Il "no" francese e olandese al Trattato riapre il dibattito sull'Europa. C'è spazio per rilanciare gli Stati Uniti d'Europa?

Pubblicato il 3 Giugno 2005 da Federico Punzi

«Così oggi l'Europa è un'incompiuta. Ma per renderla compiuta, e così "fronteggiare" la globalizzazione, c'è solo un modo: fare gli Stati Uniti d'Europa. Un'Europa federale... Troppo? Troppo difficile? Allora ognuno per la sua strada.» Enrico Cisnetto

Referendum Ue: Sì - NoReferendum Ue: Sì - No
Il 29 maggio 2005, i cittadini francesi al 54,87%, l’1 giugno i cittadini olandesi al 61,6%, hanno detto “no” al nuovo Trattato costituzionale europeo. Molti commentatori hanno sottolineato la natura eterogenea delle motivazioni e delle forze sociali, politiche e culturali che hanno spinto i popoli di due delle nazioni fondatrici della Comunità europea a respingere il testo di trattato-costituzione sottoposto a referendum. Ha scritto André Glucksmann sul Corriere della Sera: «La maggioranza del “no” è proteiforme, contraddittoria. Coagula angosce differenti, amalgama le insoddisfazioni e senza alcun imbarazzo intercetta i pregiudizi dell’estrema destra come dell’ultrasinistra». Insomma, la vittoria dell’estrema destra nazionalista e xenofoba di Le Pen e dell’estrema sinistra anti-americana, anti-capitalista e anti-global di Bové.

Parlamento europeoParlamento europeo
Gli ha fatto eco Enzo Bettiza su La Stampa: «La Francia ha immaginato di ripudiare un modello di Europa «liberista» e «anglosassone» che in realtà si stenta a intravedere nei meccanismi al quanto burocratizzati e dirigisti delle istituzioni di Bruxelles…»; l’Olanda invece, «ha voluto indicare e condannare nelle istituzioni di Bruxelles da un lato un eccesso d’indulgenza per i flussi migratori estranei, islamici o polacchi, e dall’altro un eccesso di riserva censoria nei confronti delle conquiste della ultrapermissiva democrazia olandese: eutanasia, aborto, droghe leggere, procreazione assistita, unioni omosessuali».

Dalla consistenza dei “no” al Trattato espressi da quelli che Daniel Cohn-Bendit ha definito gli europeisti “radicali”, dei “no” liberali e federalisti contro un’Europa «stupidamente vessatoria e burocraticamente ingombrante», parte invece l’analisi di Enrico Rufi, giornalista di Radio Radicale, secondo cui «hanno perso i professionisti dell’europeismo», e «la strategia di neutralizzazione» dei cittadini europei, dei popoli europei, messa in atto dai vertici politici dell’Europa, «è finalmente entrata in crisi».

A questo punto cosa dovrebbe accadere? Quale Europa ci attende? Ora questi “no” offrono un’occasione: riaprire un dibattito chiuso anzitempo da elites tecnocratiche e direttori governativi su come realizzare, su quale visione, l’Unione politica dell’Europa. Anni fa alle ipotesi inter-governativa e del rafforzamento della Commissione si opponeva quella federalista, che però fu resa clandestina dai potentati di Bruxelles e di varie cancellerie (Roma compresa). Oggi l’ipotesi inter-governativa, come pure quella che si basa su maggiori poteri alla Commissione, falliscono. Sembrerebbe naturale riaprire quel dibattito, riprendere l’ipotesi federalista, ma incredibilmente editoriali e tv non ne parlano affatto, e persino i federalisti stentano a riprendere voce in capitolo, come se la soluzione potesse passare di nuovo per le ricette e i leader che hanno già fallito.

L’argomento per escludere l’ipotesi federalista fu che i cittadini europei vivevano con ansie e timori la cessione di sovranità nazionale, non erano pronti, e non avrebbero accettato uno stato federale. Ansie e timori sono concreti, ma il loro superamento potrebbe passare per “più Europa”, non per “meno Europa”. Più Europa, a patto di restituirla al controllo pieno dei cittadini: democratica, liberale, federale… gli Stati Uniti d’Europa.

In questo breve approfondimento vi offriamo una selezione di commenti apparsi su varie testate sull’esito negativo dei due referendum in Francia e Olanda.

