Fiamme a sollicciano, proteste nelle carceri italiane

19 agosto 2009

Sovraffollamento da Como a Perugia, i detenuti denunciano condizioni di vita al limite e il troppo caldo

MILANO - Segnali di rivolta nelle carceri. A Firenze, a Como, a Perugia, i detenuti protestano per le condizioni di vita negli istituti di pena. Il 13 agosto, i Radicali hanno lanciato lallarme: «Nei primi sette mesi del 2009 nelle carceri italiane sono morti 100 detenuti e si sono verificati 35 suicidi». A Ferragosto deputati, senatori e consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici hanno visitato le case di reclusione (anche questa è un'iniziativa dei Radicali). Il bilancio è stato, come sempre, negativo: i detenuti sono 63.571 a fronte dei 43.327 posti regolamentari delle 206 carceri italiane. Il governo esclude la possibilità di indulti e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha denunciato la scarsità di fondi per costruire nuove strutture sollecitando finanziamenti Ue. Intanto, chi sta dentro sta male. A Sollicciano, carcere di Firenze (capienza 40o posti, 95o reclusi), i detenuti protestano per la qualità del cibo e in particolare del pane distribuito negli ultimi due giorni: dicono che è ammuffito. Oggetti sbattuti contro le inferriate, lenzuola e coperte incendiate. Il direttore Oreste Cacurri, che oggi incontra la commissione detenuti, dice che la situazione è sotto controllo e tollerabile. Due giorni di proteste al Bassone di Como (capienza 421 posti, quasi 600 reclusi), con bombolette di gas esplose e piccoli incendi. Per il caldo, i reclusi chiedevano di tenere le porte blindate aperte tutta la notte e non solo il tempo ridotto indicato da una circolare del Dap. A Perugia (capienza 243 posti, 485 reclusi) un detenuto ha dato fuoco al suo materasso. A Pistoia un agente della polizia penitenziaria è stato schiaffeggiato e chiuso in cella dai detenuti, poi i colleghi lhanno liberato. Il Sappe,. sindacato di polizia penitenziaria, parla di «inquietanti campanelli dallarme». Il senatore Achille Totaro (Pdl) sembra suggerire lesistenza di una regia delle proteste: «Chi si reca nelle carceri, che sia o no un parlamentare, non deve fomentare manife, stazioni volte a creare caos».

Il Corriere della Sera

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