I diritti umani secondo Gheddafi: con chi l'Italia ha stretto un trattato di amicizia, partenariato e cooperazione
Berlusconi accanto a un manifesto propagandistico di GheddafiIl sistema politico libico è di tipo autoritario. Sebbene il nome della forma di governo sia Jamahiriya, che letteralmente vuol dire “Stato delle masse”, il popolo non governa attraverso i consigli locali; questi ultimi sono manipolati in modo tale da lasciare intatto lo strapotere del Colonnello Muammar Gheddafi, esercitato di fatto e ininterrottamente dal 1969.
In questi quarant’anni, il regime libico si è caratterizzato per la persecuzione di ogni forma di dissenso politico, per la repressione sistematica delle libere opinioni individuali e delle associazioni non riconosciute dal regime, per l’assenza assoluta di organi di stampa indipendenti, per l’incarcerazione o la sparizione degli oppositori politici, per il ricorso a tribunali segreti e la tenuta di processi a porte chiuse, per la pratica della tortura e della pena di morte.
L’assenza di tutela dei diritti umani fondamentali fa si che la Libia sia classificata come “paese non libero”, secondo i criteri analitici usati in Libertà nel mondo 2008, il Rapporto annuale di Freedom House sulla situazione dei diritti politici e delle libertà civili paese per paese (www.freedomhouse.org). La classificazione di Freedom House assegna, infatti, alla Libia un voto pari a 7, il peggiore possibile nella scala di valori utilizzata per valutare il grado di libertà esistente in un Paese.
La corruzione è molto diffusa sia nel settore pubblico che in quello privato; la Libia, infatti, si colloca al centotrentunesimo posto tra i centottanta Paesi analizzati, nell’indice di trasparenza internazionale elaborato nell’anno 2007.
Con questo Paese, il 30 agosto scorso, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha firmato a Bengasi un Trattato di «amicizia, partenariato e cooperazione». Ad oggi, al Parlamento - oltre che all’opinione pubblica - non è dato conoscere le linee generali e tantomeno i termini precisi di detto trattato né meglio comprendere quali saranno i tempi e i passaggi istituzionali per la necessaria ratifica del documento da parte dei due rami del Parlamento, l’intera vicenda restando avvolta da un incomprensibile alone di mistero. Su questa vicenda, i parlamentari radicali eletti nelle liste del PD hanno presentato sia alla Camera che al Senato una interpellanza urgente al Governo
In allegato, il rapporto presentato da Nessuno Tocchi Caino lo scorso 17 settembre
La conferenza stampa di presentazione del dossier







