Il filosofo liberalsocialista Norberto Bobbio, che impegnò l’ultima parte della sua vita, quasi secolare, a rincorrere una definizione appropriata di “democrazia”, era arrivato alla conclusione che “è un insieme di regole e procedure per la formazione di decisioni collettive, in cui è prevista e facilitata la partecipazione più ampia possibile degli interessati(del “demos” appunto, in italiano il popolo, ndr).”
Stando alla declinazione lucana(“perfetto paradigma del caso Italia”) di questo concetto generale, Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali di Basilicata, ha gioco facile nell’affermare che, spesso e volentieri, “non di democrazia si tratta, ma esattamente del suo opposto.”
E’ proprio qui sta il succo della protesta che l’esponente radicale, accompagnato da un pugno di sodali ha inscenato davanti ai cancelli di via Anzio, sede degli uffici e del consesso principe della Basilicata.
Il segretario, noto per le sue provocazioni e plateali proteste, in perfetto stile radicale, ha sfoderato una proposta di “anagrafe”, “preludio a una raccolta di firme”, che se andasse a buon fine sarebbe un vero e proprio colpo basso all’anzidetta “antidemocrazia”, parente stretta, per citare un testo assai letto negli ultimi mesi, “dell’antipolitica di casta”.
“E’ arrivato il momento – ha sottolineato Bolognetti nel corso del suo sit-in – che parole come democrazia, trasparenza e partecipazione, spesso pronunciate fino alla nausea dalla nostra classe politica, prendano ad avere un riscontro sul piano della realtà e non soltanto su quello delle idee.”
Ma come raggiungere questo risultato, dal momento che “il regime partitocratico lucano – ha sottolineato Bolognetti – ha finito per asservire le istituzioni, trasformandole in luoghi dove non si fa l’interesse della collettività ma quello personale dei membri della classe dirigente?”
Secondo l’esponente politico “una anagrafe pubblica delle attività degli eletti” potrebbe essere un primo passo.
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