Il 1989, la caduta del Muro, i Radicali

Pubblicato il 9 Novembre 2009
1985 - Manifestanti in sit-in dei Radicali davanti a Checkpoint Charlie di Berlino1985 - Manifestanti in sit-in dei Radicali davanti a Checkpoint Charlie di Berlino

Venti anni fa, poco prima delle 7 di sera del 9 novembre 1989, Guenter Schabowski, importante membro del Comitato centrale del Partito comunista della Repubblica Democratica Tedesca, annuncia ai giornalisti della stampa intenazionale a Berlino Est che i cittadini tedesco-orientali potranno recarsi all'estero senza più bisogno di permessi speciali, ma solo presentando il passaporto. Al momento non sembra niente di particolare: già in altre occasioni le autorità della Ddr avevano fatto annunci del genere poi regolarmente smentiti dai fatti. Ma qualcosa stava cambiando.

1982 - A Mosca, Praga, Berlino est, Bucarest, Sofia, Budapest militanti radicali aprono simultaneamente striscioni1982 - A Mosca, Praga, Berlino est, Bucarest, Sofia, Budapest militanti radicali aprono simultaneamente striscioni

Riccardo Ehrman, il corrispondente dell’Ansa, chiede se le nuove disposizioni entreranno subito in vigore. Schabowski, colto di sorpresa, risponde imbarazzato: “Per quanto ne so, da subito”.

Alle 19,31 l’Ansa diffonde la notizia che in pochi secondi fa il giro del mondo e sconvolge le redazioni di giornali e televisioni. Nelle ore successive decine di migliaia di berlinesi dell’est si accalcano ai checkpoint chiedendo di poter andare all’ovest in base alle nuove disposizioni. Le guardie di frontiera sono disorientate, non hanno ordini precisi, non sanno cosa fare. Poi, alle 23,30, l’ufficiale responsabile del varco sulla Bornholmerstrasse prende la decisione e ordina di aprire le sbarre. Di lì a poco lo stesso avverrà in tutti gli altri checkpoint.

La frontiera più chiusa d’Europa si apre. Dopo 28 anni il “muro di Berlino” non esiste più.

In realtà la “cortina di ferro” che divideva l’Europa dalla fine della seconda guerra mondiale aveva cominciato a cedere qualche mese prima, quando l’Ungheria aveva deciso di aprire le sue frontiere con l’Austria. Ma tutti i Paesi dell’est europeo, tranne la Romania, in quei mesi erano percorsi dai fermenti del cambiamento.

1985 - Manifestazione a Berlino con striscione retto da due militati radicali1985 - Manifestazione a Berlino con striscione retto da due militati radicali
Dalla Polonia alla Cecoslovacchia, dalle repubblica baltiche alla stessa Unione Sovietica, ovunque la gente chiedeva libertà e riforme democratiche. In pochi mesi stava cambiando il panorama politico dell’Europa dell’est, anche se nessuno era in grado di prevedere che il Muro sarebbe crollato così velocemente, né tanto meno la riunificazione della Germania o la scomparsa dell’Urss che sarebbe avvenuta in poco più di un paio d’anni.

Proprio in quel 1989, in aprile, il Partito Radicale, divenuto l’anno prima “transpartito transnazionale”, tenne a Budapest il suo 35° congresso che oltre ad essere la prima assise transnazionale del partito, rappresentò anche per molti versi un punto di arrivo del lungo impegno dei Radicali per la democrazia e lo Stato di diritto nei Paesi del blocco sovietico. Un impegno inziato già negli anni Sessanta e che sarebbe poi proseguito negli anni Novanta attraverso il crollo della Jugoslavia e i conflitti che insaguineranno i Balcani per un decenniio.

In occasione del ventennale della caduta del Muro, da Radio Radicale vogliamo dunque tornare a quell’anno formidabile e a quel periodo fondamentale per la storia europea, e non solo, per ripercorrere le tappe ed il senso dell’iniziativa politica dei Radicali attraverso i ricordi e le considerazioni di alcuni di coloro i quali furono protagonisti e testimoni di quegli avvenimenti.