Le opinioni

L’ossessione napoleonica e l’Unione aperta, Piero Ostellino (Corriere della Sera, 25 giugno)

L’idea di un’Europa liberale, aperta, nella quale gli interessi nazionali competano dentro un quadro istituzionale e un sistema economico autenticamente federali e il momento unificante siano l’euro, una politica estera e di difesa comuni, non una oguale quantità di cacao nelle barrette di cioccolato. Nel federalismo americano i singoli Stati hanno un’autonoma capacità legislativa in molti campi e lo Stato federale non è nato per devoluzione di sovranità da parte dei primi, ma ha una funzione di contrappeso (vedi Montesquieu, non Rousseau) rispetto a quelli. E se la mia idea fosse la stessa che sta inducendo anche molti altri europei a diffidare di «questa» Europa? Meditate gente, meditate.

L’Europa non traccheggi, la sua speranza ora è il federalismo, Enrico Cisnetto (Il Foglio, 3 giugno)

Il fronte del NO si è caratterizzato soprattutto per un rifiuto di “questa” Europa. Si potrebbe disquisire a lungo sui perché, ma sintetizzando si può dire che ci sono due motivazioni solo apparentemente opposte: per “troppa” Europa e per “troppo poca” Europa. Sono entrambe fondate. Oggi Bruxelles è un soggetto stupidamente vessatorio e burocraticamente ingombrante, mentre l’euro è una moneta comune – la cui conversione è stata costosa – senza una politica economica e industriale comune, dunque più un vincolo che un’opportunità, o quantomeno una mancata opportunità… L’idea di arrivare all’unificazione attraverso la moneta unica era antistorica, e come tale si è rivelata; l’Europa lo ha fatto perché era incapace di procedere sul terreno politico-istituzionale e sperava che una volta varato l’euro quel processo si sarebbe messo in moto da solo, ma né il fervore europeista di Maastricht, né l’uscita di scena delle monete nazionali, né tanto meno l’allargamento a 25 (prematuro) hanno generato clima e condizioni necessarie per mettere in moto processi di convergenza. Così oggi l’Europa è un’incompiuta. Ma per renderla compiuta, e così “fronteggiare” la globalizzazione, c’è solo un modo: fare gli Stati Uniti d’Europa. Un’Europa federale – l’unico federalismo che ha senso, non quello localistico di matrice italica – con un Parlamento e un governo eletti direttamente dai cittadini, cui gli stati nazionali delegano gran parte delle loro funzioni e responsabilità. Troppo? Troppo difficile? Allora ognuno per la sua strada.

Due passi avanti, uno indietro, Enzo Bettiza (La Stampa, 2 giugno)

La Francia ha immaginato di ripudiare un modello di Europa «liberista» e «anglosassone» che in realtà si stenta a intravedere nei meccanismi al quanto burocratizzati e dirigisti delle istituzioni di Bruxelles… Dobbiamo guardare alle bocciature del Trattato costituzionale come a un inevitabile dato fisiologico nella faticosa e disarmata costruzione trans-statale europea. Dobbiamo anche evitare di idealizzare troppo il Trattato, chiamandolo prematuramente quanto impropriamente «Costituzione». Quello che francesi e olandesi con motivazioni differenti hanno appena sanzionato è soltanto un progetto istituzionale: in definitiva una proposta dei governi che, come tutte le proposte governative in democrazia, puo essere accettata o non accettata dai cittadini elettori.

Tre peccati d’arroganza, Angelo Panebianco (Corriere della Sera, 31 maggio 2005)

È stato un atto di arroganza presentare un macchinoso trattato intergovernativo la cui utilità consisteva nel mettere ordine nel caos delle normative europee accumulatesi nel tempo, e nel tamponare i più gravi problemi legati all’allargamento, come se fosse, niente meno, «La Costituzione »: che decadenza, anche culturale — ha ragione Francesco Cossiga — rispetto ai tempi gloriosi del costituzionalismo europeo… Non ci si divide solo fra europeisti e antieuropeisti, fra euroentusiasti e euroscettici. Sono anche possibili modi diversi di essere europeisti e sono legittime idee diverse su come affrontare l’attuale crisi europea, su come proseguire nel cammino dell’integrazione.

