo potenzialmente partigiano. Con la sua deposizione Spiazzi(17) ha fornito informazioni e spiegazioni del significato più autentico, anche se più recondito, di tutte le varie operazioni messe in atto dal golpe Borghese in poi. Si voleva cioè provocare, attraverso il cosiddetto disordine spontaneo o innescato, l’attuazione di piani di intervento militari e paramilitari sostanzialmente ufficiali anche se segreti, ma noti alle alte gerarchie militari e ai responsabili politici .

Quelle manovre eversive e destabilizzanti non possono essere circoscritte a una dimensione nazionale e politica,

risultando abbondanti le tracce del collegamento internazionale con gli ambienti NATO. Alcuni dei principali imputati nei processi per eversione di quel periodo, il generale Francesco Nardella, ex capo del Movimento Nazionale Opinione Pubblica, e il colonnello Angelo Dominioni, avevano avuto la responsabilità dell’Ufficio guerra psicologica presso il comando FTASE (Forze Terrestri Alleate Sud Europa) della NATO: un ufficio dalle attività misteriose che sembra avere avuto tra i suoi compiti, in collegamento con la CIA, quello di studiare le varie attività psicologiche da usare in caso di colpi di Stato, guerre civili, sommosse, controguerriglia e anche di approfondire l’uso »scientifico della »strategia della tensione . Al di là dei tanti punti di collegamento fra settori delle forze armate e settori dei servizi segreti con le organizzazioni della NATO, sono le stesse fonti ufficiali che rivelano l’esistenza di questa dimensione internazionale propria dell’integrazione militare dell’Italia nella NATO.

Interrogato dalla Corte di Assise di Roma il 14 dicembre 1977 nell’ambito dell’istruttoria del SuperSID, il generale Miceli alla domanda se esistesse all’interno del SID una struttura parallela che si affiancasse a quella ufficiale con i suoi organismi occulti, risponde: »Vuole sapere se esiste un organismo segretissimo nell’ambito del SID. Ho parlato delle dodici branche in cui si divide. Ognuna di esse ha come appendici altri organismi, altre organizzazioni operative sempre con scopi istituzionali. C’è, ed è a conoscenza anche delle massime autorità dello Stato. Vista dall’esterno, da un profano, questa organizzazione può essere interpretata in senso non corretto, potrebbe apparire come qualcosa di estraneo alla linea ufficiale. Si tratta di un organismo inserito nell’ambito del SID comunque svincolato dalla catena di ufficiali appartenenti al servizio I, che assolve compiti pienamente istituzionali, anche se si tratta di attività ben lontane dalla ricerca informativa. Se mi chiedete dettagli particolaregg

iati, dico: non posso rispondere. Chiedeteli alle massime autorità dello Stato, in modo che possa esservi un chiarimento definitivo . Più volte sollecitato, Miceli precisava che i ministri della Difesa dell’epoca, Tanassi, Restivo e Andreotti, erano perfettamente a conoscenza dell’organismo segretissimo.(18)

P2: punto di incontro, di collegamento e centro di propulsione

La P2 si colloca e opera in un ambito in cui si incrociano e reagiscono reciprocamente strutture segrete e parallele dei servizi, manovre eversive e golpiste, organismi speciali delle forze armate depositari di piani d’emergenza, velleità d’ordine, volontarie connivenze dei politici pronti a strumentalizzare le trame internazionali NATO. Sarebbe però errato attribuire alla Loggia, come tale, una funzione direttiva di tutta la strategia della tensione. L’organizzazione gelliana diviene piuttosto il crocevia dei gruppi militari e civili che tramano talora come punto di incontro, talaltra come collegamento e coordinamento e qualche altra volta come centro di propulsione. Tra i tanti segni della presenza nella strategia della tensione di uomini della P2, o che entrano in quel periodo nella P2, valgano alcuni esempi.

