Il mio manifesto? Libertà e natalità. Di Enrico Letta

Di Ugo Magri - 7 agosto 2007

31/07/2007

“Il mio manifesto? Libertà e natalità”. Intervista di Ugo Magri, La Stampa

Sei giorni fa Enrico Letta, 41 anni, sottosegretario a Palazzo Chigi, si è candidato via internet a segretario del Partito democratico: primo caso di un politico nazionale che, per scendere in campo, snobba i talk-show e si rivolge al popolo del web. Ora che farà, se ne andrà in vacanza?, è la domanda sul filo dell’ovvio. Non se ne parla. Letta, che vuole battere strade nuove e deve ricuperare terreno rispetto al grande favorito (Walter Veltroni), annuncia il prossimo effetto speciale: «Andrò a parlare con la gente sulle spiagge. Ne sceglierò sette, e in ciascuna affronterò un tema diverso».

Prima spiaggia?

«La Versilia, il prossimo weekend. Cercherò di non rompere troppo le scatole a quanti stanno sotto l’ombrellone. Ma le vacanze ormai stanno cambiando, sono diventate anche un’occasione per riflettere. Penso che ragionare insieme possa essere una buona idea».

Non teme le ironie? La spiaggia per sua natura si presta…

«No. Intanto, un po’ di tocco leggero non guasta. E poi, io credo molto nell’avventura delle primarie. Sono una chance per rialzare l’immagine della politica, dopo l’onda negativa di questi mesi. E anche per rilanciare il centrosinistra: da quando è partita la sfida della leadership, gode nettamente di salute migliore. Ecco perché non è il momento di andare in ferie, ma di aprire una discussione sulle prospettive».

Le chiederanno come mai s’e’ lanciato in quest’impresa.

«Risponderò che penso di avere delle cose da dire in più».

Quali?

«Le discuteremo insieme il 14 e 15 settembre a Piacenza in una Convention programmatica dal titolo: “Le primarie delle idee”».

Ne anticipi tre e basta.

«Libertà, Natalità, Mobilità».

Peccato che nel frattempo “liberta’” sia diventata bandiera berlusconiana…

«E’ una parola che, sbagliando, gli abbiamo regalato e che lui ha interpretato come arbitrio. E’ ora di riprendercela».

Che c’entra la natalita’?

«Un paese senza figli non vuole avere un futuro. Basta vedere l’ultima copertina dell’Economist, dove si racconta il disastro del Giappone, che con l’Italia condivide il record della denatalità».

In concreto?

«Intanto la lotta alla precarietà dei giovani. Abbiamo cominciato con il Protocollo che Prodi ha presentato il 23 luglio sul welfare. Lì, anche grazie al lavoro di Damiano, si introducono la totalizzazione dei contributi, il riscatto della laurea a costi ridotti, i contributi figurativi per i para-subordinati. Dovremo ora concentrarci su occupazione femminile, asili nido, fiscalità a sostegno delle famiglie…».

Davvero la mobilita’ le sembra un tema politico?

«Sì, da quando siamo diventati un paese fermo, seduto, che della staticità fa il suo mantra. Serve mobilità fisica, cioè infrastrutture. Occorre mobilità sociale. Ad esempio, per evitare che i figli siano condannati alle professioni dei padri».

Esiste nella politica italiana un problema generazionale?

«Io ero il più giovane nel ‘98, quando divenni ministro a 32 anni, e sono considerato il più giovane adesso, sebbene nel frattempo mi siano nati due figli e abbia qualche capello in meno…».

Morale?

«Il sistema invecchia senza che emergano ricambi. Condivido in pieno la proposta di due deputati piemontesi, Marco Calgaro e Gigi Bobba, per dare diritto di voto ai sedicenni. Io mi candido anche nella speranza di appassionare qualche giovane alla politica. Voglio sperimentare una scelta dal basso dei candidati che si collegheranno al mio nome».

Non e’ permesso. Il regolamento prevede liste bloccate…

«Appunto per questo, per evitare che a norma di regolamento sia soltanto io a decidere la lista dei nomi, in alcune grandi città terremo a settembre una sorta di pre-primarie».

Non le sembra eccessivo?

«No. Le primarie per eleggere il segretario hanno senso se costruiscono il profilo di un Partito Democratico che risulterà veramente tale, cioè democratico, solo se non sarà la sommatoria di due partiti e dei rispettivi apparati. Una questione semplicissima».

A molti non pare.

«Invece sì, purtroppo: la politica italiana si è berlusconizzata. Vincono i partiti personali a destra, al centro e anche all’estrema sinistra. Manca in questi partiti una reale contendibilità».

Contendibilita’?

«Vuol dire una competizione virtuosa per cui chi vince guida e chi perde collabora. Succede che chi si candida, ma perde, ormai reagisce con la scissione e crea un suo partito personale. Viene presentato come modernità ma è un ritorno al feudalesimo».

Colpa del sistema elettorale?

«Purtroppo aiuta in negativo. E ci allontana tanto dall’Europa che dagli Stati Uniti, dove i partiti sono costruiti in modo da sopravvivere ai loro fondatori. Il Pd deve invertire la tendenza, contrastare la personalizzazione della politica. Mi candido anche per aiutare questa modernizzazione».

Parli dei concorrenti. Con la Bindi vi bisticcerete i voti del Partito popolare?

«Né io né lei intendiamo rappresentare una nicchia, entrambi ci rivolgiamo a 360 gradi. Mi fa piacere che per Rosy si sia pronunciata Franca Chiaromonte, diessina. E che esponenti di quell’area, da Umberto Ranieri a Gianni Pittella a Giorgio Maciotta, sostengano me. Segno di un rimescolamento».

Veltroni.

«Le primarie sono decollate nel momento in cui Walter ha deciso, spontaneamente, di metterci la faccia. Ha dato un grandissimo esempio e tutti dobbiamo essergli grati. A me ha fatto piacere…».

A lui, magari, la candidatura Letta un po’ meno.

«Non penso. L’apporto di ciascuno permetterà di spingere un metro avanti il confronto delle idee. E sarà bene per tutti».

Fonti: