Intervento di Elisabetta Zamparutti nella riunione con le associazioni radicali locali del 1 settembre 2007

Di Elisabetta Zamparutti - 5 settembre 2007

Io parto dal dato che vi avevo comunicato nella riunione del 5 agosto e cioè di 1420 iscritti totali, per informarvi che oggi siamo a 1461 iscritti totali. Si sono dunque iscritte 41 persone nell’arco di questo mese: 6 sono nuovi soggetti, cioè inseriti in archivio contestualmente al versamento, mentre gli altri 35 erano nominativi già presenti in archivio e solo uno non aveva mai versato denaro ai soggetti dell’area.

Di questi 41 iscritti 40 sono persone, mentre uno è un soggetto giuridico, una azienda di Pordenone. Di questi 41 soggetti 16 non erano stati mai iscritti a Radicali Italiani; sempre di questi 41 iscritti, 21 hanno versato la quota di 200 euro in un unica soluzione, mentre gli altri ad agosto hanno completato la quota risultando iscritti totali; delle 41 iscrizioni a RI 9 derivano da soggetti che si sono iscritti a pacchetto per il 2007.

Per quanto riguarda i mezzi che sono stati utilizzati per effetture il versamento, ancora quello più usato è la carta di credito (utilizzata da 19 persone) poi viene il conto corrente prestampato, che abbiamo inviato con il nostro giornale, i contanti, poi le iscrizioni avvenute attraverso contatti personali, infine gli ultimi mezzi utilizzati sono il bonifico bancario e la carta di credito online.

Se a questi 1461 iscritti totali aggiungiamo i 176 iscritti parziali noi ad oggi siamo a 1637 iscritti. Per cui mancano 363 iscritti per raggiungere entro il 21 settembre l’obiettivo dei 2.000 che ci siamo dati nei vari Comitati nazionali di RI.

Secondo me l’incontro di oggi deve essere l’occasione per dirci chiaramente se noi su questo obiettivo vogliamo impegnarci, assumendoci ciascuno degli obiettivi, a partire da quella proposta che Rita aveva predisposto a seguito della precedente riunione che avevamo avuto, individuando degli obiettivi di massima per regione.

Ma anche degli obiettivi legati a noi stessi, perchè ad oggi ancora risulta che 39 tra segretari, tesorieri e presidenti di associazioni radicali non sono iscritti al movimento. Certo noi abbiamo dato come tempo la tenuta del congresso, però che in un mese non sia scattato nulla su questo fronte deve farci riflettere, perchè è evidente che la richiesta di iscrizione che deve venire da persone che a loro volta non sono iscritti, indebolisce se non addirittura annulla la possibilità di riuscirci, anche in coniderazione del fatto che in tutti i Comitati mai come quest’anno è stata sottolineata costantemente dell’importanza di questo aspetto, arrivando addirittura ad emendare il nostro statuto su questo argomento.

Io avverto che sono molto preoccupata di questo sintomo del nostro corpo collettivo, anche perchè questo è un momento cruciale della nostra vita, perchè se questo è il risultato nonostante questi mesi di iniziativa politica - a mio avviso - intensissima che vi è stata, proprio nel tentativo di scongiurare quello che già dal Comitato straordinario del dicembre 2006 avevamo annunciato, cioè la possibile chiusura di RI e dell’area radicale con la consegna dei libri in tribunale, credo che sia inesorabile l’esito che abbiamo cercato in questi mesi - evidentemente senza riuscirci - di scongiurare.

E lo dico con la consapevolezza che quello che non si è riuscito a fare in 10 mesi se si vuole lo si può fare anche in 10-20 giorni. Bisogna però capire se noi avvertiamo l’importanza e la necessità di conseguire quegli obiettivi che ci siamo appunto prefissi e che sono i 2.000 iscritti a RI ed i 5.000 iscritti per il Prt, quale condizione minima, finanziaria e politica di proseguimento della vita del Pr con la possibilità anche della tenuta del suo Congresso. Rispetto a questo la strada da percorrere è più difficile ma ripeto, a mio avviso possibile; noi adesso siamo a 1758 iscritti al Transnazionale e dobbiamo capire se vogliamo impegnarci per raggiungere i 5.000 nel prossimo mese.