All’indomani del golpe Borghese, Gelli invia una lettera a un certo numero di alti ufficiali della P2 nella quale, pur con un discorso tortuoso, si accenna alla possibilità di dar vita a un governo militare. Successivamente, in una delle poche riunioni di una specie di comitato direttivo del raggruppamento Gelli P2 del 5 marzo 1971, si discute della situazione politica italiana e sulle proposte di soluzioni autoritarie. Qualche mese dopo, quasi come in una dichiarazione di intenti, una circolare enuncia i propositi della loggia: »La filosofia è stata messa al bando, ma abbiamo ritenuto, come riteniamo di dover affrontare solo argomenti solidi e concreti che interessano tutta la vita nazionale .(19)

Si trattava solo di chiacchiere o di qualcosa di più operativo? Probabilmente Gelli era molto poco operativo nel senso di partecipazione diretta ma molto fungeva da intermediario e da punto di raccordo, tanto più pericoloso in quanto erano in movimento forze istituzionali e organizzate anch’esse con i loro uomini immessi nella Loggia. Del resto il sentore che il gioco autoritario passasse attraverso la P2 era avvertito all’interno stesso della massoneria al punto che un autorevole »fratello , Nando Accornero, scrisse il 16 gennaio 1973 una lettera aperta al Gran Maestro Lino Salvini per segnalare che Gelli »invita i fratelli che appartengono ad alte gerarchie della vita nazionale ad adoperarsi perché l’Italia abbia una forma di governo dittatoriale; l’unico per lui che possa risolvere i gravi problemi che affliggono la vita della Patria .(20)

In altre situazioni, Gelli passa dalla propaganda cartacea massonica all’azione. Nel corso del 1973 mentre sono operanti il SuperSID e la Rosa dei Venti convoca ad Arezzo tre

generali dei carabinieri, Luigi Bittoni, comandante della Brigata carabinieri di Firenze, Franco Picchiotti, comandante della Divisione carabinieri di Roma, e Giovambattista Palumbo, comandante della divisione Pastrengo di Milano, e l’allora procuratore generale della Repubblica di Roma Carmelo Spagnuolo, tutti e quattro della P2, per una riunione il cui oggetto era la discussione della situazione politica del paese e la possibilità di intervenirvi con misure eccezionali. Secondo alcune testimonianze Gelli in quella riunione avrebbe avanzato la proposta di un governo presieduto da Spagnuolo e affacciato la necessità di appoggiare un »governo di centro con i mezzi a disposizione dell’Arma.(21)

All’interno della massoneria vi era da parte di molti la consapevolezza che l’organizzazione fosse in qualche modo coinvolta nelle trame eversive non solo per l’altissima percentuale di ufficiali e di uomini dei servizi in essa presente. Il segretario di Salvini, Angelo Sambuco, durante il processo per l’Italicus parla dei timori del Gran Maestro per un colpo di Stato che avrebbe dovuto aver luogo durante l’estate 1974 e dice che negli anni precedenti Salvini aveva come »pallino fisso il timore che si verificassero capovolgimenti della situazione, una impressione che derivava anche dai frequenti contatti del capo della P2 con il direttore del SID, Miceli, e con i vertici militari.

Enumerando alcuni degli inquisiti per vicende eversive che in quegli anni appartenevano alla massoneria, si ha un lungo elenco. Per la Rosa dei Venti: il Gran Maestro della loggia di Piazza del Gesù, Giovanni Ghinazzi, insieme con Dante Labanti e Roberto Petronelli, Giancarlo De Marchi, il generale Ugo Ricci, Adelino Ruggeri, Antonio Parzi, Alliata di Montereale (P2) e Francesco Nardella. Per il »golpe Borghese , il comandante Valerio Borghese, Sandro Saccucci, Remo Orlandini, Salvatore Drago, il generale Duilio Fanali (P2), Vito Miceli (P2), il generale dell’aeronautica a riposo Giuseppe Casero (P2), Giuseppe Lo Vecchio (P2) e l’avvocato Filippo De Iorio (P2), consigliere regionale della DC del Lazio e »consigliere politico del presidente del Consiglio Andreotti. Anche al colonnello Amos Spiazzi, elemento centrale della Rosa dei Venti, alla fine del 1972, momento cruciale dell’azione eversiva, fu proposto, con il tono di una promessa minaccia, di aderire a una loggia coperta, cioè alla P2, come garanzia co

ntro l’eversione di sinistra, capeggiata da personaggi altissimi.

