Il giallo degli otto senatori

Pubblicato il 17 Ottobre 2006 da Roberta Jannuzzi

Particolare degli affreschi della Sala Maccari a Palazzo Madama: Appio Claudio il Censore viene condotto in Senato per esortare i Romani a non accettare le umilianti condizioni di pace imposte da Cimea, ambasciatore di Pirro.Particolare degli affreschi della Sala Maccari a Palazzo Madama: Appio Claudio il Censore viene condotto in Senato per esortare i Romani a non accettare le umilianti condizioni di pace imposte da Cimea, ambasciatore di Pirro.
Gli italiani hanno votato lo scorso aprile ma la composizione definitiva del Parlamento è ancora in dubbio per l'interpretazione di una norma della legge elettorale. Non è la prima volta che si pone una questione di legalità. Nella scorsa legislatura il caso dei dodici seggi vacanti a Montecitorio si trascinò per oltre un anno. Stavolta i seggi sono otto e riguardano il Senato. Non sono vacanti ma contestati. Sono stati attribuiti a otto candidati di maggioranza e minoranza ma sono rivendicati dai candidati di alcuni piccoli partiti che contestano l'applicazione analogica della soglia di sbarramento del 3% prevista espressamente dalla legge per il Senato della Repubblica in un solo caso, quello in cui una delle liste o delle coalizioni abbia conseguito almeno il 55% dei seggi assegnati in una regione. Se i ricorsi dovessero essere accolti, gli equilibri tra gli schieramenti non cambierebbero. Il silenzio dei vertici dei partiti su liti interne e conflitti di interesse lascerebbe tuttavia supporre il contrario.

Cosa si contesta e chi sono i senatori interessati

Nella scorsa legislatura il caso dei dodici seggi vacanti si trascinò per oltre un anno e fu risolto, dopo il satyagraha di migliaia di cittadini, con la decisione di lasciare la Camera dei deputati incompleta. Stavolta i seggi sono otto e riguardano il Senato. Non sono vacanti ma contestati. Sono stati attribuiti a otto candidati di maggioranza e minoranza ma sono rivendicati da alcuni piccoli partiti che contestano l’applicazione analogica della soglia di sbarramento del 3% prevista espressamente dalla legge per il Senato della Repubblica in un solo caso, quello in cui una delle liste o delle coalizioni abbia conseguito almeno il 55% dei seggi assegnati in una regione. I partiti ricorrenti sono la Rosa nel pugno, che rivendica quattro degli otto seggi, ma anche Italia dei valori, Nuovo Psi, Verdi più Pdci, Insieme per l’Unione. I senatori che, in caso di accoglimento del ricorso, resterebbero fuori da Palazzo Madama sono Franco Turigliatto e Olimpia Vano di Rifondazione Comunista, Cosimo Izzo di Forza Italia, Luigi Zanda, Giorgio Mele, Giannicola Sinisi, Donato Piglionica e Sabina Rossa dell’Ulivo.

Cosa cambierebbe per maggioranza e minoranza

Algebricamente gli equilibri tra maggioranza e minoranza non dovrebbero cambiare. All’unico esponente del centrodestra interessato da uno dei ricorsi, il senatore azzurro Cosimo Izzo, subentrerebbe il socialista Carmelo Conte, eletto con il Nuovo Psi in Campania. Dal 7 giugno scorso, tuttavia, il primo siede, in palese conflitto di interessi, nella Giunta per le elezioni di Palazzo Madama. A nominarlo è stato il presidente del Senato, Franco Marini, ma ciò non esclude un interesse di Forza Italia a tenerlo a guardia del proprio seggio. A guardia del proprio seggio, anche se fuori dalla Giunta, pure Luigi Zanda, vicecapogruppo della Margherita eletto nel Lazio, che nei giorni scorsi è stato uno dei protagonisti della polemica aperta sulla questione nel partito di Francesco Rutelli. Ricorrente per il Piemonte è invece Ugo Intini che, avendo accettato la carica di sottosegretario agli Esteri e non potendo fare il senatore a tempo pieno, rinuncerebbe a favore di Marco Pannella, eletto con la Rosa nel pugno ma da molti, sia nella maggioranza che nella minoranza, considerato di fatto un battitore libero.

A che punto è la Giunta per le elezioni

Il 5 luglio 2006 la Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari di Palazzo Madama ha aperto il procedimento di convalida delle elezioni e nominato un relatore per ciascuna regione. La prima relazione a essere depositata è stata quella del senatore Roberto Manzione per il Piemonte, una delle regioni interessate dalla questione del 3%. Nei giorni successivi l’Ufficio di presidenza integrato ha convenuto sull’opportunità di dare corso alla relazione per il Piemonte senza tuttavia procedere all’assunzione di decisioni definitive prima che i relatori sulle altre regioni interessate dalla medesima questione non abbiano illustrato la loro istruttoria. Dopo avere illustrato l’unico ricorso pendente, ovvero quello di Ugo Intini, candidato capolista della Rosa nel Pugno, contro la proclamazione a senatore del candidato Franco Turigliatto della lista Rifondazione Comunista per l’erronea applicazione della normativa prevista dal decreto legislativo n. 533/1993, come modificato dalla legge n. 270/2005, Manzione, eletto con la Margherita, ha proposto di costituire un Comitato inquirente, incaricato di svolgere alcuni adempimenti istruttori entro il 30 ottobre 2006 e convocare in audizione i professori Giuliano Vassalli, Fulco Lanchester, Mario Patrono, Massimo Luciani, Antonio Agosta e Stefano Ceccanti. Il 27 settembre si è aperto il dibattito. Al termine il relatore ha ottenuto la costituzione del Comitato inquirente (coincidente con la Giunta) ma ha dovuto rinunciare a una data fissa per il termine. L’istruttoria avrà invece una durata che consenta di arrivare al sostanziale allineamento con l’esame delle altre Regioni interessate dalla questione. Tra i compiti del Comitato inquirente anche l’audizione dei professori universitari indicati dal relatore.