Non è tempo di Fraternité, soprattutto a sinistra, André Glucksmann (Corriere della Sera, 30 maggio 2005)

La libertà spaventa. In Francia «liberale» è diventato il peggiore insulto. La Costituzione? Un fardello liberale, secondo i sostenitori del «no», una barriera contro il liberalismo, per gli apostoli del «sì». Non c’è da meravigliarsi che l’elettore segua la rotta indicatagli. Chirac ha recentemente dichiarato: «Il liberalismo è un’ideologia nociva come il comunismo e, come il comunismo, finirà contro un muro!». «Dall’alto», la Francia chiama alla Resistenza contro l’orco liberale. Il «popolo» prende il coraggio a due mani, decide di abbattere il mostro e sacrifica il «sì» delle élites sull’altare della loro incoerenza.

[Referendum francese: hanno perso i professionisti dell’europeismo](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=36009&numero=712&title=NOTIZIE RADICALI), Enrico Rufi (Notizie Radicali, 31 maggio 2003)

Non lasciamoci intristire dai commenti listati a lutto sul risultato del referendum francese. Il Sì avrebbe rappresentato una sanatoria su tutta quell’architettura europea sempre più abusiva, che come federalisti noi andiamo denunciando da anni, spesso nella più totale solitudine; e avrebbe rappresentato un addio definitivo al progetto di Stati Uniti d’Europa (e possibilmente d’America) che ci è caro… la strategia di neutralizzazione dei cittadini europei, dei popoli europei, è finalmente entrata in crisi.

[Rilanciamo gli Stati Uniti d’Europa. O teniamoci il mercato unico](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=36095&numero=722&title=NOTIZIE RADICALI), Federico Punzi (Notizie Radicali, 1 giugno 2005)

Gli attuali leader europei portano con sé la responsabilità di aver ingrossato, con le loro stesse politiche comunitarie, cavalcando menzogne e illusioni, le file delle realtà politiche, culturali e ideologiche che domenica hanno votato in massa “no”. Il paradosso sta nel fatto che gli stessi Chirac, Schroeder, Prodi hanno posto le premesse logiche e razionali per la sconfitta di questa loro Non-Europa per mano sia degli anti-europeisti sia degli europeisti… Abilmente, da anni, i tecno-burocrati di Bruxelles, i professionisti dell’europeismo “corretto”, gli ideologi dell’Europa inter-governativa e degli egoismi nazionali, si scelgono gli avversari: preferiscono nutrire gli istinti e le fobie di estrema destra ed estrema sinistra per meglio demonizzare il dissenso alla loro Non-Europa; invece, “silenziano” gli europeisti radicali, federalisti, che con buone ragioni oppongono a questa Non-Europa una diversa e più attraente idea di Europa, democratica, federale: gli Stati Uniti d’Europa. Rilanciamo gli Stati Uniti d’Europa o tanto vale tenersi il mercato unico.

Accountability, accountability, accountability, Nicola dell’Arciprete (Cafè Babel, 30 maggio 2005)

La vittoria del No è la vittoria innanzitutto di un malessere diffuso nella società francese – ed in tutta Europa – nei confronti di un “modello europeo” in cui al costo sociale della disoccupazione più stantìa del mondo non corrisponde il beneficio della democrazia. E’ la sconfitta di un mondo in cui l’agenda politica dell’Europa non è decisa – come accade nel sistema federale degli Stati Uniti – da un voto democratico, ma da un intreccio di livelli decisionali in cui è impossibile rintracciare la responsabilità politica di chi governa. E’ la sconfitta anche di elites politiche europee che si sono dimostrate – come spesso accade – più timide e più arretrate delle rispettive opinioni pubbliche… solo tornando in Europa con più federalismo e più democrazia che si potrà finalmente superare la crisi aperta a Parigi. Accountability, accountability, accountability: solo così gli United Colors of France contribuiranno agli United States of Europe.

Il “No” più importante, quello olandese, (jimmomo.blogspot.com, 2 giugno 2005)

Il no olandese in nessun modo può essere rappresentato come un no anti-liberale, come per lo più è stato quello francese, ma come un “no” liberale a un’Europa che liberale e democratica non è affatto… Ora questi “no” offrono un’occasione: riaprire un dibattito chiuso anzitempo… Anni fa alle ipotesi inter-governativa e della Commissione si opponeva quella federalista, che però fu resa clandestina dai potentati di Bruxelles e di varie cancellerie. Oggi l’ipotesi inter-governativa, come pure quella che si basa sul potere della Commissione, falliscono miseramente. Sembrerebbe naturale riaprire quel dibattito, riprendere l’ipotesi federalista… Ansie e timori sono concreti, ma il loro superamento passa per “più Europa”, non per “meno Europa”. Più Europa, a patto di restituirla al controllo pieno dei cittadini: democratica, liberale, federale, gli Stati Uniti d’Europa.

