Il sequestro della Commissione di vigilanza sulla Rai da parte dei partiti nella XVI legislatura

Di Marco Beltrandi - 10 marzo 2009
I deputati radicali aprono uno striscione alla CameraI deputati radicali aprono uno striscione alla Camera

Il Parlamento della XVI legislatura viene insediato il giorno 29 aprile 2008. Il 4 giugno 2008 i Presidenti di Camera e Senato nominano i componenti della “Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”, su rigorosa indicazione dei Gruppi Parlamentari. La Commissione non si riunirà mai.

La Commissione non viene insediata per l’impossibilità di eleggere il suo Presidente; le votazioni vengono annullate per la costante assenza del numero legale, disertate regolarmente dalla maggioranza, non concordando essa sull’indicazione del candidato delle opposizioni, On. Leoluca Orlando.

Dalla fine di febbraio 2008, causa campagna elettorale per le elezioni politiche dell’aprile 2008, la Commissione aveva cessato di fatto di svolgere le attività obbligate di indirizzo e di vigilanza sulla Rai. Di conseguenza è da allora che:

1) non sono più state mandate in onda le tribune politiche in periodo non elettorale (che devono essere disciplinate per legge dalla Commissione e sono un obbligo per la Rai)

2) cessano completamente gli spazi televisivi dell’Accesso (cui hanno diritto per legge molte associazioni sociali e religiose)

3) il Consiglio di Amministrazione della Rai termina legalmente il proprio mandato il 24 giugno 2008, e 7 su 9 componenti vengono eletti proprio dalla Commissione

4) non vengono adottati i regolamenti sulla par-condicio previsti per legge per le seguenti scadenze elettorali: consultazioni elettorali e referendarie a giugno per le elezioni provinciali e comunali nella Regione Sicilia e per le elezioni comunali nella Regione Sardegna, a settembre per il distacco dei Comuni di Valvestino e di Magasa dalla Regione Lombardia, il 5 ottobre per l’abrogazione di leggi regionali della Regione Sardegna, il 26 ottobre le elezioni del Presidente della Provincia di Trento e dei Consigli delle Province di Trento e di Bolzano, il 9 novembre le elezioni del Sindaco del Consiglio comunale di Gaby, il 30 novembre e 1° dicembre le elezioni del Presidente della Giunta Regionale e del Consiglio Regionale dell’Abruzzo (il regolamento è adottato a soli 15 giorni dal voto), nonché ulteriori due referendum per il distacco di alcuni Comuni dalla Regione Veneto e dalla Regione Lazio

5) il regolamento sulla par condicio per le elezioni sarde viene adottato solo 10 giorni prima del voto, con un ritardo di oltre un mese. I risultati di questo ritardo sono evidenti. Secondo i dati del Centro d’ascolto dell’informazione radiotelevisiva nelle edizioni principali dei telegiornali Rai e Mediaset nei week end del 10, 17 e 25 gennaio a Silvio Berlusconi è stato consentito di parlare per 1 ora e 29 secondi, mentre a Renato Soru per un totale di 1 minuto e 56 secondi, e al contrario di Berlusconi mai in voce, ma soltanto attraverso dichiarazioni riportate da un giornalista.

I radicali il 23 luglio 2008 iniziano azioni non violente per chiedere che la Commissione sia infine insediata con l’elezione dell’Ufficio di Presidenza, chiedendo contestualmente anche l’elezione di un giudice della Corte Costituzionale, in ritardo di oltre 15 mesi, mediante una occupazione non violenta dell’Aula della Commissione durata 9 giorni e che vede la presenza di quasi tutti gli eletti radicali al Parlamento italiano e a quello europeo. L’azione viene sospesa il 31 luglio quando i Presidenti delle Camere Fini e Schifani dichiarano che “Se anche la prossima settimana la commissione di Vigilanza parlamentare sulla Rai non arriverà ad una fumata bianca per l’elezione del presidente abbiamo già concordato che alla ripresa dei lavori parlamentari la commissione sarà convocata ininterrottamente ogni giorno per eleggere il presidente”.

A settembre però si registra nuovamente l’impasse sul nome del Presidente della Commissione, senza che i Presidenti delle Camere mantengano l’impegno di convocazioni ad oltranza; per far cessare tutto ciò, alle ore 24 del 3 ottobre 2008, Marco Pannella inizia uno sciopero della fame e della sete, accompagnato da una ulteriore occupazione di un corridoio di Palazzo S. Macuto, sede della Vigilanza, durata otto giorni da parte di Deputati e Senatori radicali.

Il 3 ottobre 2008, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano dirama un comunicato a seguito di un colloquio telefonico con Marco Pannella, in cui afferma tra l’altro che “A Marco Pannella, di cui ben conosco il disinteressato rigore nell’esigere il rispetto di adempimenti costituzionali, ho fatto presente la preoccupazione e l’impegno con cui da tempo seguo queste vicende. (…) Si tratta di obblighi a cui il Parlamento non può ulteriormente sottrarsi, in quanto toccano la funzionalità di importanti istituti di garanzia”. Precisa anche che “E’ indispensabile che su ogni pur comprensibile diversità di valutazioni politiche prevalga la consapevolezza dell’inderogabile dovere costituzionale da adempiere.”

