Il Papa in Turchia: il sì al processo di adesione all'Ue, l'incontro con Erdogan e con Bartolomeo I, la visita alla Moschea Blu

Pubblicato il 30 Novembre 2006 da Federico Punzi

Papa Benedetto XVI con il premier turco ErdoganPapa Benedetto XVI con il premier turco Erdogan
Proprio mentre è l'Europa a "congelare" il negoziato per l'adesione della Turchia all'Ue - la Commissione ha deciso di proporre la sospensione di 8 dei 35 capitoli sui quali si articola il processo, ma sarà il Consiglio dei 25 a decidere - la Santa Sede compie una inattesa inversione di rotta e si dice favorevole al realizzarsi delle condizioni per l'ingresso.

Padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, ha precisato la posizione della Santa Sede, spiegando che «non ha il potere né il compito specifico, politico, di intervenire sul punto preciso riguardante l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Non le compete. Tuttavia vede positivamente e incoraggia il cammino di dialogo e di avvicinamento e inserimento in Europa, sulla base di valori e principi comuni».

Benedetto XVI con il Patriarca Bartolomeo IBenedetto XVI con il Patriarca Bartolomeo I
Oltre al colloquio con il premier turco Erdogan, nel quale il Papa si è detto favorevole all’ingresso della Turchia nella Ue, la visita di Benedetto XVI ha avuto altri momenti importanti: l’incontro con Ali Bardakoglu, presidente del direttorato degli Affari religiosi; la Divina liturgia tenuta con il patriarca ortodosso Bartolomeo I nella chiesa di San Giorgio, poi nel pomeriggio la visita di Santa Sofia, l’ex basilica cristiana, poi moschea dal 1453, diventata museo statale nel 1935 per volontà di Ataturk. Infine la visita alla Moschea Blu insieme al Gran Muftì di Istanbul.

«Non mi sorprende che Papa Benedetto XVI si esprima in maniera diversa dal cardinale Ratzinger: avere responsabilità di capo di Stato è cosa diversa da essere un autorevolissimo teologo. Apprezzo la sua evoluzione e penso che dovrebbe ispirare una riflessione più visionaria a tutte le capitali europee». Con queste parole, sul Corriere della Sera, Emma Bonino ha commentato il dato politico più rilevante della visita del Papa in Turchia.

«Non è irrilevante - ha aggiunto - che sia proprio il Vaticano a capire che l’Europa non può rimanere una roccaforte cattolica, che alzare una nuova cortina di ferro con un intero mondo, quello di fede musulmana, è controproducente perché finirebbe per creare una società non inclusiva ed intollerante, restringendo l’orizzonte di democrazia, stato di diritto e rispetto dei diritti umani». Secondo il ministro del Commercio internazionale e delle Politiche europee, «il Vaticano ha colto l’esigenza di chiarire il “malinteso di Ratisbona”, anche con un messaggio chiaro ai governi europei: non c’è un alibi cattolico per decisioni che sono di natura squisitamente politica».

Papa Benedetto XVI

La visita del Papa alla Moschea BluLa visita del Papa alla Moschea Blu

«La Turchia, che da sempre si trova in una situazione di ponte fra l’Oriente e l’Occidente, fra il Continente asiatico e quello europeo, di incrocio di culture e di religioni, si è dotata nel secolo scorso dei mezzi per divenire un grande Paese moderno… Desidero, per parte mia, di poter dire nuovamente durante questo viaggio in Turchia tutta la mia stima per i musulmani…».

Il teologo Ratzinger

«Storicamente e culturalmente la Turchia ha poco da spartire con l’Europa: perciò sarebbe un errore grande accoglierla nell’Unione Europea… L’Europa non è un concetto geografico, ma culturale, formatosi in un percorso storico anche conflittuale imperniato sulla fede cristiana, ed è un fatto che l’impero ottomano è sempre stato in contrapposizione con l’Europa… Perciò l’ingresso della Turchia nell’Ue sarebbe antistorico».

Le reazioni

Giuliano Ferrara ha definito la svolta «un caso comprensibile di relativismo diplomatico, che con la verità del pensiero di Ratzinger sulla materia, espresso in altre sedi e in altri tempi in modo netto e chiaro, ha poco a che fare». Benedetto XVI «ha dato prova di estrema prudenza, e non poteva dire che le cose che ha detto, data la situazione». Un «pesante pedaggio della reticenza» in un contesto di «costrizione politica nella sua massima espressione».

Marcello Pera ha dichiarato ad Avvenire: «Va sottolineato come in precedenza le cautele del cardinale Ratzinger e della Santa Sede si accompagnassero al favore dei vertici Ue. Mi pare che oggi il Papa, proprio per non assumere un ruolo politico, desideri non interferire con l’autonomia della sfera istituzionale europea. Non è compito suo decidere, lo deve fare l’Europa. Personalmente, continuo a rimanere contrario all’idea di una Turchia europea. Ottanta milioni di cittadini di fede islamica creerebbero un problema non solo politico, ma di identità, benché si tenda ipocritamente a nasconderlo dietro cavilli di varia natura. Rischiamo di cambiare la natura dell’Europa per come è nata. Il riferimento alle radici cristiane è necessario per l’identità dell’Unione».

«Le cose vanno lette nel contesto in cui avvengono», spiega l’ex ministro Carlo Giovanardi. Rocco Buttiglione precisa che «questa» Turchia non è idonea all’Europa, il pensiero del Papa non va «strumentalizzato»: «Il Papa ha sempre posto dei problemi che ci sono e vanno affrontati. Sbaglia invece chi nasconde la testa». Certo, da cardinale Ratzinger parlava di «prospettiva antistorica», «ma i problemi che Benedetto XVI ha sempre posto, restano tutti in piedi — questa volta il Papa ha soltanto scelto di cambiare i toni».

Il senatore Gaetano Quagliariello osserva che non si tratta di una svolta ma di «uno sviluppo nel solco del pensiero del cardinale Ratzinger: non dimentichiamo che una cosa è essere cardinale un’altra Papa e che nessuno può avere sulla questione Ue-Tuchia una posizione totalmente a favore o totalmente contraria, il tema è troppo complesso».