Sullo sfondo dell’eversione di Stato di quel quinquennio si staglia anche un altro personaggio centrale nel sistema dell’ordine disordine di Stato: il prefetto Umberto Federico D’Amato, responsabile dell’Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno (»l’ufficio delle stragi ) fino al suo scioglimento per »deviazioni nel 1974. Il »pentito Aleandri dichiara: »Nell’ambito del ministero dell’Interno fra le persone che, secondo i fratelli De Felice, avevano dato la loro adesione al golpe Borghese e in genere alla strategia della tensione, c’era Federico D’Amato, legato da vincoli d’amicizia ad Alfredo De Felice che ne parlava in termini confidenziali… .(22) Il D’Amato, che venne chiamato in causa anche per le manovre di occultamento relative alla strage di piazza Fontana del 1969, ha dichiarato, anch’egli come tanti altri, di »essere entrato nella loggia P2 per avere informazioni e per controllarla , segno ulteriore della centralità dell’organizzazione gelliana come crocevia dell’eversione nel collegame

nto con gli organismi ufficiali e di Stato.

Un ulteriore episodio della serie dei tentativi di trasformazione dell’assetto costituzionale è il cosiddetto »golpe bianco di cui è protagonista un altro massone, Edgardo Sogno, presente nelle liste fin dall’inizio della costituzione del raggruppamento Gelli P2. Tornato sulla scena politica nel 1971, l’ex partigiano azzurro fonda il Comitato di Resistenza Democratica (CRD), che stringe rapporti in nome della »seconda repubblica presidenziale e del »governo dei tecnici e raccoglie consensi in un ampio arco di posizioni che va dal gruppo interno alla DC »Europa 70 fino al partigiano »bianco Carlo Fumagalli, capo del Movimento di Azione Rivoluzionaria (MAR). In una nota inviata dal capo del SID, ammiraglio Mario Casardi, alla magistratura il 22 ottobre 1974 si indicava che »il Sogno avrebbe avuto contatti con l’ex deputato del MSI Fabio De Felice e, per il tramite di Massimo Pugliese (P2) e della contessa Nicastro, avrebbe effettuato una penetrazione anche in ambienti vicini ad esponenti politici di gover

no. Attraverso i fratelli De Felice avrebbe intessuto rapporti anche con l’avvocato De Iorio, elemento di primo piano nella vicenda del Fronte Nazionale… .(23) Complessivamente la rete di rapporti e di iniziative attivate dal Sogno mette in evidenza uno degli aspetti sempre presenti all’interno del variegato mondo autoritario eversivo: non più l’ipotesi golpista, magari alla greca o alla turca, ma il lavoro per vie interne nei partiti e nelle istituzioni con l’uso sempre più strumentale delle frange più rozzamente eversive.

La P2 come anello di congiunzione con i politici e lo Stato

Dal »golpe Borghese (dicembre 1970) al »golpe liberale (estate 1974) di Sogno: qual è il senso profondo della strategia della tensione e della presenza in essa degli uomini della P2? Si è visto come anche il tentativo golpista più diretto, quello Borghese, non fosse altro che un’operazione messa in atto per innescare i piani d’emergenza custoditi dai servizi segreti e dai settori delle forze armate, e di cui Amos Spiazzi dice che le alte sfere politiche erano perfettamente a conoscenza. Anche le vicende della Rosa dei Venti e del SuperSID sono la trasformazione in apparati continui operativi delle strutture ufficiali e semi ufficiali segrete, esterne e interne allo Stato, tesi a gestire autoritariamente la destabilizzazione. Anche di queste strutture segrete il capo del SID testimonia che erano note a tutti i ministri della Difesa dell’epoca. Dal 1969 si susseguono in quella carica Luigi Gui, Mario Tanassi (1970 72), Franco Restivo ( 1972), ancora Tanassi ( 1972 74) e Giulio Andreotti (marzo dicembre 1974)

mentre al ministero dell’Interno siedono Restivo (1968 72), Mariano Rumor (1972 73) e Paolo Emilio Taviani ( 1973 74). La presidenza del Consiglio è occupata da Rumor (1968 70), Emilio Colombo (1970 72), Giulio Andreotti ( 1972 73) e ancora Rumor ( 1973 74). Pochi uomini dunque, che non potevano ignorare le trame nascoste di quella stagione.

Nel fornire un’interpretazione veritiera e articolata delle forze agenti durante la stagione eversiva, Aleandri individua tre livelli autonomi ma tra di loro connessi: i gruppi estremistici della destra eversiva, le forze militari e statuali in favore di una svolta autoritaria, e gli ambienti politici ufficiali e dell’opinione pubblica disponibili a sostenere e comunque a non ostacolare una democrazia forte. Se, dunque, è vero che tutto il movimento eversivo di quegli anni non avrebbe avuto corso se coloro che detenevano il potere politico o alcuni suoi settori non avessero dato via libera, la P2 ha rappresentato lo strumento di collegamento funzionale fra i diversi livelli del meccanismo eversivo e della sua utilizzazione. Anche della funzione della P2, in questo senso, erano a conoscenza le autorità politiche e governative: lo testimoniano i diversi rapporti dei servizi segreti.