Su questo - lo ha ricordato Rita - nel suo intervento, ieri si è ripresa l’iniziativa nonviolenta sulla moratoria e io credo che si stia giocando una partita altissima di cui il Pr e la galassia radicale ne è assolutamente protagonista. Due giorni fa erano seduti su questo tavolo il Presidente del consiglio Romano Prodi, il Presidente del senato Marini, il Presidente del Ruanda Kagame e io credo che non sia mai successo che nella storia del Pr che due capi di stato si siedano insieme in questa sede in nome di una battaglia tutta radicale. Io credo che di questo bisogna essere consapevoli, anche delle ragioni che ci hanno portati ad insignire del premio “l’abolizionista dell’anno” il Presidente Kagame, figura sicuramente controversa, ma è caratteristica nostra partire da casi controversi, scommettere sul loro presente, sul futuro, anzichè restare ancorati al passato di questa controversia; credo che ne dobbiamo essere consapevoli rispetto alle reazioni che ci sono state in particolare dagli esponenti della chiesa, i comboniani e padre Albanese, che francamente ci hanno meravigliato più per il tono singolarmente violento, anche poco consono al linguaggio che dovrebbero avere uomini di chiesa, che nella sostanza; come poi gli articoli che sono apparsi oggi sul Corriere della Sera abbiano aiutato a contribuire a capire, spiegando anche la complicità dei francesi nel genocidio che c’è stato in Ruanda e di come la Francia di Sarkozy e del ministro degli esteri Kouchner stia cercando di recuperare i rapporti in questo paese.

Dunque noi siamo al centro di partite altissime, importantissime e dobbiamo averne la consapevolezza; siamo capaci di fungere da ambasciata ombra come è stato in questa settimana di un paese come il Ruanda che non ha alcuna ambasciata nel nostro paese; abbiamo saputo in questi mesi agire come un governo ombra per una battaglia, come quella sulla moratoria di portata storica.

Però mi diventa sempre più difficile accettare di essere partito sempre più in ombra rispetto a quanto sta accadendo, con l’eproprio del nostro nome “sinistra radicale” nei mezzi di comunizazione e con il danno che ci stanno arrecando anche su questo. Anche su questo la potenzialità del nostro essere partito rispetto ad una dimensione futura e diversa da quella attuale.

In una riunione di pochi giorni fà Sergio D’Elia ci aveva fatto notare il profondo legame che c’è per l’iniziativa del Satyagraha per la pace con la sua dimensione sovranazionale e federalista, che supera la concezione ottocentesca dello stato-nazione, e il collegamento che c’è con la nostra teoria e prassi di partito della dobbia-tripla tessera che supera anche quì la visione ottocentesca del partito monotessera.

Noi dobbiamo cercare di fare emergere anche questa diversità, questa nostra diversità di essere già futuro, già altro; dobbiamo decidere se vogliamo su questo impegnarci - certo in un momento particolarmente difficile nel chiedere adesso soldi per la politica, con gli scandali legati ai costi della politica, agli abusi nella gestione della amministrazione pubblica, di cui sono costantemente pieni i giornali - ma proprio per la nostra diversità questo a noi per un certo senso può essere più facile.

Questa nostra diversità di partito che dobbiamo porre da una parte rispetto al manifestarsi del Partito democratico, già vecchio in partenza, con quella chiusura netta al concetto di doppia tessera che proprio Veltroni aveva espresso nei giorni della candidatura di Marco Pannella alla segreteria del Pd; dall’altro anche dalla portata delle nostre battaglie sul piano transnazionale, dalla moratoria al Satyagraha per il medio oriente.

Abbiamo dunque partite importantissime che dobbiamo decidere se vogliamo giocare e poi anche capire se siamo adeguati a giocarle, in un contesto - lo dicevo prima dell’esproprio del termine radicale - ma anche rispetto alle chiusure mediatiche, perchè è di tutta evidenza che se la candidatura di Marco fosse stato accettata avrebbe consentito a Marco di porre la questione della nostra diversità, delle doppie tessere, dell’iscrizione automatica ai sindacati alla fonte che si riduce in una donazione ormai inconsapevole. Questo non è stato possibile, quindi noi ci troviamo a muoverci in una situazione di silenzio assordante che ci sta avvolgendo.

In questa situazione - ripeto - dobbiamo far fronte alla possibilità di assicurare il ritorno ad una portata storica come quella sulla moratoria, rispetto alla quale servono risorse finanziarie per sostenere e seguire i lavori a New York, sostenere i negoziati e la mobilitazione necessaria per raggiungere l’obiettivo sempre a rischio di rinvio.

Io non credo che possiamo lasciare che tutto questo sia affidato ai corpi di chi di nuovo li sta prestando all’azione nonviolenta, restando poi inerti come corpo collettivo. Su questo riprendo l’idea che abbiamo avanzato nella precedente riunione che è la proposta di costituzione delle cellule caino e Prt: certo non è un lavoro che viene affidato a RI, ma anche per le cose che ha detto Rita, RI è bene che ha tutti i livelli rifletta, decida se e in che misura impegnarsi. Poi è evidente che la costituzione delle cellule Nessuno tocchi Caino va seguita dalla associazione, con il lavoro delle prossime settimane. Ma capire come anche a livello locale si possono - come è avvenuto a livello centrale in questi mesi - creare le sinergie che hanno permesso alla galassia radicale di lavorare in maniere splendita, intensissima, consentendoci di arrivare dove siamo oggi arrivati.

Aspetto da voi consigli, suggerimenti e soprattutto valutazioni sul fatto se noi vogliamo veramente impegnarci per raggiungere questi obiettivi che a parole abbiamo scritto nelle mozioni senza poi riuscire a tradurle in fatti concreti.