Il Kosovo bloccato dal disaccordo internazionale: le posizioni di Usa, Russia, Ue e Onu

Pubblicato il 22 Novembre 2007

Altre pagine di questo documento:

  1. Elezioni in Kosovo: l'ultimo atto prima dell'indipendenza?
  2. Status finale del Kosovo: un mosaico di scenari
  3. Il Kosovo bloccato dal disaccordo internazionale: le posizioni di Usa, Russia, Ue e Onu

Ad avere voce in capitolo sulla questione dello status finale del Kosovo non sono solo le autorità di Pristina e Belgrado. Determinante sarà infatti l'atteggiamento della comunità internazionale e in particolare di Stati Uniti, Russia e Unione Europea; le loro posizioni, tuttavia divergono e mentre gli Usa - sostenitori dell'indipendenza - si scontrano con Mosca - che teme la creazione di un precedente pericoloso per i suoi territori "caldi" - l'Ue vacilla e non riesce a trovare un accordo interno. Dopo 8 anni di amministrazione provvisoria, infine, l'Onu ha proposto il "piano Ahtisaari, che tuttavia non riesce a raccogliere i consensi degli oppositori dell'indipendenza

Per gli Usa nient’altro che l’indipendenza

(…) Gli americani premono per dare una soluzione al problema del Kosovo. Quella da loro caldeggiata ovviamente, cioè la sostanziale indipendenza della regione, formalmente dipendente ancora da Belgrado, ma ormai abitata quasi esclusivamente dall’etnia albanese. “Autonomia” del Kosovo, si scrive. Ma si legge “indipendenza”, perché il distacco dalla Serbia sarebbe totale (…). Gli americani hanno le idee chiare tanto sul futuro del Kosovo quanto sulla necessità di uscire almeno da quel pantano che si trascina da nove anni e che tutto sommato poco li riguarda (…) (da il Giornale, 31 ottobre 2007).

Vignetta sulla posizione di Ue, Russia, Usa e Onu rispetto alla questione del Kosovo: (da Koha Ditore, quotidiano kosovaro in lingua albanese)Vignetta sulla posizione di Ue, Russia, Usa e Onu rispetto alla questione del Kosovo: (da Koha Ditore, quotidiano kosovaro in lingua albanese)

Il “niet” categorico di Mosca

Il 31 maggio l’ambasciatore russo presso l’Onu, Churkin, ha respinto l’ultima versione della bozza di risoluzione sul Kosovo proposta dalla Gran Bretagna e sostenuta sia dall’Europa che dagli Stati Uniti (…). La bozza di risoluzione appoggia il piano preparato dall’inviato speciale dell’Onu Martti Ahtisaari per una indipendenza del Kosovo sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

Su cosa si basa (…) l’odierno interesse russo per la regione? Non va certo sottovalutato lo storico legame etnico, linguistico e religioso tra gli slavi di Russia e quelli serbi, in particolare se contrapposto ad un gruppo diverso per etnia e religione come quello degli albanesi del Kosovo, tuttavia non si può ragionevolmente ritenere che oggi il Cremlino agisca per amicizia o per ideali. Ufficialmente Mosca non vuole vedere realizzata una versione così avanzata del principio di autodeterminazione dei popoli, che potrebbe costituire un esempio da seguire per le etnie ribelli presenti sul territorio russo, a partire da quella cecena. Puntando su tale argomento la Russia ripete continuamente che se il Kosovo raggiungesse l’indipendenza allora dovrebbero ambire ad essa anche i russi della Transdnistria, enclave russa tra Moldova e Ucraina che il Cremlino sostiene come fattore destabilizzante nei confronti di Kiev. Putin inoltre gioca sulle paure europee paventando che un Kosovo indipendente potrebbe alimentare le istanze separatiste in Catalogna, a Cipro, nella minoranza ungherese della Slovacchia. Dietro tale motivazione ufficiale tuttavia, secondo un commento del 1 giugno dell’analista della Bbc Gabriel Partos, «vi è la determinazione a mostrare all’Occidente, ed in particolare agli Stati Uniti, che la Russia va presa sul serio come un attore chiave delle relazioni internazionali». Posta la questione in questi termini, si comprende come l’assetto del Kosovo sia in realtà oggetto di trattative serrate e soprattutto sia connesso anche ai negoziati in corso su altri dossier (da l’Occidentale, 7 giugno 2007).

