«Giustizia? Costi tedeschi»

Di Massimo Sideri - 3 dicembre 2007

Marchesi: l’inefficienza fa più paura della Cina

MILANO - «Pagare gli avvocati a forfait, come si fa in Germania e non più a prestazione». La proposta non piacerà di certo ai legali. E infatti lei, Daniela Marchesi, ricercatrice Isae e collaboratrice de lavoce.info, mette le mani avanti. E specifica che non è colpa degli studi di avvocatura se l’inefficienza della giustizia italiana pesa anche sulla crescita economica, come ha detto solo mercoledì, il governatore Mario Draghi parlando al termine della tradizionale «lezione Baffi». È come l’assassinio sull’Orient Express, chiosa: tutti implicati, nessun colpevole. Anche perché un altro tema cardine è quello dei tribunali troppo piccoli per essere efficienti.

Però, aggiunge, «bisogna rompere il circolo vizioso nel punto più fattibile». Che è appunto l’incentivo, del tutto legittimo con le regole attuali che prevedono un grado molto alto di garanzie, a superdocumentare i processi civili rendendoli molto lunghi. «II nodo sta nell’eccesso di garanzie che si trasforma in un vantaggio per chi non rispetta le regole - spiega la Marchesi. L’avvocato della parte che ha torto è spinta ad allungare così il processo a vantaggio del proprio assistito. Paradossalmente, a causa delle parcelle a prestazione - una sorta di cottimo - se tentasse di semplificare accelerando la chiusura del giudizio sarebbe pagato di meno. Dall’altra parte anche l’avvocato di chi crede di aver subito il torto subisce l’atteggiamento del collega e produce documenti su documenti». Ecco svelato uno dei misteri della lungaggine dei processi civili italiani.

Ma con delle parcelle a forfait non si rischia di spingere i legali a chiudere il più velocemente possibile la causa magari anche perdendo? «No - spiega la ricercatrice che su questi temi ha pubblicato diversi libri editi da Il Mulino - perché la riforma Bersani ha gia previsto il correttivo e cioè il premio in caso di vittoria per l’avvocato». Insomma, per la Marchesi una riforma di questo genere sarebbe più di un passo avanti.

Se non c’è il colpevole ci sono però le vittime di un iter giudiziario lento. E non sono le grandi aziende «perché nei grandi casi, si arriva all’arbitrato». Ma le pmi. È su di loro che si abbatte il «circolo vizioso dell’inefficienza che crea una barriera all’ingresso per chi è fuori dal circuito perché le aziende per assicurarsi sul rischio giustizia preferiscono firmare contratti con partner che conoscono». Una valutazione dell’impatto arriva da un rapporto Capitalia sugli ostacoli alla crescita delle piccole e medie imprese: l’inefficienza giudiziaria pesa per il 12% contro solo il 2% della concorrenza asiatica e il 7% della carenza infrastrutturale. La voce è seconda solo alla burocrazia che pesa per il 17%.


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