La nostra conclusione per questo periodo è che la P2 ha giocato sì la carta della destabilizzazione ma come anello di congiunzione con settori dell’establishment politico e dello Stato al fine di una più profonda stabilizzazione dei meccanismi extra istituzionali e anti costituzionali.

NOTE

1. Agli atti della Commissione P2 vi è un elenco ufficiale degli iscritti alla P2 al 1970. Pubblicato in “Relazione Teodori alla Commissione P2”, p. 23 Parlamento, 1984.

2. “Audizione di Eugenio Henke” alla Commissione P2 del 25 novembre 1983.

3. “Audizioni di Siro Rosseti” alla Commissione P2 del 19 marzo 1982 e 22 novembre 1983.

4. Deposizione di Licio Gelli al magistrato A. Vella di Bologna citato in Gianni Flamini, “Il partito del golpe”, Ferrara, 1982, vol. II, p. 207

5. “Informativa su Licio Gelli” dell’Ufficio I della Guardia di Finanza redatta dal ten. col. Giuseppe Sorrentino il 13 marzo 1974 in All.(T.), vol. III tomo XI, p. 267.

6. “Audizione di Antonio Viezzer” alla Commissione P2 dell’8 ottobre 1982 e 13 ottobre 1982.

7. Dal fascicolo intestato a Giuseppe Szall ritrovato nell’archivio uruguayano di Gelli e trasmesso alla Commissione P2.

8. Nel procedimento sul »golpe Borghese , l’ex capo del SID, generale Vito Miceli, incriminato, è stato successivamente prosciolto.

9. Vedi “Interrogatori di Paolo Aleandri” resi alla magistratura negli anni 1981 1982 1983 e pubblicati in All. (T.), vol. III, tomo XI, pp. 323 sgg.

10. “Memoriale di Licio Gelli”, seconda parte, cit.

11. Atti dell’inchiesta del giudice istruttore di Roma Filippo Fiore, in Gianni Flamini, “Il partito del golpe”, cit., vol. II, pp. 218 231. Scrive Fiore: »Fendwich e Sogno sono individui che pur non essendo entrati a chiare note nel processo sono apparsi tuttavia legati ai cospiratori da rapporti di incerta qualificazione (in Flamini, op. cit., vol. III, tomo secondo, p. 704).

12. “Audizioni di Siro Rosseti” alla Commissione P2 cit.

13. Esposto di Nicola Falde alla Commissione P2 trásmesso il 28 giugno 1984, pubblicato in All.(T.), vol. III, tomo XI, p. 625.

14. Testo del discorso di Arnaldo Forlani del 5 novembre 1972 riportato anche da De Lutiis, “Storia dei servizi segreti in Italia”, Roma, 1984, p. 107.

15. Cfr. De Lutiis, op. cit., pp. 107 133.

16. Ibid., p. 141, nota 40.

17 . L’Audizione del col. Amos Spiazzi alla Commissione P2 del 25 novembre 1983 è una delle più interessanti per le interpretazioni della stagione eversiva. Pubblicata in All. (T.), vol. III, tomo XI, p. 473.

18. Cfr. De Lutiis, op. cit., pp. 128 129.

19. Verbale della riunione del »Raggruppamento Gelli P2 del 5 marzo 1971 e lettera circolare agli iscritti del 15 luglio 1971, in All. (T.), vol. III, tomo XI, pp. 315 sgg.

20. Cfr. Atti della Commissione P2, DOC XXIII, n. 2 quater, vol. III, tomo II, Parlamento, 1984.

21. Vedi le audizioni in Commissione P2 di Giovambattista Palumbo, 19 marzo 1982 e 29 novembre 1983.

22 . Audizione di Paolo Aleandri alla Commissione P2 del 9 febbraio 1984, in All. (T.), vol. III, tomo XI, pp. 393 sgg.

  1. Appunto del direttore del SID, Mario Casardi, sull’attività di Edgardo Sogno, inviato alla magistratura il 22 ottobre 1974, in All.(T.), vol. III, tomo XI, pp. 457 sgg.