Il cardinale Ratzinger: Il pericolo di un'Occidente che «non ama più se stesso»

Pubblicato il 13 Maggio 2004 da Radio Radicale

La lezione fa parte di un ciclo di incontri sul tema "Il relativismo, il Cristianesimo e l'Occidente", organizzato alla Pontificia Università Lateranense in occasione dei 150 anni di fondazione della Facoltà di Diritto civile. Sotto accusa il relativismo. Indebolisce l'Occidente e l'Europa nel confronto con l'Islam. L'audiovideo

14 maggio 2004
«Siamo tutti convinti, cristiani e laici, che senza cristianesimo non si può spiegare l’Europa». Così il presidente del Senato, Marcello Pera, ha introdotto la lezione del cardinal Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede e Decano del Sacro Collegio, dal titolo “Europa. I suoi fondamenti spirituali, ieri, oggi e domani”. La lezione fa parte di un ciclo di incontri sul tema “Il relativismo, il Cristianesimo e l’Occidente”, organizzato alla Pontificia Università Lateranense in occasione dei 150 anni di fondazione della Facoltà di Diritto civile. Il 12 maggio scorso, la lezione di Pera. L’analisi condivisa da entrambi vede nel relativismo etico un indebolimento dell’Occidente e dell’Europa, soprattutto nel confronto con l’Islam.

L’«odio di sè dell’occidente». Ratzinger ha messo in guardia dal pericolo di un’Occidente che, perso il senso di Dio, rinuncia all’accettazione di sé, rinnegando «ciò che gli è proprio», che «non ama più se stesso» e si condanna al «declino». Nella nostra società non si tollera il mancato rispetto per musulmani ed ebrei, ma quando si tratta di Cristo e di ciò che è sacro per i cristiani «ecco che allora la libertà di opinione appare come il bene supremo, limitare il quale sarebbe un minacciare o addirittura distruggere la tolleranza e la libertà in generale». Ma «la libertà di opinione - osserva - trova il suo limite in questo, che essa non può distruggere l’onore e la dignità dell’altro, non è libertà di mentire o di distruggere i diritti umani».

Tuttavia, per l’occidente che sta perdendo se stesso, la multiculturalità è una sfida da raccogliere, anche se non può essere «abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio». Riaffermare Dio quindi, aiuterà anche l’Europa a saper parlare alle nuove culture con cui viene in contatto, se è vero che «per le culture del mondo la profanità assoluta che si è andata formando in occidente è qualcosa di profondamente estraneo». «L’Islam è in grado di offrire una base spirituale valida per la vita dei popoli, una base che sembra essere sfuggita di mano alla vecchia Europa, la quale così, nonostante la sua perdurante potenza politica ed economica, viene vista sempre più come condannata al declino e al tramonto».

Per il cardinale Ratzinger il «primo elemento» dell’identità europea è la «incondizionatezza con cui la dignità umana e i diritti umani devono essere presentati come valori che precedono qualsiasi giurisdizione statale». Questo rinvia in ultima istanza a Dio creatore e significa che non si possono mai addurre «finalità buone per giustificare quello che non è giustificabile». Secondo elemento, «il matrimonio monogamico come struttura fondamentale della relazione tra uomo e donna e come cellula nella formazione della comunità statale». Dunque, come «estremamente gravi» vengono giudicate le conseguenze che derivano dalla facilità dei divorzi e dall’accettazione dei matrimoni tra omosessuali.

Ratzinger ha parlato della giusta separazione tra Stato e Chiesa, della forza del fondamento religioso, del laicismo razionalista e degli Stati facili vittime delle dittature. L’intervento del cardinale è stato ricco di riferimenti filosofici: l’analisi di Spengler e quella di Toynbee sul declino, il socialismo democratico e la distruzione delle coscienze operata dal marxismo. Ma anche di riferimenti storici: dal mondo greco di cui parla Erodoto all’Europa romana e mediterranea, dall’Impero con due ali al regno di Carlo Magno, la conquista di Bisanzio da parte dell’Islam e lo spostamento degli “europei” verso nord e verso est.
(Federico Punzi)