Il trucco c'è (e si vede)

Di Luca Galassi - 3 dicembre 2007

L’Orso pigliatutto, ma con un asso nella manica: i brogli

Oltre il 64 percento dei voti al partito di Putin, Russia Unita. Poco sopra l’11 percento ai Comunisti. Otto e mezzo ai Liberaldemocratici e sette e qualcosa a ‘Russia Giusta’, questi ultimi due partiti filo-putiniani. Dare i numeri non basta, nelle elezioni per la Duma, conclusesi ieri e conteggiate poco fa. Oltre i numeri, c’è una realtà fatta di numerose irregolarità, violazioni, abusi. Né basta dover dare ragione al segretario di Russia Unita, Boris Gryzlov, che ha ammesso che qualche irregolarità c’è stata, ma che è del tutto irrilevante ai fini del risultato finale. Contano i numeri, alla fina, ma dietro i numeri, si nascondono le denunce, le intimidazioni, gli arresti, le accuse, le preoccupazioni di molti, dal Consiglio d’Europa agli Stati Uniti.

Denunce ecumeniche. Le votazioni non si sono svolte in modo corretto dall’inizio della campagna elettorale, “non hanno rispettato gli standard democratici e molti degli impegni presi a livello di Osce e di Consiglio d’Europa”, fa sapere l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo. Un giudizio che contrasta con quello della Commissione elettorale russa, che ha fatto sapere che durante le elezioni tutto si è svolto regolarmente. Denunciano i comunisti: le più irresponsabili e torbide, secondo il leader del partito Gennady Zyuganov. Una farsa, che spingerà il Paese verso la dittatura, dice Garry Kasparov, ex campione di scacchi e leader di ‘Altra Russia’, coalizione non ammessa a partecipare. Anche gli Stati Uniti, per bocca del portavoce del Consiglio di Sicurezza, Gordon Johndroe, dicono la loro: preoccupazione per l’uso di risorse statali a sostegno di ‘Russia Unita’, intimidazione degli oppositori, influenza dei media, mancanza di uguali opportunità per i partiti minori. Gli unici che hanno potuto contare su una rete di osservatori ‘imparziali’ sono quelli di ‘Golos’, Ong russa che ha intervistato rappresentanti politici, elettori, giornalisti, conducendo un monitoraggio a tutto campo delle elezioni.

Cautela, prima di tutto. “No comment. Non possiamo parlare fino a domattina a mezzogiorno, quando faremo uscire il comunicato stampa con le dichiarazioni del caso”, risponde a PeaceReporter Tatyana Bogdanova, la portavoce di Golos. I suoi superiori le hanno imposto la consegna del silenzio. “Domani faremo la conferenza stampa, con il rapporto finale. Prima di allora non posso parlare. E’ invitato a mezzogiorno nell’Independent press center di Mosca”. “Purtroppo sono in Italia”. “Ah, allora mi dica, forse qualche informazione gliela posso dare comunque”. La ‘Golos’, Ong indipendente, ha dispiegato un esercito di alcune migliaia di persone in 38 regioni, denunciando pressioni, ostacoli, intimidazioni, ricatti ai danni degli osservatori dei partiti dell’opposizione, dei funzionari dell’Ong, degli stessi elettori. “Conferma queste denunce?”. “Confermo alcune delle cose che ha detto. Non abbiamo ancora compilato il rapporto finale, siamo ancora nella fase di raccolta dei dati. Comunque, le ‘violazioni’ comprendono pressione sugli studenti a votare in massa, gli ‘absentee ballot’, ovvero i voti per corrispondenza, non al seggio…”.

Ostacoli… La legge elettorale è stata cambiata due anni fa. Non permette a osservatori che non siano di parte di accedere ai seggi, ma i giornalisti possono, non è vero? “Secondo la legge sì. Le Ong non possono, quindi abbiamo dovuto accreditarci come operatori della stampa, ovvero giornalisti. Ma così abbiamo avuto grandi difficoltà. Ad alcuni è stato negato accesso nelle stazioni di voto, ad altri è stato espressamente chiesto di andarsene. Gli ostacoli sono stati diversi, è stato vietato loro di girare video, fare foto, insomma, documentare le procedure di voto. Scuse e pretesti di ogni tipo sono stati inventati per tenerli alla larga. In alcuni casi è stata chiamata la polizia per cacciarli. Uno dei nostri osservatori-giornalisti ha dovuto passare tutta la notte nella stazione di polizia”. Quali sono le altre violazioni? Conferma che a molti sono stati promessi - e poi elargiti - regali in cambio del voto? “Alcuni osservatori hanno accertato che nella regione degli Urali sono state organizzate alcune cose per ‘incoraggiare’ le persone ad andare a votare. Sono stati dati regali, ma anche lotterie a premi e via dicendo”.