L’Europa disunita

Le nette e contrapposte posizioni assunte da Stati Uniti e Russia in merito al Kosovo potrebbero portare ad una divisione politica nell’Unione Europea, con un conseguente calo della sua credibilità di attore in politica estera: questo il monito degli analisti (…). Gli esperti sostengono che (…). La situazione è simile a quella dei primi anni ‘90, durante la disgregazione dell’ex Jugoslavia, e potrebbe lasciare la UE senza una voce unitaria in merito alla questione. Un altro ostacolo, proseguono gli esperti, è lo status della futura missione UE, dato che alcuni Paesi membri si asterrebbero dal mandare truppe o dal contribuire ad una missione civile in Kosovo senza un mandato dell’ONU (…). Sul Kosovo le differenze tra i 27 Stati sono profonde. Mentre Gran Bretagna e Francia sembrano pronte a riconoscere l’indipendenza del Kosovo, la Spagna, l’Ungheria, la Grecia, la Slovacchia, Cipro, la Romania e la Bulgaria sono riluttanti ed altre nazioni hanno un atteggiamento ambivalente (…). Un Paese la cui posizione sul Kosovo è percepita come ambigua è la Germania. Alcuni sono comunque convinti che la Germania sia in effetti la capofila di quelle nazioni che si oppongono a qualsiasi mossa unilaterale che porti all’indipendenza del Kosovo (…): Berlino ha lanciato un monito contro ogni tentativo di scavalcare l’ONU e la Russia sull’indipendenza del Kosovo, sostenendo che una tale mossa metterebbe a repentaglio le relazioni della Germania stessa con Mosca. Altri analisti insistono nel dire che la Germania non è interessata ad intraprendere una nuova disputa con Washington (…). «Questo è un déjà-vu», nota Mark Almond, storico presso l’Oriel College dell’Università di Oxford. «Siamo tornati ora nella situazione in cui eravamo nel 1991, quando alcuni Stati dell’UE volevano riconoscere la secessione di Croazia e Slovenia, mentre altri pensavano che questa fosse una cattiva idea. In qualche modo siamo tornati dov’eravamo 16 anni fa» (…). Di fronte alla minaccia americana di unilateralismo sul Kosovo, i responsabili dell’UE sono nel panico, come è risultato evidente dalle molte recenti esternazioni confuse e contraddittorie, alcune delle quali toccavano il tema della possibile suddivisione del Kosovo. Combattuta tra la necessità di mantenere la stabilità nei mutevoli Balcani e quella di salvaguardare l’unità all’interno della UE, Bruxelles non sembra sapere quale carta giocare al fine di dimostrare che essa ha ancora una qualche credibilità risolvendo il finale di partita in Kosovo (da Osservatorio sui Balcani, 12 settembre 2007).

L’impasse dell’ONU

La proposta ONU: il Piano Ahtisaari

Ad Melkert, associated administrator dell’UNDP e vice segretario generale dell’Onu, nei giorni scorsi ha visitato il Kosovo per valutare sul terreno la situazione dei ritorni, incontrando alcuni serbi ed albanesi tornati nelle loro case dopo la fine del conflitto. A livello politico, Melkert ha parlato dell’importanza di una soluzione rapida nella definizione dello status, che però non è l’unico problema serio da risolvere per garantire un futuro migliore alla regione (…). «Dal mio punto di vista, la cosa più importante è che non stiamo aspettando passivamente i risultati dei negoziati in Consiglio, ma che lavoriamo già con tutti gli abitanti del Kosovo e con le altre organizzazioni internazionali presenti per investire in un futuro sociale ed economico che possa garantire la convivenza. Per far questo non dobbiamo aspettare le decisioni sullo status. La definizione di questo processo sarà di aiuto, ma non è l’unica cosa importate» (da Osservatorio sui Balcani, 13 luglio 2007).

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  1. Elezioni in Kosovo: l'ultimo atto prima dell'indipendenza?
  2. Status finale del Kosovo: un mosaico di scenari
  3. Il Kosovo bloccato dal disaccordo internazionale: le posizioni di Usa, Russia, Ue e Onu