Lettera aperta ai liberali sull’Europa, (Motel dei Polli Ispirati, 31 maggio 2005)

… dove sono i liberali quando si parla di Europa? Da dieci anni, da quando l’urgenza politica è diventata pressante, i liberali, coloro che dovrebbero spingere per una Unione più libera e federale e meno burocratica e socialista, si sono disinteressati del problema Europa. Hanno in parte preso la strada della unione economica, della free trade area, dell’alleanza strategica con gli USA e in parte hanno predicato troppo euroscetticismo; si sono spaventati alla vista del Moloch burocratico che l’Unione stava diventando, hanno imparato l’arte del lamentarsi dell’inutilità delle tante e complicate direttive ma non hanno preso in mano il pallino dell’integrazione, non hanno proposto la loro idea d’Europa, non hanno scosso le coscienze degli europei ubriachi di welfare state e di inattività internazionale… Sarebbe il caso che i giovani liberali si rimboccassero le maniche e iniziassero a preparare la rivoluzione liberale, ora che il gigante ha subito una battuta d’arresto. Prima che i reazionari si impossessino di quello che ne è rimasto. Per costruire, finalmente un’Europa liberale, atlantista, federale e competitiva.

L’Europa e i suoi geni, (Motel dei Polli Ispirati, 3 giugno 2005)

La storia prende il corso che gli uomini e i consessi sociali gli vogliono dare… in Europa, nulla è immutabile, necessario o predestinato. L’Europa stessa non è una certezza, come non è una certezza la forma che prenderà, i nemici che avrà, il contratto che determinerà con i suoi cittadini. Non vi è necessità, tutto è scelta… l’Europa sarà quello che dell’Europa riusciremo a fare; l’Europa sarà il contratto sociale che vorremo, che sceglieremo, che lotteremo per avere… se staremo con le mani in mano a guardare la necessità liberale che si dispiega sul vecchio continente, allora rischieremo di rimanere con un pugno di mosche in mano, perché i reazionari, che stanno perdendo i loro privilegi, le loro sicurezze, la rendita che impongono alla collettività, si sono già organizzati e hanno pensato bene di richiamare all’ordine i politici d’Europa.

Documenti storici

Gli Stati Uniti d’Europa (1944), di Ernesto Rossi ([1](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32030&numero=258&title=NOTIZIE RADICALI) - [2](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32113&numero=268&title=NOTIZIE RADICALI) - [3](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32194&numero=279&title=NOTIZIE RADICALI) - [4](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32216&numero=289&title=NOTIZIE RADICALI) - [5](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32292&numero=299&title=NOTIZIE RADICALI) - [6](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32392&numero=309&title=NOTIZIE RADICALI) - [7](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32425&numero=319&title=NOTIZIE RADICALI) - [8](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32491&numero=329&title=NOTIZIE RADICALI) - [9](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32575&numero=339&title=NOTIZIE RADICALI) - [10](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32655&numero=349&title=NOTIZIE RADICALI) - [11](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32734&numero=359&title=NOTIZIE RADICALI))

Europa federata (1947), Autori vari, a cura di Gualtiero Vecellio per Notizie Radicali ([Ernesto Rossi](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32790&numero=370&title=NOTIZIE RADICALI) - [Ferruccio Parri](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32844&numero=380&title=NOTIZIE RADICALI) - [Piero Calamandrei](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32925&numero=391&title=NOTIZIE RADICALI) - [Ignazio Silone/1](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=32997&numero=403&title=NOTIZIE RADICALI) - [Ignazio Silone/2](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=33087&numero=413&title=NOTIZIE RADICALI) - [Luigi Einaudi](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=33146&numero=423&title=NOTIZIE RADICALI) - [Gaetano Salvemini/1](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=33212&numero=433&title=NOTIZIE RADICALI) - [Gaetano Salvemini/2](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=33290&numero=443&title=NOTIZIE RADICALI) - [Appendice sul Movimento Federalista Europeo in Italia](http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=33404&numero=454&title=NOTIZIE RADICALI))

Il manifesto di Ventotene (1941), di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni