I radicali, il concordato e la roba clericale. Una cronologia
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L'iniziativa radicale nei confronti di quella che Ernesto Rossi definì "roba clericale".
“Purtroppo nella storia è sempre capitato che la Chiesa non sia stata capace di allontanarsi da sola dai beni materiali, ma che questi le siano stati tolti da altri: e ciò, alla fine, è stata per lei la salvezza”.
Joseph Ratzinger
1946. L’assemblea Costituente decide di non mettere in discussione la questione dei rapporti tra stato e Chiesa e con poche modifiche integra il testo del Concordato del 1929 alla carta Costituzionale nonostante le contraddizioni con alcuni principi costituzionali. Secondo democristiani e comunisti il paese è già troppo diviso dopo la Seconda Guerra Mondiale e con difficiltà sopporterebbe ulteriori contrapposizioni, che la ridiscussione dei rapporti con la Chiesa avrebbe aperto. Tuttavia sia De Gasperi che Togliatti dichiarano che il Concordato del 1929 va rivisto, ma non si fissano scadenze.
1955. Si ricostituisce il Partito Radicale dalla scissione della corrente di sinistra del Partito liberale in cui confluisce un ristretto nucleo di intellettuali e giornalisti della sinistra liberale, i giovani provenienti dall’esperienza delle organizzazioni universitarie goliardiche, UGI e UNURI, e alcuni elementi dell’antifascismo azionista. Il gruppo si forma alla fine dell’epoca del centrismo con il progetto di costituire un’alternativa laica di netta opposizione alla Dc. Il partito si dà una netta caretterizzazione anticlericale e promuove l’abolizione unilaterale del Concordato.
20 settembre 1964. Un episodio in apparenza minoritario evidenzia in realtà significativamente come l’attività del nuovo Partito Radicale sia fin dall’inizio orientata nel senso dell’anticlericalismo. Marco Pannella, Mauro Mellini, Gianfranco Spadaccia, Sergio Stanzani, depongono una corona di fiori presso la Breccia di Porta Pia e vengono denunciati. A questo episodio seguono una serie di sentenze legate al testo unico di Pubblica Sicurezza, approvato durante il Fascismo, contro la libertà di manifestazione.
12 giugno 1965. Agenzia Radicale con un’inchiesta sul “racket” dell’assistenza a Roma, mette a nudo le attività dell’ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia). Si tratta di una specie di “macchina elettorale”, che attraverso l’uso dei sussidi a fini clientelari, la concessione ad amici delle forniture, l’inflazione degli enti religiosi a cui venivano riconosciute le caratteristiche di enti assistenziali e l’omissione dei controlli sulle forme di assistenza, “svezza” la classe dirigente della Dc. I più potenti personaggi democristiani erano passati attraverso funzioni di gestione dell’assistenza pubblica per conquistare le massime leve del potere della città di Roma. Tra questi anche l’allora sindaco di Roma Amerigo Petrucci, che in seguito alle denuncie radicali viene arrestato.
1967. Anno anticlericale organizzato dal Partito radicale. Invito-appello del Comitato direttivo della sezione romana del Partito radicale inviato a circa 50.000 persone, per la prima manifestazione dell‘“Anno anticlericale” organizzata a Roma il 12 febbraio 1967 al Teatro Adriano, con la partecipazione di Mario Berutti, Mario Boneschi, Loris Fortuna e Marco Pannella. Il 1967 si apre anche con una petizione popolare sottoscritta da centomila cittadini, alla Presidenza della Camera dei Deputati, con la richiesta che il Parlamento si pronunci quanto prima sulla proposta di legge Fortuna sul divorzio. Ernesto Rossi avrebbe dovuto presiedere l’iniziativa del Partito Radicale al Teatro Adriano, ma muore il 9 febbraio del 1967, pochi giorni prima dell’evento.
12-14 maggio 1967. III Congresso del Partito Radicale. Pur mantenendosi nella numerazione congressuale precedente, il congresso del 1967 costituisce una vera e propria rifondazione del Pr. Vengono infatti approvate nuove forme organizzative e un nuovo statuto, e si da il via ad una nuova articolazione federativa in autonomi partiti regionali. Il Congresso inoltre approva la mozione generale nella quale «invita tutti i cittadini democratici a sostenere nel paese la politica di superamento del nazionalismo, l’anticlericalismo, l’antimilitarismo, la lotta per i diritti civili, prospettive nelle quali il Congresso ha individuato e confermato fondamentali e concreti strumenti per una effettiva trasformazione della società e dello Stato».
14 febbraio 1971. Convocazione dell’assemblea nazionale anti concordataria, durante la quale venne fondata la LIAC (Lega italiana per l’abrogazione del concordato), con la partecipazione dei membri più autorevoli della LID. I parlamentari che aderirono alla LIAC presentarono mozioni ed interpellanze volte a suscitare un dibattito sul Concordato.
Primavera 1972. Vengono sciolte le Camere. I radicali denunciano il fatto che la maggioranza delle forze politiche italiane ha voluto lo scioglimento anticipato del Parlamento per sospendere l’attuazione del referendum (i referendum per legge, infatti, non possono essere votati nello stesso anno in cui ci sono elezioni politiche). «Per non vincere il referendum avete perso le elezioni», dirà Pannella ai partiti laici e alle sinistre in occasione delle elezioni del 1972 che segnarono un chiaro arretramento delle forze laiche. In questa fase in cui il Pci crede di poter raccogliere, con i primi accenni al “compromesso storico”, i frutti di una politica che fin dal 1946 porta alla sostanziale accettazione del Concordato stipulato nel 1929 fra Chiesa Cattolica e Stato fascista (art.7 della Costituzione italiana), il mensile radicale “La Prova radicale” ripropone tre testi di Gramsci, Donati e Salvemini sul Concordato.
1973. Il Partito radicale si impegna per i referendum popolari per l’abrogazione del Concordato, delle norme fasciste del codice penale (compreso l’aborto), dei tribunali militari e sulla libertà di stampa e di diffusione radiofonica e televisiva. Rispondendo ad un questionario de “La prova radicale”, Norberto Bobbio afferma che la stessa campagna per la raccolta delle firme costituisce una forma di aggregazione della domanda politica diverso da quello rigido dei partiti che può consentire combinazioni politiche non convenzionali. Si uniscono all’iniziativa della raccolta firme Lotta Continua e il Manifesto.
1976. I Radicali con quattro deputati entrano per la prima volta in Parlamento. Giulio Andreotti, che guida un governo di solidarietà nazionale grazie all’astensione del Pci, porta in Parlamento una proposta di revisione del Concordato. I radicali si oppongono in ogni modo in Parlamento. Anche a causa dello scandalo dello Ior e del crack dell’Ambrosiano il progetto di revisione si arena.
1977. I Radicali sono impegnati nella campagna di raccolta delle firme per 8 referendum: tra altri viene riproposto un referendum per abrogare il Concordato.
2 febbraio 1978. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 16, dichiara inammissibile il referendum sulla abrogazione del Concordato, considerandolo “trattato” con uno stato estero, ed estendendo oltre la lettera dell’articolo 75 della Costituzione il divieto di sottoporre a referendum leggi di ratifica di trattati internazionali.
18 febbraio 1984. La Repubblica italiana e la Santa Sede firmano a Roma un accordo in cui si riconosce l’opportunità di modificare il Concordato del 1929. L’accordo, firmato dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi, già segretario del Psi, e dal segretario dello Stato vaticano Agostino Casaroli, viene ratificato dal Parlamento italiano con la Legge 25 marzo 1985, n. 121. Anche in questo caso il Pci è sostanzialmente collaborativo e favorevole al rinnovo del Concordato. Craxi non segue l’esempio di Andreotti che nel 1976 aveva portato la sua proposta al vaglio del Parlamento. Nel novembre del 1983 la stampa ufficiale parla di un incontro “storico” tra Craxi e Giovanni Paolo II. Tuttavia non si capisce il motivo di tale enfasi. A fornire una risposta è “La Stampa” che informa che il nuovo Concordato è quasi pronto alla firma. Non si parla di dibattito preventivo in Parlamento e si annuncia solo una sommaria “informativa” del governo. Dopo una serie di sconcertanti episodi, quali l’anticipo della “nota informativa” del governo sul Concordato dalla stampa, si svolge la seduta alla Camera, seguendo la procedura dei trattati internazionali, con un dibattito di pura e semplice ratifica, cioè senza possibilità di modifica da parte del Parlamento.
Marzo 1985. I radicali sono gli unici che in parlamento cercano di seguire lo sviluppo sulla nuova disciplina dei beni ecclesiastici. La seduta del 29 marzo alla Camera è disertata da quasi tutti i suoi membri. Il gruppo del Partito Radicale è in maggioranza ed è l’unico che contrasta l’andamento delle decisioni che appare già stabilito.
Aprile - maggio 1985. L’Art.7 comma 6 dell’accordo siglato da Craxi e Casaroli prevede l’istituzione di una commissione paritetica che si occupa gli aspetti economici nei rapporti fra stato italiano e Vaticano. Il risultato del lavoro della commissione è presentato al Parlamento italiano che approva quanto disposto dalla Commissione con la Legge 20 maggio 1985, n. 222. L’art.46 di questa legge consente ai contribuenti di dedurre dal reddito complessivo la somma devoluta a favore della chiesa cattolica (in seguito anche alle altre confessioni religiose). L’art.47 istituisce l’ “otto per mille”. La disposizione prevede che “a decorrere dall’anno finanziario 1990 una quota pari all’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della chiesa cattolica”. Il comma 3 stabilisce che siano i contribuenti, dicendo che “le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse”.
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