Fassino, D'Alema, Veltroni, ora tocca a voi decidere.

15 giugno 2005

Ma ciò che è più clamoroso è quanto sta avvenendo nel centrosinistra. Di lì la spinta a unire, che Berlusconi rilancia dalla sua parte, si è completamente esaurita. Prodi i vertici della Fed non li convoca nemmeno più. Gira voce che il gruppo dei parisiani abbia già deciso modalità e tempi della scissione dalla Margherita. E, in ogni caso, la dichiarazione con cui Parisi ha ieri giudicato la profferta berlusconiana a Rutelli è già una scissione. Il luogotenente di Prodi dice papale papale che non ci sarebbe da meravigliarsi se questo Rutelli passasse col centrodestra, visto che ha brindato al fallimento del referendum. Come si può anche lontanamente immaginare che si possa ricostituire una qualche solidarietà politica nell’Ulivo quando si è arrivati a questo punto? Come è immaginabile che dopo una scissione ci si possa sedere tranquillamente al tavolo per spartirsi da buoni amici collegi e frenare le pretese programmatiche di Bertinotti? E come si può immaginare che, comunque finisca, un’eventuale maggioranza di centrosinistra in queste condizioni possa reggere anche solo pochi mesi senza reciproci agguati, sospetti, imboscate? Ieri l’ha detto bene Carlo De Benedetti: in queste condizioni il centrosinistra può vincere solo grazie a Berlusconi. Una bella bocciatura per la leadership dell’Ulivo, e da uno dei suoi più appassionati sostenitori.

Prodi e Rutelli sono rispettivamente il primo e il secondo candidato premier che il centrosinistra ha appoggiato in questo decennio. Se il loro conflitto è arrivato a questo punto, la matta deve inevitabilmente tornare nelle mani del primo partito della coalizione, che finora ha sempre sostenuto candidati altrui. Su Fassino, D’Alema e Veltroni incombe oggi l’onere di accettare il fatto che l’alleanza e il progetto politico che perseguivano non c’è più. Se non c’è Rutelli non è più centrosinistra, se non c’è Prodi non è più Ulivo. Ai ds spetta salvare la coalizione cambiandone la geometria. Non basta più mediare tra le due posizioni, non basta più continuare a fare il gioco del cerino, sperando che siano altri a spegnerlo. Il cerino è già spento, è il momento di decidere. E se dovesse rendersi necessario un cambio di leadership (come è probabile che accada, perché Prodi o è il candidato di tutti o difficilmente sarà candidato) è ancora una volta alla Quercia che ne spetta l’onere e l’onore. I tre uomini che hanno fatto a vario titolo la storia dei ds, Fassino, D’Alema e Veltroni, devono chiudersi in una stanza, dimenticare il passato, e provarsi a salvare la barca che affonda.