Il 14 ottobre il presidente dell’Autorità per la garanzie nelle comunicazioni scrive ai presidenti di Camera e Senato sottolineando come “La perdurante assenza di tale Commissione ha fatto sì che non solo non siano state dettate regole nei riguardi della RAI ma che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni abbia dovuto adottare i propri regolamenti elettorali e referendari senza il previsto confronto con la Commissione stessa”.

Vengono anche raccolte circa cinquecentotrenta firme di parlamentari eletti in Italia su di un appello che chiede le convocazioni ad oltranza sino all’espletamento degli obblighi costituzionali, e il 20 ottobre 2008 cinque Deputati e due Senatori radicali, fra cui Emma Bonino, VicePresidente del Senato, occupano l’aula della Camera dei Deputati .

Il 21 ottobre 2008, viene infine eletto il giudice della Corte Costituzionale con un ritardo di circa 18 mesi. Il 13 novembre 2008 viene eletto dalla sola maggioranza il senatore Riccardo Villari del Partito Democratico a Presidente della Vigilanza, e dopo pochi giorni, con il completamento dell’Ufficio di Presidenza, la Commissione è insediata, ma è questo solo l’inizio di un’altra vicenda che bloccherà ancora i lavori della Commissione pressoché integralmente.

Infatti, dopo appena due giorni dall’elezione di Villari, maggioranza e opposizione comunicano di aver raggiunto un accordo sulla presidenza della Commissione affidata al senatore Sergio Zavoli, e chiedono a Villari di dimettersi, anche con pressioni, minacce, ricatti di ogni tipo, anche da parte dei Presidenti delle Camere. Villari resiste, anche perché non sussiste alcuno strumento giuridico per farlo dimettere.

Nel frattempo la Commissione, con la sola presenza dei membri di maggioranza, e di quello radicale di opposizione, adotta con ritardo il regolamento della par-condicio Rai per le elezioni amministrative in Abruzzo. Il 4 dicembre 2008 Riccardo Villari viene espulso dal Partito Democratico. Nei giorni seguenti il Presidente del Senato Renato Schifani annuncia l’inizio di una inedita procedura di revoca di Riccardo Villari da componente della Commissione, presso la Giunta del Regolamento del Senato, una procedura la cui fondatezza viene contestata - soprattutto sulle pagine del Corriere della Sera - dai più importanti costituzionalisti italiani.

Entro il 31 dicembre 2008 la Commissione dovrebbe approvare anche il regolamento per la par condicio per le elezioni regionali in Sardegna, ma ciò viene impedito quando a gennaio la presidenza dei gruppi parlamentari di maggioranza comunica l’intenzione di non partecipare più ai lavori della commissione sino alle dimissioni di Villari, e questo impedisce che la Commissione possa essere in numero legale.

Il 15 gennaio 2009 Marco Pannella inizia uno sciopero della fame e della sete per chiedere che la Commissione di Vigilanza possa infine funzionare ed adempiere agli atti obbligati ormai in ritardo da 10 mesi; lo stesso giorno l’on. Marco Beltrandi torna ad occupare la sede della Commissione, iniziando uno sciopero della fame, con il medesimo scopo. A questo si aggiunge lo sciopero della fame di qualche centinaio di cittadini, militanti e dirigenti radicali. Il 19 gennaio i componenti di maggioranza, escluso uno, e i componenti dell’opposizione, tranne il componente radicale e il Presidente Villari, presentano le dimissioni dalla Commissione, e il 21 gennaio, con una decisione senza precedenti contestata anche da alcuni costituzionalisti, viene sciolta la Commissione di Vigilanza, inclusi i tre membri che non si erano dimessi. Il 30 gennaio 2009 i Presidenti di Camera e del Senato nominano i componenti la nuova Commissione, che sono per almeno il 90% gli stessi della Commissione precedente, quelli che ne avevano impedito il funzionamento.

Viene eletto a Presidente della Commissione Sergio Zavoli, e nuovamente insediato l’Ufficio di Presidenza, ma nemmeno a questo punto la Commissione mette all’ordine del giorno gli atti obbligati che non si compiono da molti mesi, con l’eccezione dell’approvazione del regolamento sulla par condicio per le elezioni sarde che viene adottato solo 10 giorni prima del voto. Malgrado le richieste dei radicali, Zavoli non convoca la Commissione per gli atti obbligati, anzi la riunisce nemmeno ogni 15 gg. per la sola elezione dei membri del CDA Rai, peraltro impedendo ogni attività istruttoria o dibattito preventivo della Commissione

A questo punto è oggettivamente provato che le oligarchie che controllano i due maggiori partiti italiani hanno fattivamente e continuativamente sino ad oggi operato proprio al fine di impedire il funzionamento della Commissione, con la complicità dei Presidenti delle Camere, e l’inerzia del Presidente della Repubblica.